Repubblica. Tra Como, Lecco e Colico

 

Tra Como e Lecco. Acqua, ville e memorie manzoniane

Il quotidiano La Repubblica onLine pubblica, nelle sezione Viaggi, un ampio reportage del giornalista Luca Vaglio, dedicato al Lario e alle sue bellezze.

Se si arriva a Como in automobile da sud e, ormai quasi al confine con la Svizzera, si prende l'ultima uscita dell'autostrada, che in quel tratto scende tra i rilievi montuosi, si ha la sensazione di planare sulla città, come potrebbe fare una poiana in volo, virando verso destra. Lasciata l'autostrada, si procede costeggiando il lago e incrociando, nel comune di Cernobbio, la cinquecentesca Villa d'Este, oggi hotel di lusso e centro congressi, e più avanti la settecentesca Villa Olmo, dove si tengono importanti mostre d'arte. Verrebbe quasi da pensare che Como e, se si vuole, la sua genesi profonda e millenaria vogliano così dare un primo segno di bellezza. Con circa 85mila abitanti è la città più grande tra quelle che sorgono sulle rive del lago omonimo, detto anche Lario. Località turistica, o meglio di villeggiatura, fin dal tempo dei romani, Como e i suoi dintorni nel '500 sono meta privilegiata delle famiglie milanesi più ricche e influenti, che qui iniziano a costruire le loro ville, raggiungibili per via d'acqua. Il lago, a quel tempo fondamentale per gli spostamenti di persone e merci, era una via meravigliosa e silenziosa. Tra la fine del '700 e l'inizio dell'800, il Lario diventa internazionale e comincia ad attirare l'aristocrazia e la grande borghesia europea. In quegli anni soggiornano a Como, tra gli altri, Stendhal, Ugo Foscolo e Franz Liszt.

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Con i suoi palazzi eleganti, alcuni dei quali di epoca rinascimentale, il centro cittadino, più tranquillo del dovuto dopo l'ora di cena, si sviluppa dalle mura medievali in direzione del lago. Percorrendo via Vittorio Emanuele, giunti a pochi passi dal molo, conviene fermarsi a contemplare la Cattedrale di Santa Maria Assunta, costruzione notevole di stile tardogotico e rinascimentale, iniziata nel 1396 e terminata nel 1770. Sopra l'altare, la cupola, progettata nel 1730 dall'architetto Filippo Juvarra, svetta con i suoi 75 metri di altezza, possente e leggera, con quel colore verde chiaro e brillante, dovuto alle lastre di rame che la rivestono. E' da vedere anche la basilica romanica di San Fedele, edificata attorno al 1120 e che alla destra dell'abside presenta un portale a forma di cuspide con bassorilievi medievali, conosciuto come portale del drago.
Il lago è famoso per le sue dimore antiche e lussuose. Tra le molte si possono ricordare, a Tremezzo, la seicentesca Villa Carlotta, appartenuta al conte Gian Battista Sommariva, a Lenno, Villa del Balbianello, oggi di proprietà del Fondo Ambiente Italiano (Fai), costruita a fine '700 dal cardinale Durini, e dove furono ospiti Alessandro Manzoni e Giovanni Berchet, e a Varenna, sulla sponda lecchese del lago, Villa Monastero, che sorge dove già dalla fine del XII° secolo c'era un monastero femminile cistercense, soppresso nel 1576 dall'arcivescovo di Milano Carlo Borromeo e all'inizio del Seicento trasformato dalla famiglia Mornico secondo uno stile tardorinascimentale.

Non mancano esempi di interesse architettonico più vicini a noi, legati soprattutto all'esperienza del razionalismo. Tra questi la Casa del Fascio, progettata nel 1932 da Giuseppe Terragni e ora sede della Guardia di Finanza. L'edificio, appena dietro il Duomo e il Teatro Sociale, pur avendo la forma a parallelepipedo di numerose costruzioni pubbliche di epoca fascista, offre allo sguardo una struttura ariosa, in cui ogni lato è diverso rispetto agli altri. Le rivoluzioni, almeno nello stile, si fanno anche così, sebbene si possa obiettare che Terragni ebbe maggiori margini di manovra poiché suo fratello era podestà cittadino. E pregevole, sempre ad opera di Terragni e risalente al 1936, è l'asilo Sant'Elia, elegante e luminoso con le sue grandi vetrate e il prato all'interno.

Tra Como e Lecco. Acqua, ville e memorie manzoniane

Como, Villa Olmo (Foto Provincia di Como - Sett. Turismo)

Volendo fare un'escursione fuori porta, si può salire fino al paese di Brunate, raggiungibile anche via funicolare. Dai 900 metri o poco più del faro intitolato ad Alessandro Volta si ha una vista sorprendente sul lago, sulla città, e nei giorni di cielo limpido su parte della pianura padana e sulle alpi occidentali. In città resta vitale l'industria tessile, e in particolare quella della seta, fin dal '400 punto di forza dell'economia comasca. Negli ultimi anni, con l'alternanza ciclica di momenti di crisi e di ripresa, per arginare la concorrenza cinese, il settore ha provato a rendersi meno dipendente dalle oscillazioni del mercato della moda e più pronto a rispondere rapidamente alle richieste dei committenti.

Molto diversa da Como è Lecco, che con 48mila abitanti è il centro più importante del ramo sudorientale del lago, quello reso famoso da Alessandro Manzoni ne I Promessi Sposi. La città, storicamente dinamica, ha una forte tradizione industriale, legata soprattutto alla lavorazione del ferro, che ha origini lontane, risalenti all'epoca preromana, e che si espande durante la rivoluzione industriale. L'affermazione della siderurgia a Lecco si è giovata della conformazione del territorio e dell'energia fornita dai torrenti Caldone, Gerenzone e Bione che, scendendo dai monti della Valsassina, attraversano la città. L'industria metallurgica, affiancata da quella tessile, negli ultimi anni si è trasformata. E' cambiata anche la struttura delle aziende, che sono diventate iper-specializzate e hanno imparato a fare sistema, in modo da intercettare i mercati internazionali.

Lo spazio più elegante del piccolo centro storico è piazza XX Settembre, la cui forma attuale, allungata e irregolare, si deve ai lavori di restaurazione curati tra il 1820 e il 1839 dall'architetto Giuseppe Bovara. Nell'angolo sud ovest della piazza c'è la trecentesca Torre Viscontea, l'edificio più antico visibile in città e unico residuo del castello, prima spagnolo, poi visconteo-sforzesco, fatto demolire nel 1782 da Giuseppe II d'Austria. Camminando in direzione nord, superata la mole neogotica del Palazzo delle Paure, sede di mostre dedicate alle arti figurative, si arriva in piazza Cermenati, ampia e affacciata sul lago. Lecco, circondata da vette imponenti, come il Resegone, o monte Serrada, il San Martino, le due Grigne e il Moregallo ha, se così si può dire, un'anima duplice, lacustre e montana insieme. In città è attiva l'associazione alpinistica dei Ragni di Lecco, fondata nel lontano 1946 e a cui hanno aderito alpinisti ed esploratori di fama mondiale, come Riccardo Cassin e Carlo Mauri.

Fuori dal centro si può visitare il quartiere di Pescarenico, sulla riva dell'Adda, dove ne I Promessi Sposi è ubicato il convento di Fra Cristoforo e che deriva il suo nome dal diritto di pescare in quel tratto di fiume, concesso nel '600 alle famiglie che vi abitavano. Se si guardano le case strette e verticali i cui riflessi si riverberano sull'acqua e le imbarcazioni ferme sulla riva, si può riandare al passato di questo rione di pescatori.
Tre ponti collegano la città alla sponda opposta dell'Adda. Il più antico è il Ponte Azzone Visconti, o Ponte Vecchio, lungo 131 metri e costruito nel 1336 per migliorare i collegamenti con il Ducato di Milano.Tra Como e Lecco. Acqua, ville e memorie manzoniane

Lecco. Pescarenico (foto Mauro Lanfranchi, Provincia di Lecco)

Lecco, sebbene sia immersa in un contesto naturalistico non comune, non ha un flusso di visitatori paragonabile a quello di Como. La città sta cercando di dotarsi di infrastrutture adatte ad accogliere un turismo di nicchia, amante dei paesaggi lacustri e dei sentieri di montagna e curioso di scoprire le tradizioni gastronomiche della zona, molte delle quali sono a base di pesce di lago. Tra i paesi del ramo orientale del lago, Varenna è quello che vanta le maggiori presenze internazionali.

L'alto Lario è popolato da piccoli centri, dove la vita scorre da sempre più tranquilla che a Como e a Lecco. Se non fosse per qualche eccesso edilizio dei decenni scorsi sulle alture che insistono sulla riva, a cui di recente si è posto un freno, spostandosi da Colico a Gera Lario, fino a Gravedona, e osservando le acque piatte del lago o certe viuzze semibuie strette tra muri di vecchie case di pescatori, si potrebbe pensare che il tempo in quei luoghi si sia fermato e di trovarsi ancora nella seconda metà dell'800, dentro le storie diPiccolo mondo antico, il romanzo di Antonio Fogazzaro. Almeno due tra gli edifici sacri dell'area sono meritevoli di una visita attenta: l'Abbazia di Piona, risalente al XII° secolo, situata, nel territorio di Colico, sulla penisola dell'Olgiasca e che faceva capo al movimento riformatore cluniacense, e a Gravedona la chiesa di Santa Maria del Tiglio, costruita nel medesimo periodo, con il caratteristico campanile incorporato nella facciata e al cui interno sono visibili parte degli affreschi originari.