Miniartextil. Commento alla mostra

 

Como. XXV edizione di miniartextil

Si inaugura l'8 maggio la venticinquesima edizione di Miniartextil, quest'anno dedicata - in rapporto all'Expo di Milano - a un "Invito a tavola" evidentemente giocato a metà strada tra cibo e arte, tra gusto e vista.
Con allestimenti a Como nell'ex chiesa di San Francesco-Spazio Ratti, a Cernobbio nella Villa Bernasconi e a Milano nell'atrio dell'auditorium Testori, la ormai storica rassegna comasca intende approfondire la convinzione che "l'arte deve diventare cibo da offrire a una mensa comune", secondo la bella frase di Maria Lai posta a epigrafe della nuova edizione e che porta a sintesi cibo, ricerca e condivisione. Il tema è sviluppato, come di consueto ma - come sempre - in modi sempre nuovi attraverso i minitessili e le grandi installazioni.
I primi sono quest'anno 54, esposti nel presbiterio dell'ex chiesa francescana con un allestimento che, per quanto ripetuto, non smette di affascinare; vengono da 25 nazioni diverse, omaggio non si sa quanto ricercato alle 25 edizioni ormai accumulate dall'esposizione. Il tema proposto sembra aver sollecitato, più che negli anni scorsi, un'aderenza ai concetti centrali del cibo, della nutrizione, della condivisione, della tavola in senso lato; d'altra parte le opere d'arte "in miniatura" presentano come sempre una tale varietà di approcci e stili che non sarà difficile trovarne qualcuna di proprio gusto.
Le installazioni più grandi, anch'esse di varia provenienza geografica e culturale, alternano sollecitazioni più ambientali ad altre più dirette sulla rappresentazione: al primo genere fanno riferimento Hexagonal Column Field di Kendal Buster e Recall di Beili Liu, mentre Gabriella Crisci, Nietta Condemi De Felice, Carlo Pozzoni con Stefano Franzi rappresentano in modo più "evidente" i contenuti. Anche per questi lavori comunque le proposte sono assai varie e stimolanti e incontreranno di sicuro il favore del pubblico.
A Cernobbio, davanti a Villa Bernasconi, è allestita la grande opera gonfiabile La volpe e l'uva, del giovane artista varesino Stefano Calderara.
Se la formula di Miniartextil è, per il pubblico comasco, nota (o almeno così si spera), la sua validità si dimostra nella capacità di rinnovarsi e modificarsi continuamente, di saper proporre da venticinque edizioni a questa parte un ventaglio di espressioni artistiche sempre nuove che, dentro caratteristiche comuni (l'arte tessile, appunto), sanno veicolare discorsi sempre diversi. Una formula semplice ma non banale, capace di stimolare riflessioni profonde ma anche divertimento.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]