Teatro Fontana. "Uno, Nessuno e Centomila" - Note di regia

Dopo le regìe e interpretazioni di "Non si sa come" e "Il piacere dell'onestà", oltre a quelle tratte dalle novelle "Piccinì" e "Notizie del mondo", prosegue con "Uno, nessuno e centomila" la mia ricerca sull'opera di Luigi Pirandello.

Partire da un testo letterario, come in questo caso, ha richiesto come primo passo una scrittura scenica pronta a modificarsi, a trasformarsi nel corso delle prove, principalmente nell'atto della traduzione corporea dei cinque personaggi che agiscono sul palcoscenico.

Lo spazio nudo, con un boccascena rifilato di nero, quasi incorniciato, un fondale trasparente, e gli elementi scenici che, magrittianamente, calano dall'alto, permea di onirismo la pièce dandone una visione espressionistica.

Il protagonista Vitangelo Moscarda si presenta come una paradossale antitesi moderna di Don Chisciotte: alimenta quella che appare come una malattia attraverso un'implacabile lucidità visionaria, che coincide con l'accanito strumento della "riflessione", del ribaltamento di prospettiva, dove però l'antieroe non riesce a compiere la fuga definitiva - nell'universo che agli altri appare quello della follia - oltre ogni possibile purificazione che lo riconduca indietro, rinsavito e guarito.

Privilegiando la propensione ad analizzare ed esasperare il lato emotivo della realtà, rispetto a quello percettibile oggettivamente e a sollecitare gli occhi dell'anima in una ribellione dello spirito contro la materia, Vitangelo resta così al di là dello specchio che è finalmente riuscito a varcare, come una seconda Alice di Lewis Carrol. (Roberto Trifirò)

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.