Brianza. Le stelle del Lago di Como

 la verde brianza

 

Il Lago di Como è uno dei luoghi più visitati al mondo e non ha certo bisogno di presentazioni. Ma il territorio che lo circonda, con le sue montagne lussureggianti, le dolci colline e le brevi pianure impreziosite da limpidi specchi d’acqua, può rappresentare, invece, una scoperta e proporsi come la meta ideale non solo per chi desidera soggiornare sulle sponde del lago, ma anche per chi è alla ricerca di benessere, relax e attività sportive all’aria aperta in contesti naturali e paesaggistici di grande pregio.
 
In questa area è possibile anche fare turismo cinematografico “dolce”, utilizzando i treni di Trenord per visitare i set di alcuni famosi film, magari approfittando anche dell’opportunità di portare con sé una bicicletta.
Ad esempio a Merone, in località Cascina Campomarzo, dall’antico sapore contadino, i fratelli Paolo ed Emilio Taviani girarono alcune scene del film Allonsanfàn (1974), ambientato nel 1816.
Nella vicina frazione di Baggero si appoggiò la troupe, durante le riprese, all’albergo-ristorante “Il Corazziere”. Qui merita una visita un antico mulino recentemente recuperato per produrre energia elettrica.
 
Set primario di Allonsanfàn: Villa Amalia – dal 1963 proprietà pubblica e sede di una scuola superiore – è la lussuosa dimora neoclassica dove si ritira Marcello Mastroianni, dopo essere stato rilasciato dal carcere per aver aderito ai primi moti rivoluzionari del 1816. Una curiosità: nel film dei Fratelli Taviani compare anche un’altra location della Brianza comasca, il poetico lago di Alserio dove Mastroianni, su una barca, cerca di indurre un confratello al suicidio. Una scena molto più leggera verrà girata sullo stesso lago alcuni decenni dopo: quella in cui Checco Zalone, nel film "Che bella giornata" di Gennaro Nunziante (2011) dà da mangiare alle papere il cous cous.
 
A Canzo, fu girato gran parte de La signora di tutti con Isa Miranda, il primo film italiano che mirava a replicare il successo di pubblico e di stampa delle pellicole hollywoodiane. Angelo Rizzoli, magnate dell’editoria, che possedeva una casa editrice e diversi periodici, affidò nel 1934 al regista tedesco Max Ophüls la trasposizione cinematografica del romanzo di Salvator Gotta pubblicato a puntate su una delle sue riviste e mise a disposizione come location la propria villa di campagna, ovvero Villa Magni Rizzoli di Canzo, oggi gestita da una società che vi organizza anche diversi eventi pubblici, come recital e concerti
 
I testi delle singole schede sono stati realizzati  dal giornalista  Pietro Berra. 
 
 
 
CHE BELLA GIORNATA
 
Alserio e laghetti di: Montorfano, Segrino, Pusiano, Annone
 
 
Trama
 
Checco (Zalone) vorrebbe fare il carabiniere ma, per la terza volta, è respinto al colloquio. Uno zio lo raccomanda al vescovo di Milano (Tullio Solenghi) e così viene assunto come addetto alla sicurezza del Duomo. Qui conosce Farah (Nabiha Akkari), una ragazza araba che si finge studentessa di architettura per raggiungere la Madonnina sul tetto della Cattedrale, dove intende depositare una bomba per vendicare l'uccisione della sua famiglia. Avvicina Checco, che cade come un pesce nella rete: si innamora di lei e si lancia in un corteggiamento rocambolesco.
 
Maldestro, beatamente ignorante e ingenuamente razzista, è proprio Checco la vera minaccia per il patrimonio artistico italiano. Ma ciò non gli impedirà di diventare guardia del corpo addirittura del Papa... E di realizzare, con questo film, il record di incassi nella storia del cinema italiano. A un corso di arabo per gli addetti alla sicurezza della Curia di Milano Checco si addormenta, ma è convinto di essere bravo e sperimenta la sua pronuncia per invitare Fara ad "andare al lago".Non dice quale, però nei titoli di coda viene ringraziato il Comune di Alserio (dimenticando, a dire il vero, la "o" finale), nella Brianza comasca.
 
E' proprio il lago di Alserio (cfr. scheda di Allònsanfan) il suggestivo specchio d'acqua circondato da canneti e frequentato da numerosi uccelli acquatici, dove i due protagonisti consumano un romantico picnic. Assieme ad altri quattro laghetti di origine glaciale – di Montorfano, del Segrino, di Pusiano e di Annone – caratterizza l'ampia zona verde che si estende ai piedi dei due rami del lago di Como. Lungo la riva sud è possibile fare una lunga passeggiata attraverso un percorso botanico di grande interesse, immersi in una natura ancora selvaggia.
 
Tra gli "abitanti" più caratteristici di questo laghetto anche le rane, oltre alle papere, che nel film Checco Zalone sfama con il couscous. Fara, che si era allontana un attimo per rispondere a una telefonata dei suoi amici aspiranti terroristi, lo rimprovera: "Checco, ma che fai? L'ho cucinato per 5 ore. Era per noi". E lui si giustifica così: "Pensavo che era pastura
 
 
Curiosità
 
Como è presente in altri due film di successo del 2011: ne "La versione di Barney" di Richard J. Lewis, il protagonista (interpretato da Paul Giamatti) sogna di fuggire sul lago e un amico racconta che su quelle sponde aveva conquistato una bella ragazza. Mentre "La peggior settimana della mia vita" di Alessandro Genovesi, con Fabio De Luigi e Cristiana Capotondi, è stato girato in gran parte sull'alto Lario.
 
La villa attorno a cui ruota la storia dei due "quasi sposi" si trova nei pressi del Golf Club di Menaggio. Tra le numerose commedie italiane girate, almeno in parte, nel Comasco, si ricordano: "I figli di Annibale" di Davide Ferrario (1998), con Silvio Orlando che rapina una banca in piazza Cavour – ex porto di Como – dove prende in ostaggio Diego Abatantuono; "Mani di fata" di Steno (1983), con Renato Pozzetto che, perso il lavoro, si inventa collaboratore domestico a Villa Belinzaghi di Cernobbio; "Innamorato pazzo" di Castellano e Pipolo (1981), con una scena "cult" girata a Villa Olmo: quella dell'autista di bus interpretato da Adriano Celentano, che a un pranzo di aristocratici e autorità conquista l'uditorio sfoggiando barzellette e doppi sensi e concludendo con una passeggiata sulla tavola imbandita, dopo che la principessa (Ornella Muti) ha respinto la sua proposta di matrimonio.
 
 
 
 
 
 
 
 
ALLONSANFAN
 
Villa Amalia
 
Erba Lago di Pusiano Cascina Campomarzo
 
Merone Torre Camisasca
 
Costa Masnaga
 
 
Trama
 

Nel 1816, dopo il congresso di Vienna e durante la Restaurazione, Fulvio Imbriani (Marcello Mastroianni), aristocratico lombardo, ex giacobino, ex ufficiale di Bonaparte, viene liberato dal carcere dove era finito per l'appartenenza al gruppo rivoluzionario dei Fratelli Sublimi. Rientra in famiglia e decide di abbandonare la Carboneria. L'arrivo di Charlotte (Lea Massari), la donna che lo ha reso padre di Massimiliano, lo coinvolge nuovamente. Ma Fulvio continua a oscillare tra tradimenti e ritorni di fiamma. Infine, con i Fratelli Sublimi raggiunge il Sud Italia per un'azione rivoluzionaria, ma qui di nuovo tradisce, provocando l'eccidio dei compagni e cade a sua volta vittima di un equivoco.

Solo il giovane idealista Allonsanfàn sopravvive: è il simbolo della fiducia nella rivoluzione che porterà all'Unità d'Italia. E' Villa Amalia di Erba – dal 1963 proprietà pubblica, della Provincia di Como - la lussuosa dimora neoclassica dove si ritira Marcello Mastroianni dopo la liberazione dal carcere. Fu realizzata tra il 1798 e il 1801, su un preesistente convento francescano di Santa Maria degli Angeli, dall'architetto Leopoldo Pollack per volere di Rocco Marliani. Quest'ultimo, avvocato milanese e senatore della Repubblica Cisalpina, si era innamorato della Brianza frequentando l'amico poeta Giuseppe Parini, che a Bosisio, sul lago di Pusiano, aveva il suo "nido".

Su un altro degli incantevoli laghetti di origine glaciale che costellano la terra brianzola, quello di Alserio, sono ambientate sequenze memorabili del film, come la traversata in barca durante la quale Mastroianni induce un confratello al suicidio, cade a sua volta in acqua e viene ripescato da un gruppo di giovani intenti a festeggiare il Carnevale.

Tra gli scorci paesaggistici valorizzati dai Taviani pure la cascina Campomarzo di Merone e da strada sterrata che da quest'ultima porta a Costa Masnaga, con la Torre di Camisasca sullo sfondo: questo scenario fa da cornice alla fuga liberatoria del piccolo Fulvio, nipote del protagonista, preso in ostaggio dallo zio per scappare dai soldati austriaci.

 

Curiosità
 
La Brianza partecipò coralmente alla lavorazione del film dei fratelli Taviani. Al liceo scientifico "Galilei" di Erba, che all'epoca aveva sede proprio a Villa Amalia, si ricorda una classe quinta dove, per diversi giorni, fecero lezione solo le ragazze, perché i maschi erano tutti impegnati sul set come comparse. E al ristorante "Il Corazziere" di Merone raccontano che Mastroianni andava ghiotto di chiacchiere e frittelle di cui lo riforniva puntualmente il cameriere Tonino Valle. Nel passato di Villa Amalia c'era già stato qualcosa di simile alla storia che i fratelli Taviani vi hanno ambientato. Maddalena e Marco Aurelio Marliani, figli dei primi padroni di casa Rocco e Amalia, aderirono entrambi alla carboneria. Proprio come Lea Massari e Marcello Mastroianni nel film.
 

 

LA SIGNORA DI TUTTI
 
Villa EX Magni Rizzoli – Canzo
 
 
Trama
 
In stato di incoscienza, dopo un tentato suicidio, la diva del cinema Gaby Doriot (Isa Miranda) vede scorrere la sua vita costellata di amori infelici. Ragazza di famiglia modesta, fa perdere la testa a un professore che per lei si suicida. Quindi frequenta la villa del ricco Leonardo Nanni (Memo Benassi). Diventa amica e confidente della moglie Alma (Tatiana Pavlova) e si interessa al figlio Roberto ( Federico Benfer). Ma è Leonardo a innamorarsi di lei e una notte la conduce nel parco della villa per confessarle il suo amore.
 
E' l'inizio di una parabola funesta: Alma muore; Leonardo sposa la ragazza, ma va in rovina (e in prigione); Gaby diventa una diva del cinema, ma quando saprà della morte di Leonardo in un incidente e del matrimonio di Roberto con la sorella di lei, non riuscirà più a sopportare gli eventi. La villa della famiglia Benassi, in cui è ambientata la parte centrale del film, è in realtà Villa ex Magni Rizzoli di Canzo, nella Brianza comasca, all'epoca di proprietà dell'editore Angelo Rizzoli, che con questa pellicola debuttò come produttore.
 
Costruita tra il 1903 e il 1906 su una piccola collina che sovrasta il paese, è caratterizzata da uno stile neomedievale, con facciate in pietra che la fanno assomigliare a un castello, ma anche con ampie balconate e ampi saloni decorati da pregevoli dipinti murali, che ne sottolineano la ricercatezza. Notevole anche il parco, che allora comprendeva persino un laghetto. Una delle scene chiave del film propone un singolare dialogo tra Isa Miranda, intenta a remare su un pattino, e Memo Benassi, che costeggia lo specchio d'acqua in auto. Dopo anni di incuria, tra il 1994 e il '98 la villa è stata restaurata e ora è di proprietà di una holding che la affitta per eventi, convegni e matrimoni.
 
 
Curiosità
 
Angelo Rizzoli, magnate dell'editoria, che possedeva una casa editrice e diversi periodici, con questo film, affidato al grande regista tedesco Max Ophüls, portò anche in Italia il divismo di stampo hollywoodiano. Per il lancio nei cinema, Roma e Milano furono tappezzate di manifesti di Isa Miranda, proprio come quelli di Gaby Doriot nella finzione. Fu premiato come miglior film italiano alla seconda Mostra internazionale di Venezia. Nel 1934 uscì anche un altro film italiano, girato in parte sul lago di Como: "Tempo massimo" di Mario Mattioli, che si apre con una scena in cui Vittorio De Sica, impegnato a pescare, vede piombare nell'acqua una ragazza (Dora Sandri) in paracadute. Nel ruolo della cameriera della Sandri si segnala un'attrice che in seguito entrerà nella storia del cinema italiano, Anna Magnani.