Menaggio. Le stelle del Lago di Como

Menaggio

 

Il  Lago di Como con i suoi paesaggi spettacolari e le meravigliose ville d’epoca con fascino antico sono la location perfetta per ambientare film, spot pubblicitari e serie tv.

Ne sono stati girati molti, famosi in tutto il mondo. Grazie a tutte queste apparizioni a livello internazionale nel cinema  e nella pubblicità il Lago di Como è diventato ancora di più una tra le mete turistiche più ricercate, esclusive ed importanti del mondo. Vari personaggi famosi hanno scelto come loro  il Lago di Como  proprio per la sua bellezza, per la tranquillità e riservatezza che assicura.

Il Lago di Como già famoso nel mondo per il suo inimitabile fascino e le sue splendide ville, grazie a tutte queste apparizioni a livello internazionale nello spettacolo e nella pubblicità è diventato ancora di più una tra le mete turistiche più ricercate, esclusive ed importanti del mondo ed un luogo dove investire, anche importanti somme, nell’acquisto di un immobile come hanno fatto vari personaggi famosi che scelgono il Lago di Como per la sua bellezza, per la tranquillità e riservatezza che assicura.

I testi delle singole schede sono stati realizzati  dal giornalista  Pietro Berra.

 

UNA VITA DIFFICILE

Lenno

Dongo Malombra


Trama
 

Il giornalista romano Silvio Magnozzi (Alberto Sordi) attraversa un pezzo di storia di Italia, dalla Resistenza contro il fascismo al boom economico degli anni ’50. Nel 1944 sta per essere fucilato da un soldato tedesco, ma viene salvato da Elena (Lea Massari), una ragazza che gestisce con la madre (Lina Volonghi) una pensione sul Lago di Como. Elena lo nasconde in un vecchio mulino e lo accudisce amorevolmente. Ristabilitosi, lui non si farà più vivo, finché nel ’46 tornerà sul lago come inviato di un giornale di sinistra. Elena lo segue a Roma, mettono su famiglia, ma Silvio, giornalista integerrimo legato ai valori della Resistenza, finisce in carcere per aver denunciato i traffici di valuta del commendatore Bracci (Claudio Gora). Elena lo abbandona e lui si rassegnerà a mettere da parte gli ideali e a lavorare per Bracci. Con un finale all’insegna del riscatto liberatorio.

Lenno, caratteristico paese al centro della sponda occidentale del lago di Como, è con Roma l’ambientazione principale di questa pellicola, tra le più riuscite del cinema italiano degli anni Sessanta. Il film si apre con l’inquadratura della spiaggia nel golfo di Venere, dove approda il protagonista. Da qui raggiunge piazza XI Febbraio, passa davanti al caratteristico battistero di San Giovanni, pregevole architettura sacra in stile romanico oggi adibita a spazio espositivo, e si infila in un albergo di fronte (che in realtà non esiste: sulla piazza fu allestita solo una quinta e gli interni vennero girati in una pasticceria, che ora è una casa privata). Sui monti sopra il lago, nel Comune di Cerano d’Intelvi, è invece ubicato il vecchio mulino in cui Sordi e la Massari si nascondono e si amano: è l’ultimo dei quattro che caratterizzano la Valle dei Mulini lungo il torrente Telo, è di proprietà della famiglia Traversa e si può visitare su richiesta. Dopo il prologo, ambientato durante la resistenza contro il fascismo, Sordi ritorna sul lago di Como in altri due momenti: da giornalista viene inviato a Dongo, in alto lago (inquadrata piazza Paracchini con l’Ottocentesco Palazzo Manzi), per il presunto ritrovamento dell’oro sequestrato dai partigiani a Mussolini, e da lì raggiunge Lenno, e la sua amata, in battello. Dopo che la moglie lo ha lasciato, il protagonista torna un’ultima volta in occasione del funerale della suocera, sfilando accanto al corteo funebre sul lungolago con un’auto di lusso nel maldestro tentativo di impressionare Elena. Mentre il promontorio di Bellagio fa da sfondo a un dialogo tra Sordi e Fabrizi.

Curiosità

Uno scambio di battute tra Alberto Sordi e la suocera, tra i più fortunati del film, ha reso celebre un’altra località della provincia di Como: “Dove mi volete portare a vivere? A Cantù Cermenate?” “Sì” “Ma come, io vivo a Roma e vado a vivere a Cantù Cermenate?”… In realtà, Cantù e Cermenate sono due comuni distinti della Brianza, appaiati solo sul cartello della stazione delle Ferrovie dello Stato che serve entrambi. Il regista Dino Risi (Milano 1916 - Roma 2008) ha intrecciato singolari legami con il lago di Como, da lui medesimo raccontati nell’autobiografia “I miei mostri” (2004). Giovane psichiatra, passò al cinema nel 1941 come aiuto regista di Mario Soldati sul set di “Piccolo mondo antico”, dove conobbe Alida Valli che si invaghì di lui. A Como, inoltre, abita quella che amava definire una “quasi zia”, la scrittrice Carla Porta Musa, classe 1902, degna del guinness dei primati, visto che, passati i cento anni, non ha ancora smesso di scrivere e pubblicare libri.

 

 

GRAND HOTEL

Tremezzo

Lago di Como

 

Trama

 A Berlino, negli ultimi anni della Repubblica di Weimar, in un Grand Hotel si intrecciano le storie di svariati personaggi: la ballerina Grusinskaya (Greta Garbo), eccentrica star in declino, si innamora del barone decaduto von Geigern (John Barrymore), inizialmente interessato solo a rubare le sue perle. L’industriale Preysing (Wallace Beery) tiranneggia il proprio contabile Kringelein (Lionel Barrymore) e cerca di sedurre la segretaria Flaemchen (Joan Crawford). Nel finale doppio colpo di scena: Presyng viene arrestato per l’omicidio di von Geigern, mentre la segretaria si unisce a Kringelein e va con lui a Parigi. Ma la diva resta sola, privata del suo nuovo amore con cui sognava una vacanza sul lago di Como.

Pur non avendo ospitato alcun set, il lago di Como è fortemente presente in questo film, evocato come una sorta di paradiso da Greta Garbo, che sogna di ritirarsi a Tremezzo, uno dei paesi più incantevoli della sponda occidentale. “…e poi andremo a Tremezzo; ho una villa laggiù, splenderà il sole! […] Saremo felici e soli [….] Sarà divino!”, dichiara la diva al suo nuovo amore, il barone von Geigern (alias John Bar - rymore). E, successivamente, confida alla propria cameriera: “Suzette, presto prenderemo una vacanza. Un mese a Tremezzo! Voglio sentirmi ancora donna. Una vita semplice, fra tanta pace, tanta felicità!”. Sul finire del film, quando ancora non sa – nessuno ha osato dirglielo – che il suo uomo è stato ucciso, invano lo attende alla stazione, vagheggiando ancora il lago di Como: “Il sole! Ci sarà il sole a Tremezzo! Avremo un ospite, Suzette”.

Curiosità

Un Grand Hotel esiste, per davvero, a Tremezzo dal 1910 e ha ospitato star del cinema e principesse (Alessandra d’Assia, sposa dell’ultimo zar di Russia). La Royal Suite è stata ribattezzata Suite Greta proprio “in onore della Garbo, una delle prime star di Hollywood a scegliere e amare il lago di Como e Tremezzo” Un’altra grande diva, Ingrid Bergman, evoca il lago di Como nel film Angoscia (titolo originale Gaslight) di George Cukor (USA, 1944). Di più, vi trascorre la luna di miele con il marito, interpretato da Charles Boyer. Villeggiano all’“Hotel del lago”, in una romantica suite da cui hanno diretto accesso all’acqua e a una barca messa a disposizione dall’albergo. Ma è un lago fittizio, ricostruito negli studios cinematografici.

 

 

IL MIO MIGLIOR NEMICO

Menaggio

 

Trama

Achille De Bellis (Carlo Verdone) è il top manager di un’importante catena alberghiera, di proprietà di sua moglie e di suo cognato, ha una bella casa e un ottimo matrimonio. Alla vigilia dell’anniversario delle nozze d’argento si scontra per caso con Orfeo, un ragazzo di ventitré anni. Orfeo vive in un quartiere popolare di Roma facendo lavoretti precari, non ha mai conosciuto suo padre ed è costretto a prendersi cura della madre instabile. Quando Achille licenzia con l’accusa di furto la madre di Orfeo, il ragazzo, convinto dell’innocenza di lei, decide di vendicare l’ingiustizia cercando in ogni modo di rovinare l’esistenza di Achille, sfruttando alcune foto che ha scattato a quest’ultimo in atteggiamenti intimi con la cognata Ramon. Le cose si complicano ulteriormente quando Orfeo si innamora di Cecilia, la figlia di Achille. Ma lo scontro, che all’inizio manda in pezzi le vite di entrambi, si trasforma presto in una sorta di complicità padre-figlio che li porterà a cercare insieme Cecilia in giro per l’Italia e non solo.

La casa sul lago di Como del professore che dovrebbe avere notizie di Cecilia (la figlia di Verdone scappata di casa e che i due stanno cercando) è a Menaggio, per la precisione in Largo Cavour, dove via Calvi s’incrocia con via Mazzini (il lungolago). Quando Verdone parcheggia l’auto, si nota chiaramente il caratteristico molo del traghetto inquadrato sullo sfondo. In un altro caratteristico angolo del paese, davanti a una fontana accanto al portone della biblioteca Manzoni (si legge la targa nell’inquadratura), Verdone racconta a Muccino come mai sua figlia potrebbe trovarsi ad Istanbul. Quando i due si separano, Verdone scende da una caratteristica stradina pedonale in acciottolato, via Castellino da Castello, dove viene apostrofato in dialetto da un abitante del luogo cui si era rivolto per chiedere dove potesse trovare un negozio di scarpe.

Curiosità

Il punto del paesello nel modenese (così si suppone nel film) dove Muccino si ferma a chiedere a un passante se conosca suo padre (spera che basti il cognome, e infatti è così) si trova in realtà sempre a Menaggio, in via Lusardi. Prima delle riprese del film, la produzione si insediò per una giornata intera nella sala consiliare del Comune per fare il casting delle comparse. La stessa sala, qualche mese dopo, fu utilizzata con lo stesso scopo da un’altra produzione, questa volta internazionale: quella di “Casinò Royale”, episodio della serie 007, firmato da Martin Campbell con Daniel Craig ed Eva Green.

 

 

LA PEGGIORE SETTIMANA DELLA MIA VITA

Menaggio, Bellagio, Gravedona ed Uniti, San Siro, Musso

Chiesa di Santa Maria del Tiglio

Chiesetta di Nobiallo

  

Trama

Paolo, impiegato quarantenne presso un’agenzia di pubblicità di Milano, è fidanzato con Margherita, più giovane di lui di una decina d’anni e figlia di una ricca famiglia borghese. Nonostante la differente condizione sociale, decidono di fissare la data delle nozze, che i genitori della ragazza, in particolare il padre, non vedono di buon occhio. La settimana che precede le nozze, trascorsa dalla coppia nella villa dei genitori di lei sul lago di Como, degenera in una serie di catastrofici episodi, che rischiano di mandare a monte il matrimonio.

San Siro, già set di Casino Royale di Martin Campbell (2006), è stato coinvolto nelle riprese assieme ad altri quattro paesi del medio e alto lago: Musso; Menaggio, dove si trova la villa (in località Croce) della famiglia di Margherita; la chiesetta di Nobiallo, dove è in programma il matrimonio; Gravedona, sede dell’ospedale in cui viene ricoverata la nonna di Margherita colpita quasi a morte (seppur involontariamente) da Paolo, e anche della splendida chiesa di Santa Maria del Tiglio, dove la coppia protagonista ha appuntamento con il prete, interpretato dal regista Alessandro Genovesi, che dovrà celebrare il loro matrimonio. Il film sfrutta anche il traghetto che collega il promontorio di Bellagio con le due sponde del Lario (Cadenabbia su quella comasca e Varenna su quella lecchese). Lo utilizzano De Luigi e Siani per raggiungere il luogo delle nozze e, guardando la nebbiolina che avvolge l’orizzonte, si lasciano andare a battute senza freni.

Curiosità

Il film di Genovesi, ispirato alla sitcom britannica della BBC “The Worst Week of My Life”, è stato campione di incassi nei cinema italiani con 9.678.404 euro, confermando il territorio comasco come set portafortuna, visto che già qualche mese prima “Che bella giornata” di Gennaro Nunziante, girato in parte sul lago di Alserio, uno degli specchi d’acqua di origine glaciale incastonati tra i due rami del Lario, aveva stabilito un primato storico, superando con i suoi 43.474.000 euro persino “La vita è bella” del premio Oscar Roberto Benigni. Alessandro Genovesi è un habitué del lago, e in particolare della zona dove ha girato il suo film, poiché quando era piccolo i suoi genitori avevano una casa nella frazione di San Siro (allora comune autonomo) di Acquaseria e ora i suoi suoceri ne possiedono una a Domaso. «Da Como a Gravedona, dove porto mia figlia al parco giochi – ha raccontato il regista - , conosco tutto il lungolago e non è stato difficile identificare i posti più adatti». Nelle stesse zone erano state girate alcune scene di “Renzo e Lucia” di Francesca Archibugi (2004), film tv basato sui “Promessi sposi” di Alessandro Manzoni, con set allestito a Gravedona, dove Palazzo Gallio è stato scelto per fare le veci del castello dell’Innominato.