Parolario ha vinto

Parolario: chiude in bellezza (si può migliorare?) 

Denutrito (per pochi finanziamenti), sparpagliato (in molte sedi), criticato (per inadeguatezza degli spazi) Parolario 2014 chiude in bellezza: per affluenza di pubblico, per gradimento, per interesse…

In questa provincia dove si sente parlare di “cabina di regia” da mezzo secolo e dove nessuno vuol fare (o sa fare) il regista ecco che i numeri di Parolario sono – comunque – positivi. Certo che Corona e Sgarbi “meritano” (meritano?) platee più ampie, ma per il resto del programma i luoghi scelti erano adatti, capienti e sempre bellissimi.

Quel che non va (ma questo da sempre) è l’assenza di una progettazione da parte delle pubbliche amministrazioni incapaci di prendere in mano la situazione; poi – e soprattutto – son venuti a mancare i finanziamenti necessari a far di Parolario finalmente una manifestazione di richiamo turistico – culturale e soprattutto diffusa sul territorio. La Regione, sollecitata da molte iniziative simili, interviene ormai con cifre simboliche; la Provincia non ha fondi (ma ha messo a disposizione Villa Gallia!) e il Comune non ha mostrato particolare entusiasmo.

Una cosa è certa: la città di Como non offre spazi adatti ad accogliere platee numerose e per sistemare, anche in futuro, i seguaci dei gran nomi bisognerà “costruire” tendoni ad hoc e non uno solo – come in passato – nella centrale piazza Cavour.

Perché il Comune – oltre Villa Olmo - possiede poco e di limitata capienza (Biblioteca, Broletto, ma anche Museo e Pinacoteca,  Spazio Ratti…); il Politecnico e il Teatro Sociale sono “privati” e comunque costano; Camera di Commercio (auditorium Scacchi), Carducci (Salone Musa) non sono immensi.

Insomma: se la valutazione del 2014 è positiva, non si vorrebbe ricominciare la via crucis dei prossimi dodici mesi sempre alla ricerca di una sicurezza istituzionale, di una certezza finanziaria e – anche – di una strutturazione anticipata del programma. Come si fa, del resto, a lavorare con una spada appesa sul capo e senza soldi, senza luoghi e senza il supporto degli enti predisposti al sostegno della cultura?

Comunque, anche a Mantova (Festivaletteratura) o Modena Carpi Sassuolo (Festival della Filosofia) le cose non vanno diversamente: per effetto della crisi i tagli vanno dal 50 all’80percento. Una disgrazia.

Tuttavia, altrove (cioè non sulle rive del Lario), la politica – da sempre – è stata quella di far pagare al pubblico quasi tutti gli eventi e anche con risultati soddisfacenti. Sarà la strada da percorrere?

I comaschi non hanno mai amato “sborsare” cifre anche minime (a Mantova si va da 3 a 8euro ma ci sono gli abbonamenti) per ascoltare poeti, letterati, pensatori…

Infine: andrà prima o poi risolto il (non) rapporto tra Fiera del Libro e Parolario (che da una costola della Fiera è nato 14 anni fa). Così, com’è oggi, le due iniziative sembrano addirittura in contrapposizione. Ha senso?

[nota: la foto è del 2011 quando Parolario conviveva ancora con la Fiera del Libro)