Film. Loro 1 e 2: Potere in depressione

Film. Loro 1 e 2: Potere in depressione

 

Loro Uno e Loro Due. La cattiva politica della pessima gente: un film deludente

Loro1. Patinato: tette e culi a non finire; vocabolario da bordello, signorine di quel luogo, magnaccia e papponi. Politici anche, ma pochi. Politica niente. Questo è Loro1, un film che si poteva evitare o persino fare meglio. 

Senza tanti ammiccamenti il protagonista assoluto è Lui, ma non si capisce perché. Del denaro si dice, della politica si accenna, del sesso si favella. Solo la coca passa a fiumi nelle narici aspiranti del mondo berlusconiano. Così tanta e sfacciata da far pensare che non sia vera, che nel grottesco vi sia la negazione del reale.

Loro1 non è un bel soggetto e neanche un buon film (benché la sceneggiatura, scritta da Paolo Sorrentino e Umberto Contarello, recentemente pubblicata, sia più interessante della sua trasposizione cinematografica) perché l'idea di rappresentare il lato marcio del potere attraverso una corte dei miracoli non funziona. 

La storia è frammentata e non sviluppa i tipi ovvero le maschere tragicomiche del contorno imbarazzante di sfruttate e sfruttatori. Nessuno, né maschio né femmina, si alza un pochino verso la tragedia rimanendo nella farsa dell'imitazione. Gli interpreti sono tutti sopra le righe esagerando l'imitazione dei loro personaggi con effetto comico. Non è questa la realtà che si è vissuta nell'ambiente del berlusconismo sfrenato e che la stampa ci ha narrato giorno dopo giorno da un quarto di secolo. Neppure è la politica che ha danneggiato il Paese. Allora che cos'è?

Paolo Sorrentino, soggetto e regia, mette in scena un mondo immorale che ha riempito il tempo storico italiano, ma non riesce a criticarlo né a giudicarlo (infatti: dice che non era sua intenzione, ma allora?). La narrazione rimane superficiale e poco convincente perché scivola su fatti noti senza trasformarli in modelli (negativi) di comportamento. Mette in vetrina manichini esagerati e non riesce a trasformare i suoi pupazzi in personaggi emblematici. Descrive restando in superficie, mostra senza graffiare, illustra.

Toni Servillo è bravo al solito, ma poco adatto al ruolo di “Silvio”. Corposo, alto, forte non è bolso, basso, gnecco come il suo illustre modello. Quel che dice e fa, inoltre, non sono parole della grande tragedia, ma frasette fatte, battutine da vignettista. Neanche il trucco pesante e somigliantissimo al personaggio dà spessore all'interpretazione, che resta un teatro dei pupi tenuti su da fili e legacci che Sorrentino non ha saputo tirare con l'abilità del grande animatore che ci si aspettava o che forse pretende di essere.

 

Loro2. La spirale del gruppo, dei faccendieri, dei saprofiti e dei parassiti in genere (maschi e femmine) che assaltano il potere per cavarne benefici, si chiude con la prima parte e, in Loro2, la storia si concentra su Silvio. L’uomo, l’imprenditore, il politico, il (buon) padre di famiglia e – soprattutto – il marito, è depresso.

Le elezioni son perse, il potere s’allontana, il divertimento viene a mancare e Silvio (è il nome ripetuto di frequente) sta fermo; inattivo e preoccupato; deluso e amareggiato e sempre più solo. Tuttavia, anche senza il Suo apporto, il mondo va avanti e magari crolla (vedi terremoto delle Marche); la politica è in mano alle sinistre, ai comunisti, ai nemici… Il piano, per recuperare potere, è semplice: comperare senatori in parlamento (come si sa, la realtà ha di gran lunga superato la fantasia). Il giochino riesce e Silvio sembra tornare vivace, sicuro di sé, positivo, ottimista.

Ma i conti non tornano in famiglia: la moglie (seconda) gli comunica tutto il suo disprezzo possibile, ma anche la richiesta di divorzio. È la scena madre della storia.

Veronica (proprio Lei, senza tanti giri di nomi) illustra a Silvio tutte le possibili nefandezze o debolezze o errori compiuti negli anni. Silvio incassa e trattiene l’irritazione che sale e sale finché esplode in una domanda: perché sei stata con me?

Tutto qui. Perché la corte dei miracol(at)i, la famiglia allargata, le ragazze perdute e ritrovate, guardate e non concupite… la moglie, soprattutto, lo cercavano, lo adoravano, lo circondavano? Nessuno e nessuna risponderà veramente e Veronica meno degli altri. Per soldi?

L’abilità di Silvio, uomo d’affari, inventore di quartieri, statista presunto, venditore di fumo poteva prestarsi ad una rappresentazione davvero unica, come il suo “straordinario” modello. Ma Sorrentino preferisce patinare, sorridere, sorvolare.

Ci voleva ferro e fuoco perché la farsa diventasse il dramma vero di una nazione in seria difficoltà. “Loro” restano attori nella vita e nel film, solo capaci di sopravvivere, ma vuoti e vacui, inutili. Peccato.