Mostre. Il mondo femminile ottocentesco

 

 La donna, le arti e la moda dell'Ottocento a Rancate

La Pinacoteca Züst di Rancate continua la sua esplorazione del mondo ottocentesco, aggiungendo, nell’indagine sulla figura femminile, all’approccio artistico anche la chiave interpretativa della moda.

La mostra Divina creatura. La donna e la moda nelle arti del secondo Ottocento affianca, infatti, a una sessantina di dipinti e sculture, ben quindici abiti d’epoca (oltre che una serie di ventagli d’autore). L’abbinamento non è effimero né puramente estetizzante, ma fondativo, e serve a sviluppare un discorso sulla costruzione, la percezione e la comunicazione dell’universo femminile nel secondo Ottocento. Protagonisti sono i vestiti, ovvero l’aspetto “pubblico” dell’apparire femminile (si intende, di un certo tipo di donne, poiché questo discorso può esser sviluppato solo con riferimento a certi ceti e certe classi, segnatamente non certo ai ceti popolari e alle classi lavoratrici), che non sono semplici “rivestimenti” ma contribuiscono a formare il modo stesso di proporsi delle donne, quando non addirittura il loro corpo. Non stupisce quindi che gli abiti siano a volte il soggetto privilegiato dei grandi ritratti “ufficiali” delle donne che contano: abiti scelti per l’occasione tanto dalle donne raffigurate quanto dai pittori, per meglio esprimere il carattere del soggetto (o, forse, l’idea che se ne voleva comunicare).

Sono dipinti di grandissima qualità, perché di grande importanza sociale erano le persone ritratte, e sono quindi abiti di notevole impegno: risulta quindi fondamentale poterli vedere dal vero, in tutta la loro opulenza e raffinatezza ma anche complessità e scomodità. L’abbinamento tra capi d’abbigliamento e opere artistiche è condotto con grandissima cura (a volte, documentatamente, i capi sono proprio gli stessi dal vero, sui dipinti e nelle fotografie), ma soprattutto con l’intelligenza necessaria a condurre il pubblico lungo un percorso storico che alla fine porta al rifiuto di quelle forme e di quei modelli, e quindi alla rivendicazione di altri ruoli e di altri obiettivi per quelle persone. (Ma questa è un’altra storia, che speriamo sia oggetto – prima o poi – di un’altra mostra.)

Tutte queste difficoltà e rigidità non significano però che le donne che indossavano quegli abiti e che posavano per quei ritratti fossero inevitabilmente condannate al ruolo di “manichini”. Ne fanno fede non solo gli sguardi (a volte fieri e provocanti) che si colgono nelle opere esposte, ma anche le storie che è possibile ricostruire: lo dimostra, al di là di ogni dubbio, la vicenda di Carolina Sommaruga coniugata Maraini, approfondita nell’esposizione. Di modeste origini luganesi, sposata a un intraprendente imprenditore che fece fortuna grazie alla coltivazione intensiva della barbabietola da zucchero, scalò, insieme al marito, tutti i gradini della scala sociale fino a superare la soglia della nobiltà romana; eppure, si impegnò in un’opera filantropica nei confronti delle donne e delle ragazze della campagna romana dove erano localizzati gli interventi dell’azienda di famiglia, che superano i limiti del “paternalismo” (e in questo caso la parola è particolarmente inadeguata) per attingere ad alcuni elementi tipici dell’“assistenzialismo” più maturo.

L’esposizione di Rancate, accanto al nucleo forte di ritratti e di abiti, espone poi numerosi quadri di genere, per rendere possibile una intuitiva ricostruzione del contesto in cui queste persone si muovevano, e una notevole serie di ventagli d’autore (complementi d’abbigliamento di utilità pratica, nobilitati da interventi “personalizzati” di grandi artisti dell’epoca).

Così, tra opere di Vittorio Corcors, Mosè Bianchi, Giovanni Boldini, Vincenzo Vela, Paul Trobetzkoy (bellissimo il suo bronzo raffigurante Adelaide Rätzsch), i ventagli di Giovanni Segantini  e Gaetano Previati, gli abiti delle sartorie parigine, milanesi, romane (ma c’è anche un completo di provenienza comasca), si può non solo ammirare tanta bellezza (ed effettivamente la bellezza femminile è spesa come valore) ma anche ricostruire un percorso storico che, al fondo, cambia non poco i caratteri della modernità.

Accuratissima la regia di Mariangela Agliati Ruggia, Sergio Rebora e Marialuisa Rizzini che hanno ideato e realizzato una mostra godibilissima e insieme estremamente profonda, nonostante le proporzioni contenute.
A dimostrazione che non sempre sono indispensabili le “grandi mostre”.

Coordinate mostra:

Divina creatura
La donna e la moda nelle arti del secondo Ottocento
a cura di Mariangela Agliati Ruggia, Sergio Rebora, Marialuisa Rizzini

15 ottobre 2017 – 28 gennaio 2018
Pinacoteca cantonale Giovanni Züst - Rancate

Orari: martedì-venerdì 9-12 14-18 / sabato, domenica e festivi 10-12 14-18 /lunedì chiuso
Ingresso: Chf/euro 10 - ridotto Cfh/euro 8
Info: tel. 004191 8164791 / sito. http://www.ti.chi/zuest

 

Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.