Mostre. A cavallo della Storia e dell'Arte

 

A cavallo della storia e dell’arte

Per una volta i cavalli entrano in pinacoteca, e lo fanno con delicatezza (niente a che vedere con i proverbiali elefanti in cristalleria). La nuova mostra della Pinacoteca Züst di Rancate (nel Cantone Ticino) può sembrare strana, ed è invece stimolante e perfettamente congeniale agli spazi e alla missione del museo ticinese che ci ha abituato in questi anni a esposizioni originali, interessanti e – non di rado – inconsuete.

Tra gli obiettivi che la Pinacoteca Züst si è data nel suo lavoro c’è anche quello di sondare e “pubblicizzare” le collezioni private del territorio, e non solo quelle di carattere strettamente artistico. C’è in questo sforzo la curiosità di scoprire l’inesauribile varietà del patrimonio locale (che poi tanto “locale” non è) e la voglia di aprire idealmente le stanze private alla fruzione pubblica (qualcuno – forse – ricorderà la bella mostra fotografica di qualche anno fa dedicata alle stanze piene degli oggetti della vita quotidiana e poi “svuotate”). Dal magico cilindro del territorio è uscito questa volta non un coniglio, ma un cavallo, o meglio: una quantità di possibili cavalli. La collezione di Claudio Giannelli, prioritariamente dedicata ai morsi per cavalli, è infatti tra le più ricche al mondo e presenta, oltre ad alcuni pezzi degni di entrare nei più importanti musei, una miriade di altri reperti utili a farsi un’idea dell’universo equino.

Addomesticato alcune migliaia di anni fa, il cavallo svolge un ruolo fondamentale nella società umana, soprattutto presso quei popoli non stanziali che hanno fatto del movimento (non sempre pacifico) il loro modo di esistere. A tale millenaria storia si deve il valore simbolico che tuttora il cavallo mantiene. Quindi, un’esposizione dedicata al cavallo permette di sondare atteggiamenti culturali e sociali diversi da quelli della società sedentaria (la nostra, certo, ma anche quelle che ci hanno immediatamente precedute).

Al centro dell’esposizione ci sono – appunto – diversi modelli di morso, cioè quell’attrezzo che si mette in bocca al cavallo per guidarlo, e a cui si attaccano le briglie. Gli esemplari in mostra spaziano dai reperti archeologici all’epoca moderna: questi oggetti funzionali sono ovviamente anche occasione di sfoggio del gusto, della ricchezza e del potere dei proprietari, e le varie declinazioni stilistiche permettono di spaziare su orizzonti artistici diversissimi. Le culture delle aree dell’Asia centrale sono particolarmente ben documentate con modelli di grandissimo fascino; l’arte degli Sciti spicca su tutti, con un paio di modelli straordinari. Ma anche i pezzi di epoca romana (di difficile datazione e di ancor più difficile attribuzione territoriale) sono veramente notevoli.

E poi ci sono le staffe, i finimenti, una bellissima sella, molte stampe (tra cui un notevole gruppo dello Stradano, quello stesso che dedicò alla sete una delle prime serie iconografiche), alcuni ritratti equini. Un bellissimo cavallo a dondolo, probabilmente settecentesco, accoglie il pubblico nella prima sala.

L’esposizione, accuratamente allestita, si propone anche un obiettivo didattico, poiché l’universo equino, a dispetto della sua importanza e della sua fama, non è poi così noto nel dettaglio. E quindi alle pareti e nelle vetrine sono disposte indicazioni interpretative e storiche, utili a collocare nel giusto contesto i diversi oggetti esposti.

Ma  ci si può anche limitare a “cogliere la bellezza” di questi oggetti, come si farebbe in un qualsiasi museo.

Il cavallo: 4000 anni di storia.

Collezione Giannelli

a cura di Alessandra Brambilla, Claudio Giannelli

Rancate (Mendrisio), Pinacoteca Züst

6 maggio – 19 agosto 2018

Orari: martedì-domenica 9-12, 14-17 (da maggio a giugno); 14-18 (luglio e agosto); lunedì chiuso

Ingresso: CHF/euro 10, ridotto CHF/euro 8

Info: 004191 8164791, http://www.ti.ch/zuest

 

 

 

 

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.