Barbara Minghetti. Un progetto vincente

Como. Arena del Teatro Sociale: Cavalleria rusticana come modello di coinvolgimento

Sembrava un pretesto, un gioco, un sorta di populismo spettacolare e invece si è rivelato non solo un progetto (serio), ma anche un successo. E questo è il secondo tempo.

Dal "primo tempo" è già passato oltre un anno e molti dei partecipanti (attori, comparse, coristi, strumentisti) lo ricordano come "una delle più belle esperienze della mia vita" artistica, s'intende.

Barbara Minghetti, di questa "messinscena" cittadina è ideatrice e regista organizzativo.

Come ti è venuto in mente, lo scorso anno, di coinvolgere la città e i comaschi nel progetto "Carmina Burana"?
Viaggiando. In Inghilterra. Avevo visto un progetto simile che mi era parso molto in linea con il tipo di teatro che avevamo in mente noi a Como.

Che tipo di Teatro?
Che fosse fuori dal teatro; che rompesse le barriere tra artisti e pubblico; che fosse originale e di successo. Così è nato nel 2012 il progetto “Carmina Burana” realizzato nel 2013 per il Bicentenario del Sociale: un trionfo e una vera unicità in Italia.

Così avete continuato con "Cavalleria rusticana". Un'opera più facile perché, più nota, più popolare?
Teatralmente più completa. Una regia più complessa; un coro che è protagonista; cantanti che recitano; emozioni, bella musica, costumi. Ciò ha richiesto tantissime prove.

La commistione tra professionisti e dilettanti è un rischio per la qualità artistica dello spettacolo. Cioè: la presenza di non professionisti può portare pubblico e critica all'indulgenza?
No. Assolutamente. È anzi maggiormente stimolante per entrambe le parti. Abbiamo avuto professionisti di chiara fama e appassionati di notevole competenza. È stata un’ esperienza che ha richiesto molta energia da parte di tutti. Dunque nessuna indulgenza perché la qualità dipende anche dall’impegno  che è stato totale. I problemi – semmai – derivano dall’acustica. Dallo spazio infinito dell’Arena: cioè cantare con l’orchestra lontana. Insomma: nessuna indulgenza, mi pare.

Il teatro dal vivo è anche questo: emozione condivisa. È un'esperienza educativa per coloro che si avvicinano poco all'opera, al teatro musicale?
Questo modo di coinvolgere il pubblico appartiene – da anni – al nostro modo di fare; di rompere le barriere per avvicinare sempre di più un pubblico nuovo.

L'Arena è un parcheggio, ma per un paio di mesi l'anno caccia le auto e accoglie la musica. Si potrebbe fare più a lungo?
Difficile. Le risorse sono poche ed i costi altissimi. Il parcheggio è una “risorsa” che viene investita  e permette di sostenere le altre attività di spettacolo.

Sei, in prima persona, impegnata nel progetto "Il canto della terra" di SistemaComo: esperienza di rete tra impresari, enti, associazioni, artisti, musicisti, attori... che vogliono condividere un calendario costante, riempito da programmi di qualità. È difficile tenere insieme così gran numero di soggetti?
Delicato, non difficile, se il progetto è condiviso; abbiamo fatto un primo passo con molte altre associazioni; abbiamo un calendario; ci siamo presentati a Milano (cinque settimane al Naviglio grande, ndr) insieme a molti altri che agiscono a Como. La città, se chiamata, risponde bene.

Il Teatro Sociale di Como è un'azienda privata (i Palchettisti ne sono proprietari insieme al Comune di Como). È questo il modello virtuoso per la gestione di un'impresa così complessa?
Dopo tanti anni, una quindicina, il modello si è rivelato vincente. La gestione Aslico opera con contributi pubblici – Ministero, Regione Lombardia, Comune, Camera di Commercio, Fondazione Cariplo – e con il sostegno di banche e di sponsor. Non si potrebbe fare diversamente. Aslico aveva bisogno di una “casa” e l’ha trovata nel Teatro Sociale a Como. Solo così si è potuto aumentare la produttività e mantenerla costante.

Quanti sono i giorni di attività durante un anno? Il Sociale potrebbe ancora produrre di più?
Se vogliamo restare vivi sono sufficienti. Tranne agosto siamo sempre in scena. Non abbiamo molti altri giorni vuoti… (ride).

La risposta del pubblico è aumentata in questi anni di gestione Aslico?
Certo. Altrimenti sarebbe crollato tutto il progetto. Ma è ancora una reazione differente secondo le proposte: opera, prosa, concerti… non hanno la stessa risposta di pubblico.

Como verso Expo. Come vedi questo percorso?
Come una grande opportunità. Sarà importante non tentennare e far sapere a Expo che esistiamo. Abbiamo lavorato molto per farci conoscere da Expo e per progettare la nostra immagine da presentare ai futuri visitatori. Il “Canto della terra” è uno dei nostri biglietti da visita.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.