Valtellina. De Vino et Veritate

 

 DE VINO ET VERITATE

Non c'è dubbio che il vino sia stato, nel corso della storia della musica e dell'arte in generale, un frequente protagonista: a volte ispiratore, sovente consolatore, talora dissolutore di vite e di fatiche. Gli operisti l'hanno spesso inserito nelle loro trame: da Mozart (in Don Giovanni si cita anche il nome di un vitigno trentino) a Verdi (La traviata, Falstaff) passando per Donizetti (L'elisir d'amore), l'antica bevanda infonde coraggio, cura, lenisce, festeggia, inebria.

Nella spensierata Vienna del 1869 un ormai celebre Strauss lo mette insieme alla compagnia femminile e al canto, in un trio di "piaceri della vita" la cui immagine potrebbe oggi suscitare quantomeno un'alzata di sopracciglio, ma tant'è: Vino, Donna e Canto! è uno dei suoi più riusciti valzer, tra i pochissimi che possono reggere il confronto con Il bel Danubio blu, che invece racconta una lunga storia d'acqua.

Ma il vino e la donna possono andare di pari passo se compiamo un salto di qualità verso la più difficile di tutte le virtù: la verità. "In vino veritas", aforisma conosciuto da tutti gli scrittori latini, può allora essere interpretato come necessità del giusto e del vero, e non solo come banale eloquenza dell'alcol. Necessità che in alcuni casi è stata testimoniata da donne che non hanno esitato ad anteporre la verità alla loro stessa vita.

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.