Film. Maraviglioso Boccaccio

commento al film "maraviglioso boccaccio"

Boccaccio affatto boccaccesco. Ritenuto dai suoi non lettori (e molto sostenuto dal cinema cosiddetto boccaccesco degli anni Settanta) un testo indecente quasi immorale, ma non è vero (come chi l'ha letto ben sa) dai Taviani è portato alla sua origine di "narrazione" della vita. Ovviamente con un occhio alla contemporaneità. Occhio che – tuttavia – chissà mai dove guarda...

Esteticamente ineccepibile, Maraviglioso Boccaccio riesce ad essere un bel film inutile. Bella la fotografia di Simone Zampagni; belli i costumi pur non sontuosi di Lina Nerli Taviani. Invasive le musiche di Giuliano Taviani e Carmelo Travia che uniscono la partitura originale (ritmata a mo' di film d'avventura) con brani più o meno del periodo Romantico. In quanto alla recitazione è su due piani: quella dei divi (nelle storie) e quella degli esordienti. Entrambi stanno decisamente ai piani bassi dell'espressività.

Non giova alla recitazione la "presa diretta" usata, come spesso avviene nel nuovo cinema italiano, per ridurre i costi e che qui rivela purtroppo l'inadeguatezza di molti interpreti (e una dizione dialettale tosco-romanesca, insopportabile).
Insomma: questo ventesimo film dei fratelli Taviani (Vittorio 86 anni e Paolo 84) è tra i peggiori della celebre coppia che pur ha realizzato molte opere talvolta noiose, invedibili oggi (Un uomo da bruciare (1962), I fuorilegge del matrimonio (1963), Sotto il segno dello scorpione (1969) e altri) e una manciata di veri capolavori: I sovversivi (1967), San Michele aveva un gallo (1972), Allonsanfàn (1974), Padre padrone (1977), La notte di San Lorenzo (1982), Kaos (1984) e Cesare deve morire (2012).

Vedendo Maraviglioso Boccaccio non ci si annoia perché i paesaggi toscani sono d'una bellezza indistruttibile, ma le cinque storie scelte e in particolar modo la cosiddetta "cornice narrativa" giovanile lasciano nello spettatore un certo imbarazzo.

La prova evidente del fastidio si ha leggendo la critica ufficiale che, non potendo scriver male di due mostri sacri, cincischia, tergiversa, parla d'altro e riprende quelle dichiarazioni d'intenti che i Taviani ripetono volentieri nelle interviste: il nostro Boccaccio è sempre attuale perché la peste c'è ancora oggi ed è una malattia che non si può curare...

Belle parole, ma tutto questo intento nel film non si capisce; forse solo all'inizio e alla fine quando la combriccola giovanile fugge da Firenze appestata e quando, finiti i giorni della narrazione, vi fa ritorno. Sono due attimi in cui si coglie la critica alla bella gioventù (contemporanea?) troppo lontana dalla realtà e incapace di vere passioni (in quei dieci giorni il sesso sarà totalmente bandito dalla villa!).

Ad aggiornare Boccaccio ci si era provati oltre 50anni fa con Boccaccio '70 (regie: Monicelli, Fellini, Visconti, De Sica) e a narrarne la carnalità popolaresca Pasolini (Il Decameron, 1971), ma i Taviani non raggiungono né il sarcasmo del primo né l'esaltazione dei piaceri del secondo.

Sembra che Maraviglioso Boccaccio guardi più ai passaggi televisivi che non all'idea di utilizzare un testo trecentesco (scritto dopo il 1350) per ricavarne nuove sensazioni, vivaci emozioni, incredibili sorprese ancora valevoli per la contemporaneità.

Tutto si svolge nella banalità del già noto: Calandrino (Kim Rossi Stuart irriconoscibile nella parte dell'idiota non invisibile e pure in quella del bravo attore); Scamarcio impacciato (in Gentile de' Carisendi e Monna Catalina), ma Vittoria Puccini è solo bellissima (il marito di lei, succube della madre, lascia che Giovanna venga portata altrove a morire di peste, ma Gentile salva l'amata e se la tiene...). Lello Arena che fa Lello Arena (Duca Tancredi di Salerno) giustamente innamorato della figlia Ghismunda (Kasia Smutniak). Nel racconto Le brache del prete la sfida è tra le belle Paola Cortellesi e Carolina Crescentini, ma il resto è pena. Infine Josafath Vagni che è Federigo degli Alberighi, con Jasmine Trinca che è Monna Giovanna, non danno al racconto neanche un poco di senso (Federigo perde tutto per amore e si mangia il falco) .

Per dirla con Boccaccio: "Nelle quali novelle piacevoli e aspri casi d'amore e altri fortunati avvenimenti si vederanno così né moderni tempi avvenuti come negli antichi" cioè tutto è sempre uguale anche se – purtroppo - Maraviglioso Boccaccio non aggiunge nulla né alle storie ricavate dal testo originale e neppure riesce a ben illustrare vicende e fatti noti (come la peste del 1348) suggerendo almeno quell'idea che "Le cose di questo mondo non avere stabilità alcuna, ma sempre essere in mutamento". Così Giovanni Boccaccio scriveva sette secoli fa, ma che il film non riesce a dire, oggi.