Visioni. Lorini dipinge la realtà

 

Pierantonio Lorini allo Spazio Natta di Como

 

Pierantonio Lorini Acquerelli

Spazio Natta, via Natta 18, Como

17 – 25 settembre 2016

Dal martedì al venerdì: 15 - 19

Sabato e domenica: 10 – 19

Lunedì chiuso

 

Immagini e colori della realtà; scorci di lago, di Como, di montagne e particolari misteriosi di radici. Pierantonio Lorini, dirigente comunale, ingegnere, progettista di strade e studioso dei trasporti ha una (quasi) doppia vita “artistica”. Ha certamente una passione che ha coltivato con la pratica e poi con lo studio e che ora porta al pubblico con una mostra allo Spazio Natta di Como.

Un’esposizione ricca di temi a lui cari e frutto di qualche anno di lavoro e di pratica dell’acquarello: una tecnica tanto delicata quanto immediata.

Cosa spinge un ingegnere che si occupa di calcoli, di rigore, di progetti… ad usare l’acquerello? Un professionista che pratica il calcolo, che ha tempo per decidere, che può anche mutare idea… che cosa lo spinge a dedicarsi ad una tecnica – l’acquerello – che impone immediatezza; che non ammette ripensamenti?
L’acquerello richiede conoscenza e determinazione. Conoscenza del soggetto che si vuol rappresentare e conoscenza della tecnica; l’acquerello è bello se è immediato, se il segno è preciso, secco, netto. Forse è questa l’affinità con l’attività dell’ingegnere.

Da dove nasce e quando si sviluppa tale passione?
Le motivazioni nascono da lontano. Dalla mia passione  per la natura, dall’interesse per il dipinto. Prima ho praticato altre tecniche e ho iniziato con pochi colori: album piccolissimi, formato cartolina, nello zaino. Li portavo durante le mie escursioni. Ho iniziato come autodidatta poi ho affinato la conoscenza della tecnica grazie a Giuliana Valli; ho seguito dei corsi, dei workshop col maestro Angelo Gollini poi con l’artista Pinuccia Tertagni che mi hanno permesso di crescere. L’acquerello è un modo, è una tecnica che mi serve – e che mi dà un equilibrio – anche per l’altro lavoro di ingegnere.

In questi dipinti non c’è niente di fantastico; sono tutti una rappresentazione, certo molto originale, della realtà.
Forse qualcosa… la stessa opera utilizzata per gli inviti nasce dal fantastico, dal casuale, dal gioco dell’acqua, del colore che però ho riportato nella realtà.

Sembrano radici.
Sono “radici”; l’altro invito riprende “Di notte col sentiero dei faggi”. Si tratta di un gioco piacevole di colori, di acqua e di casualità di immagini note e conosciute

Si colgono, nelle diverse opere, accentuazioni di colore; ogni opera è caratterizzata da una dominante cromatica.
Probabilmente il monocromatico permette di raggiungere effetti che l’uso di più colori non consente. Ci sono colori che amo particolarmente… come il grigio o la terra di Siena bruciata… non saprei dire con precisione. Certo: nei paesaggi urbani uso il “grigio di payne” con qualche sfumatura di cobalto, con la terra di Siena che scalda un po’. Sono i colori che prediligo.

Come si realizza il dipinto: con appunti, immagini, dal vivo?
Bisogna conoscere il soggetto. In genere, come per questa mostra, le opere sono realizzate “en plein aire”; tutte quelle di minime dimensioni e qualcuna di dimensione medio grande. Quelle fatte in studio sono opere su immagini che ben conoscevo; solo con la conoscenza si riesce a restituire l’immediatezza dell’opera.

Opere che si realizzano dopo una visione di paesaggio o di uno scorcio?
È un recupero della memoria, ma anche memoria viva, fresca.

Questo lavoro è una specie di diario?
Sì. Molti dipinti sono momenti della mia vita, delle mie passeggiate in montagna, dei miei sopralluoghi.

Si nota un maggiore interesse per le cose, per i paesaggi, per gli edifici; le persone sono quasi assenti.
L’inizio di questa attività è nata dalla voglia di dipingere “en plein aire” quindi era un interesse verso i paesaggi. Qui a Spazio Natta presento anche  qualche ritratto, ma sono un piccolo numero.

 

Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.