Memoria. L'utopia dietro l'angolo

 

Prove di ricomposizione di una memoria sommersa

Quando: Inaugurazione venerdì 2/9 dalle ore 18.00 alle 20.00.

Dove: Chiostrino Artificio

Coloro che erano giovani negli anni 70 , più o meno nati nel decennio della ricostruzione postbellica, hanno vissuto in un’epoca di grandi trasformazioni sociali.

Il boom economico degli anni 60, che voleva dire grandi spostamenti di massa dal sud al nord, dalla campagna alla città, la lavatrice, la televisione, l’auto…, la scolarizzazione superiore di massa che apriva nuovi orizzonti e permetteva la circolazione di idee a livello mondiale, hanno fatto sì che una buona parte di quella generazione vivesse un percorso di formazione con una sensibilità straordinaria e grande energia.

Questi giovani hanno messo in discussione tutti i baluardi che fino ad allora avevano permesso la trasmissione dei valori dati: la famiglia, la scuola, la Chiesa, il lavoro in fabbrica o la carriera; protagonisti sempre, alla ricerca di una nuova identità sociale e personale.

La famiglia era sostituita dal gruppo; la piazza, il muretto, angoli di paese, prati, i localini, le assemblee, le sedi dei gruppi politici erano i punti di ritrovo quotidiano.

La musica, suonata ed ascoltata faceva da collante.

Per una buona parte di loro c’erano anche le esperienze con sostanze psichedeliche per “allargare la percezione sensoriale” sull'onda della beat generation americana. Viaggi mentali, ma anche viaggi fisici on the road con pochissimi soldi. Si viaggiava con furgoni sgangherati, o con i magic bus, ma anche “a piedi” in autostop e, se la meta era lontana come l’Oriente o l’Africa, rigorosamente con i mezzi locali più economici.

Per quasi tutti c’era l’impegno politico nella scuola, in fabbrica, negli ospedali, sul territorio, lotte continue contro il sapere insulso che veniva trasmesso, lo sfruttamento capitalistico in ogni ambito e luogo, l’imperialismo militare ed economico, contro il conformismo morale, culturale e psicologico, il perbenismo dei costumi e la censura letteraria che impediva l’emergere di forme espressive autenticamente libere.

Riunioni quotidiane nelle scuole, nelle sedi e nelle fabbriche, assemblee, scioperi, occupazioni di scuole, fabbriche, case, autoriduzioni contro il carovita, la controinformazione. In certi giorni succedeva che ogni comitato di base delle scuole o gruppo politico facesse il proprio volantino, generalmente senza data a dimostrare l’immediatezza del qui ed ora vissuto allora  costantemente.

Erano lotte per la conquista di diritti di una classe sociale che stava pagando un riassestamento del capitale internazionale e che aveva acquisito una diffusa capacità di analisi e una matura consapevolezza della propria condizione e forza.

Le lotte avevano i loro epicentri nelle fabbriche e nelle scuole, ma si diffondevano in ogni ambito di vita: la salute, l’ambiente, l’alimentazione, il servizio militare obbligatorio; i riflessi si vedevano nel mondo dell’editoria, della musica e dello spettacolo.

Una costante unificante era l’antifascismo locale, nazionale e internazionale.

 Poi sulla scena hanno fatto irruzione le tensioni sui rapporti “privati”, il privato è diventato politico e il rapporto uomo/donna è stato messo fortemente in discussione ed ha conquistato autonomia uno specifico femminile culminato con la conquista della legge sull’aborto.

Molte sono state le conquiste del decennio, tra le più importanti: lo statuto dei lavoratori, il divorzio, l’aborto nelle strutture pubbliche, l’abolizione del servizio militare obbligatorio. Oltre alle conquiste sul piano delle leggi, è altrettanto interessante l’effetto stimolante che le idee del movimento politico e culturale dalla fine degli anni 60 ai primi anni ottanta  hanno prodotto sulla società in genere con la rottura di tabù e la conquista di spazi e libertà individuali.

La repressione, sia dei comportamenti che delle lotte è sempre stata dura, sia nelle piazze  che sul piano personale: fogli di via, retate, divieti di riunione, bocciature, perquisizioni, denunce, carcere.

Ma un altro strumento si è dimostrato efficace nell'indebolire il movimento : l’invasione nelle piazze dell’eroina che se ne è portata via diversi e ha costretto tutti gli altri a difendersi e a prender le distanze.

Poi c’è stato l’assurdo miraggio della lotta armata delle BR che ha coinvolto alcune articolazioni del movimento in una strampalata visione sudamericana della situazione politica italiana, sfruttando la realtà del contro-potere di massa che si andava diffondendo. Era ovvio che lo stato, in un’ottica di guerriglia, era comunque più forte e tra l’altro alcuni di loro non erano nemmeno pronti a pagarne le conseguenze. La pagina del pentitismo è tutta impregnata di opportunismo a dimostrazione della spregiudicatezza con cui sono state cavalcate, e uccise, le speranze di cambiamento di tanti giovani.

 

La mia esperienza

Erano tanti i motivi per i quali essere incazzati: il mondo che avevamo davanti non ci piaceva: era ipocrita, prepotente, noioso.

Inoltre sono donna  e nella collettiva ricerca identitaria avevo più barriere da infrangere, per esistere. Così ho attraversato molte esperienze, vari gruppi e situazioni, sempre alla ricerca di quel frammento utile alla mia personale ricerca.

é in quell’apertura mentale, quella sensibilità, quella voglia di rottura che si è formata una profonda identità genuinamente libertaria, onesta e critica che molti hanno conservato e che ci ha reso “cittadini del mondo” e “abitanti del pianeta”.

Nelle esperienze vissute si correvano sempre dei rischi, che abbiamo affrontato con coraggio o imprudenza, ma che comunque ci hanno reso più forti e “resistenti”; oggi si usa dire “resilienti”.