Riletture. Il Teatro comico da Goldoni

 

 Carlo Goldoni e il Teatro comico: una lezione sempre attuale? Tuttavia...

Oddio, si può far tutto in teatro e soprattutto anche ribaltare “Il Teatro comico”di Goldoni:un testo sacro. La commedia non è come le altre; manca di una vera trama e comunque la vicenda non è importante tanto quanto – invece – lo sviluppo del ragionamento. Goldoni, siamo nel 1750, ha in mente una rivoluzione culturale e sociale. Ha colto nell'aria lo spirito di un rinnovamento inevitabile e ha deciso di passare definitivamente dall'avvocatura alla drammaturgia. Sta scrivendo le sue celebri sedici commedie che terminerà in un anno: una vera scommessa, vinta. 

Il Teatro comico fissa i punti del cambiamento; li analizza confrontando la vecchia maniera della commedia dell'arte con la nuova della commedia di carattere. Il pubblico settecentesco gradisce e apprezza, ma Goldoni sa di dover convincere commedianti e impresari. Così, con gran colpo di genio, scrive un saggio filosofico in forma scenica.
Duecento anni son passati, ma il principio rimane attuale ed è questo il senso è il valore della ripresa, vivace messa in scena di Roberto Latini al Piccolo Teatro di Milano. Tuttavia....

Colorato, brillante, ritmato Il Teatro comico di Latini non può prendere un testo antico senza sfruttarne la modernità, senza trasformare lo spirito dell'opera originale in qualcosa di meno polveroso. È così fa. Tuttavia...
I testi sacri scottano e bruciarsi è facile. Non nel primo atto dove i comici si pizzicano (su ruoli e vizi) e discutono di quel che era e diverrà il teatro. La faccenda si complica nel rapporto tra attori nuovi e maschere, ma soprattutto per l'arrivo di Livio, il poeta (ovvero un autore di commedie). 

Orazio, capocomico, impresario, primo attore è ben deciso a proseguire sulla strada della commedia nuova. Livio e Orazio sono, s’intende, le due anime dello stesso personaggio: artista e cialtrone, il primo, pragmatico e deciso il secondo. I due, “sono” Goldoni che si diverte a porre domande e darsi risposte nel battibecco continuo con la compagnia.

Roberto Latini (è regista ed è Orazio) colloca gli attori su una pedana oscillante, simbolo precario dello stato dell'arte e,nel contempo, carretta traballante dei comici sempre in viaggio ed è pure gondola ondulante (com'è pure citato nel testo...).  Scelta essenziale (scene di Marco Rossi) così come sono efficaci i costumi “capovolti” (di Gianluca Sbicca). Tutto qui, sembrerebbe. 

Tuttavia, nell'incertezza del poco tempo teatrale e nella necessità di mettere in scena qualcosa, la compagnia riprende un vecchio canovaccio con Rosaura innamorata, Florindo impacciato, Pantalone bavoso e il Padre accondiscendente. La solita vecchia storia qui rappresentata in proscenio a sipario chiuso.

Strano. Perché trasferire fuori dalla pedana (idea eccellente, che sparirà nel secondo atto) il teatro vecchio (peraltro divertentissimo…) se non per sottolinearne – forse – l’avanspettacolo oramai trito e ritrito e separato dallo spettacolo vero che si aprirà finalmente allo sguardo del (nuovo) pubblico, con l’aprirsi del sipario? Operazione abbastanza cervellotica pure sottolineata dalle continue citazioni a rappresentazioni dei maestri (Strehler, Soleri, ecc.) che infarciscono lo svolgimento della commedia.

Ecco, che tutto cambia. Che il teatro non è più quello, che i personaggi si spaccano (per questo i manichini vanno a pezzi?), che le luci livide (realizzate dal Max Mugnai) esplodono in fantasmagorie da discoteca con fumi, vapori, nebbie che rendono i personaggi “incomprensibili” e i simboli incerti (il monopattino, la moto che gira intorno, i microfoni, gli altoparlanti, la pioggia di lustrini…). Perché?

Ecco, tutto cambia perché non cambi niente? Alla pulizia goldoniana, che spazza via la sciatteria e anche la volgarità della “commedia dell’arte” portando il “teatro nuovo” a raffinatezze intellettuali (e narrative),Roberto Latini contrappone – forse? – il carrozzone nostro contemporaneo? Un sistema carico di simboli, movimenti, luci e carabattole di grande effetto scenico, ma di difficile comprensione. Tuttavia…

Il pubblico si diverte e quello giovanile (numerosissimo al Piccolo) applaude con entusiasmo. Sarà per questo che la pedana traballante è definitivamente sparita dalla scena. Un nuovo teatro avanza…

Piccolo Teatro Grassi
dal 20 febbraio al 25 marzo 2018
"Il teatro comico"
di Carlo Goldoni
adattamento e regia Roberto Latini
scene Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
luci Max Mugnai
musiche e suono Gianluca Misiti
con (in ordine alfabetico) Elena Bucci, Roberto Latini, Marco Manchisi, Savino Paparella, Francesco Pennacchia, Stella Piccioni, Marco Sgrosso, Marco Vergani
produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa

Questo spettacolo è parte del Premio Giornalistico Nazionale di Critica Teatrale, concorso riservato a redattori e redattrici culturali under 36 promosso dal Network Lettera 22.
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Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.