Mostra. Anni settanta a Como: sogni e illusioni

 

Curata da Anna Menci la mostra dedicata agli anni Settanta. Al Chiostrino Artificio

 

Si può vedere in due modi, la mostra “L’Utopia dietro l’angolo” curata da Anna Menci al Chiostrino Artificio di Como (fino all'11 settembre): col cervello e con il cuore. Ovviamente sono due modi sbagliati.

Bisognerebbe guardarla – ma non è possibile - col senno di allora che era abbastanza poco (beata gioventù!) e con la confusione di sentimenti personali e collettivi che oggi, testi e immagini esposti, possono suscitare. Magari negativamente.

Invece c'erano molta moltissima passione e creatività e fantasia e inventiva e sogni e idee...

Dopo la Resistenza, che è stata guerra dolore sangue morte e libertà, gli anni Settanta (poco prima e non troppo dopo) sono stati attimi esplosivi (la parola richiama momenti tragici, ma non è fuori luogo) dove l'individualismo sfrenato s’è trasformato in condivisione (culturale, sociale e politica) sviluppando personalità molto interessanti che hanno cercato di lasciarsi coinvolgere dai tempi. Con risultati talvolta discutibili, allora e oggi, e altri effetti che hanno lasciato il segno. E che ancora oggi mettono l’Italia ai primi posti nelle classifiche tra le nazioni a democrazia consolidata e nella pratica quotidiana dei diritti civili (conquistati a fatica).

Molte cose che oggi sembrano solo la norma son partite da quegli anni. Possiamo farne un breve e non esaustivo elenco così come la mostra racconta. In modo semplice, familiare, anche approssimativo (ma era inevitabile) passano di cartellone in cartellone il Sessantotto, le manifestazioni, la casa per tutti, la scuola pure, l’informazione liberata, il teatro non convenzionale, la libertà di pensiero, il valore delle donne, la creatività repressa, il sesso (allora) libero, l’aborto: da clandestino e legale. Forse mi è sfuggito il divorzio (1974).

Vien da ridere a leggere, qua e là ancora oggi dopo quasi mezzo secolo, gli appunti e le pensose riflessioni di coloro che sempre incerti non vollero far parte della cronaca (di allora) e non sanno stare nella storia (di oggi). Noiose cassandre che san sempre tutto e che l’avevano detto eccetera eccetera.

Vien da sorridere osservare gli ormai canuti visitatori della mostra (nipotini appresso) che nella forma e nel colore sono rimasti ancora a quei tempi, ma ne hanno memoria incerta.

Con la lente d’ingrandimento (offerta per gli ipovedenti) scrutano testi e foto e visi e persone amiche come un album di famiglia finalmente scoperto (dopo la morte della nonna). È questo è quello, dicono non troppo sicuri né del proprio ricordo e neanche di essere veramente stati protagonisti di “quel” momento importante nella storia della città e del Paese. 

C’ero anch'io? Dicono, ma sarà proprio vero?

Grazie ad Anna Menci che ha tenacemente voluto raccogliere il materiale esposto e con l’aiuto del fratello Carlo esporlo per qualche giorno. La memoria può essere vaga, ma riflettere sui tempi, sulle persone e sulle cose è sempre importante. Anche bello.