Cinema. Le Stelle del Lago di Como

 

 Morando Morandini, critico cinematografico

 

Il Lago di Como è riconosciuto come luogo interessante e attrattivo per le produzioni di film, fiction, serie televisive, video musicali e produzioni multimediali in generale e, per questo ha ospitato, nel tempo, ha ospitato diversi set cinematografici.  

Nel volume illustrato “100 anni di cinema tra Como e Lecco”, edito dall’Amministrazione provinciale comasca nel 1996, hanno messo in fila, e in ordine cronologico, oltre due muti, una cinquantina abbondante di film sonori, italiani e stranieri, che offrono almeno una sequenza girata sul Lario. Secondo me, si potrebbe arrivare vicini a quota cento.

Lo hanno filmato illustri registi stranieri come Julien Duvivier (“Carnet di ballo”), Max Ophuls, Pierre Granier-Deferre.

Tra i tanti registi italiani ricordiamo Luchino Visconti, chiamato Lucchinaccio dalla madre, che a Como frequentò il collegio Gallio prima di passare al Liceo Berchet di Milano, filmò sul lago sequenze di “Rocco e i suoi fratelli” (1960), “La caduta degli dei” (1969) e “Ludwig” (1973). Nel 1936, al teatro Sociale di Como ebbe il suo battesimo di palcoscenico come scenografo in uno spettacolo messo in scena da Renato Simoni. Fu a Villa Erba che, colpito da trombosi, mise mano con i collaboratori al tormentato montaggio di “Ludwig”.

«Io ballerò e tu sarai con me… E poi andremo a Tremezzo. Ho una villa laggiù, splenderà il sole… Saremo felici e soli... Sarà divino! Divino! Divino!». Sono i frammenti di un appassionato appello che Madame Grusìnskaya, diva di danza classica sulla via del tramonto, rivolge a Felix von Gaigern, barone indebitato che s’è ridotto a fare il ladro d’albergo, dopo aver passato con lui una notte d’amore che le ha restituito la voglia di vivere. La scena si svolge nella suite di un grande albergo di Berlino. Lei è Greta Garbo, lui è John Barrymore, due degli interpreti di “Grand Hotel” (1932) di Edmund Gouding, tratto da un best-seller (1929) della viennese Vicki Baum, parata di stelle della Mgm che ebbe l’Oscar del miglior film della stagione 1931-’32.

Tremezzo ritorna altre due volte nei dialoghi enfaticamente esclamativi del film: «Un mese a Tremezzo! Voglio sentirmi ancora una donna, una vita semplice, fra tanta pace, tanta felicità!». E più tardi, quando, ancora ignara della morte violenta del suo amato, la Grusìnskaya esce all’albergo per andare in stazione, in partenza con la cameriera personale verso il Sud: «Il sole! - esclama con il volto rivolto al cielo -. Ci sarà il sole a Tremezzo! Avremo un ospite, Suzette».

Facciamo un passo indietro, nel cinema muto, risultano prodotti in quell’epoca cinque film intitolati “I promessi sposi”: 1910, 1911, 1913 (due) e il quinto diviso in due parti di circa tre ore complessive, nel 1922 diretto da Mario Bonnard.

Anche i due film del 1913 sono lungometraggi, prodotti da società torinesi (Ambrosio, Pasquali). Data la durata, si può presumere che gli esterni lacustri dei film manzoniani del 1913 furono girati, come quello di Bonnard, sulle rive del ramo di Lecco, ma sono andati perduti come l’80% del cinema muto italiano. È del 1917 “Malombra” di Carmine Gallone con Lyda Borelli e Amleto Novelli, restaurato nel 1991 dalla Cineteca del Comune di Bologna e reperibili in videocassetta (91 minuti), «film esemplare... in cui i luoghi e i paesaggi, intesi in senso pittorico, sono fondamentali per lo sviluppo della vicenda... tutto costruito intorno all’opposizione interno/esterno...». Come farà nel 1942 Mario Soldati, Gallone sceglie la Villa Pliniana di Torno come epicentro esterno dell’azione drammatica fogazzariana. Nel 1925 è Alfred Hitchcock, esordiente a ventisei anni con “The Pleasure Garden”, che in treno arriva in Italia con una piccola “troupe” e l’operatore Giovanni Ventimiglia, da anni attivo a Londra: Genova, Sanremo e Villa d’Este di Cernobbio, dove due sposini londinesi si recano in viaggio di nozze. Nel celebre libro-intervista di Truffaut, Hitchock racconta con umoristico brio le sue peripezie di giovane regista alle prese con la contabilità, gli scarsi mezzi e le difficoltà del cambio tra sterline, lire italiane, franchi svizzeri e marchi tedeschi. Pur a basso costo, il film era di coproduzione anglotedesca.

Esistono, intanto, almeno tre film in cui le riprese sul centro lago tra Bellagio e Menaggio, uno dei punti più fotografici del Lario, sono abusive, nel senso che la loro azione si svolge altrove. La geografia del cinema è spesso ideale, traslata. Il caso più clamoroso è quello di “C’era una volta in America” (1984), l’ultimo film di Sergio Leone e forse il più importante: una sequenza mostra Robert De Niro nella parte di Noodles, piccolo gangster senza gloria in vacanza europea, ripreso sullo sfondo di un grande albergo del Lido di Venezia. Tonino Delli Colli la girò a Bellagio. Gli altri due film sono hollywoodiani e hanno in comune la villa Diodati sul lago di Ginevra dove nell’estate del 1816 si trovarono riuniti Shelley con la sorellastra Claire, Byron con il segretario Polidori e la diciannovenne Mary Goodwin che due anni dopo, con il nome di Mary Shelley, pubblicò “Frankenstein o Il Prometeo moderno”. Sono “L’estate stregata” (1988) di Ivan Passer e “Frankenstein oltre frontiere del tempo” (“Frankenstein Unbound” 1990) con cui dopo un ventennio tornò alla regia Roger Corman. In una chiesa sconsacrata di Milano fu allestito, su progetto dello scenografo Enrico Tovaglieri, il laboratorio del barone Frankenstein; anche la fotografia fu affidata a un italiano, Armando Nannuzzi che girò alcuni esterni sul Lario.

 

Iniziamo il nostro tour del cinema da Como, con uno sguardo a Brunate.

I testi delle singole schede che andremo a pubblicare sono stati realizzati dal giornalista Pietro Berra.

 

IL CAPITALE UMANO

Como – Cineteatro Politeama

 

Trama

La vicenda comincia una notte, sulla provinciale di una città brianzola, alla vigilia di Natale, con un ciclista investito da un Suv. Che cosa è successo esattamente? L’unica cosa certa è che questo incidente cambierà il destino di due famiglie, quella di Giovanni Bernaschi, top rider della finanza, e quella di Dino Ossola, ambizioso immobiliarista sull’orlo del fallimento. E forse potrebbe cambiare per sempre anche la vita di qualcuno che con quelle smanie di arricchimento non c’entrava niente.

Alcune scene del film sono ambientate al Politeama, cineteatro comasco dismesso da una decina d’anni. Un luogo che, pur avendo attraversato un lungo periodo di decadenza, mantiene un fascino legato alla Belle Epoque che lo vide fiorire: fu, infatti, inaugurato con la “Boheme” di Puccini il 14 settembre del 1910. Teatro a vocazione popolare, ospitò fin dall’inizio ogni genere di rappresentazione: dall’operetta al cinema, dal varietà all’happening futurista e anche concerti memorabili come quello di Duke Ellington. Prima del ciak de “Il capitale umano” Virzì aveva già visitato Como. «Così ho scelto, consapevolmente, questa struttura», ha detto a proposito del cineteatro Politeama, e sia lui che Corrado Fortuna hanno speso parole per il recupero di questa sala storica. Su Twitter il regista ne ha provocatoriamente proposto l’occupazione e l’attore ha postato una foto-denuncia: «Questo teatro incredibile a Como è abbandonato».

Curiosità

Il 2013 è stato l’anno in cui Bollywood ha scoperto il lago di Como. La troupe bengalese di “Rangbaaz” ha girato scene in centro città, fra le quali una coreografia cestistico-musicale in piazza Duomo, e a Bellagio. Nei mesi precedenti erano già approdate sul Lario due produzioni indiane: quelle di “Sarocharu” e “Race Gurram”. Sempre del 2013 va segnalato un film tutto comasco: “Terra e acqua”, racconto della città e del lago, di personaggi e leggende, accompagnato da aneddoti e canzoni. Il tutto firmato da Davide Van De Sfroos, cantautore e scrittore, che abita sul lago, a Mezzegra, e canta nel dialetto della sua terra. Il film si può scaricare da Internet, utilizzando le credenziali contenute nella guida omonima, utile strumento per chi voglia scoprire aspetti originali e caratteristici del Lario.

 

I RAGAZZI DI VIA PANISPERNA

Villa Olmo – Como

Imbarcadero – Cernobbio

 

Trama

Nel 1934 Enrico Fermi (Ennio Fantastichini) e i suoi allievi dell’Istituto di Fisica di via Panisperna a Roma scatenano la reazione nucleare che apre la strada alla bomba atomica. I ragazzi rispondono al nome di Emilio Segrè (Alberto Gimignani), Bruno Pontecorvo (Giorgio Dal Piaz), Edoardo Amaldi (Giovanni Romani) ed Ettore Majorana (Andrea Prodan). Nel film viene raccontato il “lato privato” di questi scienziati, con molta attenzione al rapporto, quasi padre-figlio, che si instaura tra Fermi e Majorana. Un ruolo importante hanno anche la moglie del primo (Laura Morante) e la madre del secondo (Virna Lisi). Infine Enrico (nel film vengono usati solo i nomi di battesimo) si trasferirà in America per sottrarsi al regime fascista e alle leggi razziali e il fragile Ettore sparirà nel nulla, già intuendo il terribile potenziale distruttivo della loro scoperta.

Enrico Fermi e i suoi allievi si ritrovano a Como per un convegno che si tiene a Villa Olmo, dove scattano una foto ricordo davanti alla darsena, con la splendida dimora neoclassica a fare da sfondo. In una scena si vede anche il caratteristico imbarcadero in stile liberty di Cernobbio, dove Laura Morante sale sul battello Concordia e a bordo incontra Prodan/Majorana. La vocazione scientifica, assieme a quella tessile, fanno parte della storia di Como, città che ha dato i natali all’inventore della pila Alessandro Volta. E Villa Olmo è stata per tanti anni la sede storica del Centro di cultura scientifica che a Volta è intitolato e che ancora oggi organizza importanti convegni internazionali.

 

Curiosità

Il battello Concordia, che appare nel film, è l’ultimo degli antichi piroscafi a vapore ancora in servizio regolare sul lago di Como (di recente è stato restaurato anche il coevo “Patria”, utilizzato però solo per cerimonie ed esposizioni). Costruito nel 1926, è stato utilizzato anche in Paprika di Tinto Brass (Italia, 1991), la cui protagonista, una prostituta istriana interpretata da Debora Carioglio, trova infine un ricco e

anziano marito che la porta a vivere sul lago di Como, a Villa Sola Cabiati “La Quiete” di Tremezzo. Ereditate le fortune del marito, acquista il “Concordia” come regalo per il suo amante. Il piroscafo si può anche

 noleggiare per feste e matrimoni, come ha fatto George Clooney il 10 luglio 2010 per le nozze degli amici, e colleghi, Emily Blunt e John Krasinski. Un centinaio gli invitati d’eccezione alla crociera.

 

MUSSOLINI ULTIMO ATTO

Palazzo della Prefettura

Tutta la sponda occidentale del lago

Piazza di Dongo


Trama
 

Mussolini (Rod Steiger), a Milano sotto la protezione dei tedeschi, rifiuta la resa ai partigiani del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia, suggerita dal cardinale Schuster ( Henry Fonda), e decide di fuggire verso la Svizzera, mentre il Fürher ha dato ordine ai suoi uomini di portarlo in Germania. Il pomeriggio del 25 aprile 1945 si trasferisce a Como e il giorno successivo parte con una colonna di mezzi militari tedeschi, seguito dalla sua amante Claretta Petacci ( Lisa Gastoni) e dai gerarchi del fascismo. Cerca di sviare i tedeschi per passare il confine a Grandola, ma non riesce, e prosegue verso l’Alto Lago. Viene fucilato a Giulino di Mezzegra dal colonnello Valerio ( Franco Nero), mandato da Milano per eseguire la sentenza di morte emessa dal Comitato di liberazione nazionale, prima che il Duce finisca nelle mani degli Alleati.

L’intera sponda occidentale del lago di Como, con le sue strade strette e l’atmosfera malinconica, fa da teatro naturale al tentativo di fuga di Mussolini e alla sua cattura. Il Duce e i suoi uomini partono dal Palazzo della Prefettura, nel centro storico del capoluogo (in via Volta), e risalendo la strada statale Regina arrivano fino alla deviazione per Grandola ed Uniti, dove Mussolini tenta invano di sviare i tedeschi per passare in Svizzera solo con i suoi gerarchi (a ridosso del confine la strada diventa un sentiero “adatto più alle capre che alle macchine”, osserva Steiger). Tornata sulla Regina, la colonna procede verso Nord, ma viene fermata da un gruppo di partigiani che hanno l’ordine di far passare solo i tedeschi. Il Duce, allora, abbandona i suoi fedelissimi e si nasconde in un camion di soldati teutonici. Ma sulla piazza di Dongo i partigiani ispezionano anche il camion, riconoscono il Duce e lo arrestano. Mussolini passa la notte nella casa dei contadini De Maria nella frazione Bonzanigo di Mezzegra e la mattina dopo viene portato nella frazione Giulino, dove il colonnello Valerio fucila lui e la Petacci davanti al cancello di una villa. I gerarchi, invece, saranno fucilati sulla piazza di Dongo.

Curiosità

Nel cortile del palazzo della prefettura di Como, Claretta Petacci, l’amante del Duce, confida al fratello l’esistenza di una “magnifica lettera” scritta da Mussolini a Churchill, “un piano per debellare il comunismo una volta per tutte, non solo in Italia ma in tutto il mondo”. Sebbene il Duce, nel prosieguo del film, lamenti che a causa di quella confidenza la lettera sia stata intercettata dai tedeschi, di un carteggio Churchill-Mussolini si vocifera, e si scrive, da decenni. Nel 2010, alcune carte emerse dall’archivio di Churchill hanno confermato che la vacanza fatta dall’ormai ex primo ministro inglese (aveva appena perso le elezioni) sul lago di Como nel settembre del ’45, aveva come obiettivo la ricerca di documenti che avrebbero potuto comprometterlo. Ospite di Villa Donegani a Moltrasio, per tre settimane Churchill intervallò momenti di relax dedicati alla pittura ad acquerello (ne rimane traccia nel dipinto di uno scorcio di Dizzasco, in Valle Intelvi) con vere e proprie missioni, tra cui una a Menaggio per interrogare un comandante partigiano. Pare che Churchill sia riuscito a ritrovare il carteggio e l’abbia bruciato sul caminetto di Villa Donegani.

 

UNA DONNA SCONOSCIUTA

Brunate – Ville Liberty

Funicolare Como-Brunate

 

Trama

Mediometraggio progettato da Federico Fellini tra il 1970 e il ’71. Doveva essere l’episodio da affiancare ad un altro, diretto da Ingmar Bergman, per un dittico, Love Duet (Duetto d’amore), di cui ha invece visto la luce solo la parte realizzata da quest’ultimo, ma nelle dimensioni di lungometraggio: Beroringen / The Touch (in Italia L’adultera). Nel 2010 la Cineteca di Bologna ha realizzato un documentario, assemblando la sceneggiatura che Bernardino Zapponi scrisse per quel film, un filmato della conferenza-stampa di Fellini e Bergman a Roma, nel gennaio 1969, che avrebbe dovuto segnare l’avvio delle riprese, il soggetto, gli appunti e i disegni di Fellini (che sembrano adombrare la fisionomia dell’attore Robert Vaughn), la sceneggiatura inedita di Bernardino Zapponi e le sue emanazioni nei film successivi del Maestro. Il progetto di Love Duet era stato commissionato da un produttore statunitense, Martin Poll, per la Universal.

Nell’ultima stesura Fellini aveva deciso di ambientare la storia della metamorfosi vissuta dall’industriale Raul in una piccola città di provincia alla frontiera fra Emilia e Romagna, tra il 1922 e il 1928. Abbandonato all’improvviso dalla donna amata, una fotomodella, prima di immedesimarsi in lei fino a trasformarsi, fa visita alla madre della medesima, ospite di una casa di riposo ambientata in una villa sul lago di Como. Fellini la trovò a Brunate, dove fece un sopralluogo assieme allo sceneggiatore Bernardino Zapponi. Il “Balcone sulle Alpi”, come è noto il monte di Brunate, che sovrasta la città e il primo bacino del lago di Como, fu tra le principali mete di villeggiatura della Belle Epoque ed è ancora costellato di splendide ville liberty. Zapponi, anni dopo, riferì anche un curioso aneddoto relativo all’ascesa in funicolare, il “trenino” a fune che in soli sette minuti collega il lungolago di Como con il centro di Brunate, a 732 metri di altitudine. Durante il breve tragitto, racconta Zapponi nel libro “Il mio Fellini”, «una signora fissò a lungo Federico: “La guardo perché lei somiglia tanto a Fellini!”. “Già, me lo dicono tutti”, mormorò Fellini» all’arrivo. Senza rivelarsi.

Curiosità

La più celebre delle attrici felliniane, Anita Ekberg, soggiornò sul lago proprio negli anni de La dolce vita (1962), assieme all’allora marito Anthony Steel, sposato nel 1956. Quest’ultimo era impegnato in alcune riprese di un film al Ponte del passo di Sorico. La coppia prese una camera all’albergo Victoria di Menaggio e fu puntualmente immortalata dal fotografo Moro che allora non si faceva scappare una sola della star che frequentavano il Centro Lago. Anita ed Anthony finirono nella sua vetrina accanto ad Adenauer e al posto di un altro grande attore, l’inglese David Niven, che nel 1954 aveva girato sul lago alcune sequenze de L’idolo (titolo originale Love lottery). Nel 1970 venne invece condotto a buon fine un altro film sul lago di Como, “Cuori solitari” di Franco Giraldi, in cui Ugo Tognazzi e Senta Berger sono due coniugi annoiati, che decide di provare lo scambio di coppia nella loro casa di villeggiatura a Cadenabbia. Su YouTube si trova un documentario di 8 minuti, Albert the guardian of Hotel Milano, realizzato dalla fotografa americana L. Mikelle Stanbridge, che racconta la “seconda vita” del più grande degli alberghi brunatesi sorti nella Belle Epoque: nel 1982 è stato comperato dal Maharishi, il santone indiano che negli anni Sessanta ebbe tra i suoi adepti i Beatles, Donovan e Mia Farrow, per farne un centro di meditazione trascendentale. Funzione che ha mantenuto fino al 1999.