Rinascimento italiano in Ticino

Due mostre in Ticino sul Rinascimento ( italiano )

Inaugurate in questi ultimi giorni due interessanti mostre al Museo Cantonale d’Arte di Lugano e alla Pinacoteca Züst di Rancate che indagano differenti aspetti dell’arte del Rinascimento.

Si tratta di due esposizioni molto diverse, per contenuto e taglio metodologico, ma viste in rapida successione consentono di farsi un’idea non appiattita sulle semplificazioni scolastiche di un’epoca considerata centrale per lo sviluppo della cultura europea.

La mostra di Lugano è dedicata all’opera del Bramantino, ovvero Bartolomeo Suardi, uno dei protagonisti del Rinascimento in Lombardia. Il Bramantino è il personaggio chiave del passaggio tra Quattro e Cinquecento e interpreta al più alto grado la complessità di un’epoca tutt’altro che determinata dalla lineare diffusione dei modelli toscani e fiorentini. Lo straordinario percorso artistico è ricostruito con dovizia di esempi lungo tutto l’arco della sua vita, dalle prime opere fino a quelle estreme, tra cui La Fuga in Egitto, custodita nel santuario ticinese della Madonna del Sasso a Orselina e presentata in mostra dopo un accurato restauro. Ne esce una ricostruzione in buona parte nuova del ruolo della Lombardia nella costruzione del linguaggio artistico rinascimentale.

La mostra di Rancate Doni d’amore propone l’utilizzo di molteplici testimonianze artistiche e visive per presentare alcuni momenti fondamentali della vita di società e di relazione tra Quattro e Cinquecento: il fidanzamento, il matrimonio, la nascita dei figli. Grazie a opere e oggetti di tipologie assai diversificate (e soprattutto inconsuete, tanto da passare di solito inosservate agli occhi della maggioranza del pubblico) si ricostruiscono il ruolo della donna e i cerimoniali sociali nelle classi elevate del Rinascimento: gioielli, cofanetti, cassoni, indumenti, culle, girelli, piatti e coppe da parto si affiancano a dipinti e volumi figurati, in un percorso espositivo che, per quanto contenuto, è ricco di stimoli e di sollecitazioni all’approfondimento.

Se nella prima mostra c’è un grande sforzo di rinnovare il percorso interpretativo della storia dell’arte intesa nel senso più classico, nella seconda c’è l’obiettivo di usare l’arte come chiave per aprire la comprensione delle epoche passate.

Le mostre sono accompagnate da approfonditi cataloghi: quello sul Bramantino (davvero imponente) è a cura di Mauro Natale, quello sui Doni d’amore di Patricia Lurati. Per entrambe c’è tempo fino all’11 gennaio 2015.
[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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