Tradizioni. Il Fuoco sacro: Pasqua in Duomo

 

 Tradizionale cerimonia del Fuoco a Como davanti e dentro il Duomo

La terra è madre, l'aria è vita, l'acqua è santa e il fuoco è sacro, così si dice. Gli elementi naturali trasferiti nella dimensione della magia spirituale attraversano e superano chimica, fisica, logica e portano altrove, in una dimensione non reale, ma tale immaterialità pretende – ovviamente – attenzione, sacrifici, gesti, parole e riti che si perdono nella notte dei tempi. Così, ogni sabato della Settimana santa, la liturgia cattolica riassume il percorso solo apparentemente semplice del fuoco che si trasforma in luce. Eppure, è stata la “Luce” che ha dato origine al tutto…

La cerimonia è particolarmente significativa è diventa suggestiva nel Duomo di Como, Cattedrale della diocesi.

Celebrante è il vescovo, circondato da preti e diaconi tutti con paramenti bianchi, il colore del tempo pasquale. Il popolo – fedeli, curiosi e turisti – assiste silenzioso. Il fuoco è acceso (è già acceso e non si sa mai chi è in che modo lo abbia attivato, così è nelle magie...); è ravvivato da rami d'ulivo residui della Domenica delle palme. Presto sarà cenere come già quaranta giorni prima lo erano stati gli avanzi del Carnevale (vedi quello di Schignano, per esempio), carbonizzati nell'ultima notte dell'eccesso; i ciocchi bruciati erano stati poi (idealmente, simbolicamente) cosparsi in cenere sui capi chini dei dissoluti, prontamente pentiti.

La forza di questi riti è nel recupero continuo dei gesti e dei modi e anche delle situazioni che riprendono l'ondeggiare dell'uomo nei diversi tempi della vita: dolore e gioia, male e bene, ombra e luce. Ecco che torna il fuoco (sacro) che brilla e scoppietta e scalda e poi illumina. Cerimonia suggestiva che riprende ogni anno quella che si celebra nella Chiesa del Santo sepolcro a Gerusalemme. Là, da secoli, il Patriarca ortodosso (il solo ad entrare nel Sepolcro la Vigilia della Pasqua ortodossa) “cattura” una luce “misteriosa” che incendierà –  poi all’uscita – le torce dei fedeli presenti. Il fenomeno rimane un mistero variamente attribuito al miracoloso o all’ingannevole (si è consolidata tra gli studiosi l’idea che si accenda strofinando la pietra salice riportando l’artificio al solo valore simbolico dell’evento pasquale). Tuttavia, il rito è diventato e rimane una liturgia efficace e molto significativa in tutto il mondo cattolico e ortodosso. I protestanti ne contestano l’attendibilità.

Dunque, davanti a molte chiese cattoliche (e il Duomo di Como non fa eccezione) il celebrante recita le formule di rito che oggi, nella traduzione, non sono evocative come in latino: magari distaccato, incomprensibile ai più, e tuttavia sapientemente misterioso, efficace. Il fuoco sacro trasmette l'energia di cui s'accende il Cero pasquale simbolo della rinascita e, per coloro che credono, della Risurrezione.

È primavera. Anche se fa freddo e ci può essere neve sui monti attorno alle città e magari piove, la rinascita è nell'aria e il rito pasquale della Vigilia anche di questo parla: della Luce che genera e della luce che illumina, dell'Immenso e del piccolo, dell’Indecifrabile e del visibile.

La chiesa, le chiese, le religioni anche quando si perdono nella banalità del quotidiano o nel peggio della politica sanno (e sapevano) dare il ritmo e scandire il tempo: erano le lancette dell'orologio delle esistenze.

Se l'acqua dà la vita, il fuoco la ravviva continuamente. È questo un senso possibile di quella luce che – dal fuoco al cero alle candele e all'insieme nella Vigilia della Pasqua – si rappresenta nelle chiese. Ma il modello è comune a tante religioni e non respinto da coloro che rifuggono dalle liturgie antiche; che accettano un pizzico di spiritualità e guardano attraverso le “luci” che aiutano a distrarre dai malesseri o dai malumori dell'esistenza.