Libeskind. Dibattito in Biblioteca

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Comune di Como: presentazione del progetto libeskind

Si poteva immaginare che sarebbe finita così: con tutto il pubblico (abbastanza folto ma non numerosissimo) rientrato a casa e fermo sulle posizioni che aveva all’entrata. Errore di comunicazione o di strategia?

Ad una platea di architetti, professionisti, associazioni e attenti cittadini l’Amministrazione comunale (Mario Lucini, Lorenzo Spallino) si è presentata per illustrare una decisione già presa. Una mossa che ha subito suscitato la rabbia di un manipolo di Forza nuova che al grido di “Vergognatevi” e “Tutto è già deciso” e agitando le braccia ha – come si dice – lasciato l’aula guardato a vista da due agenti della Polizia locale e bonariamente redarguiti dal conduttore Bruno Profazio.

La serata è iniziata dunque con qualche scalpito incassato con compiacenza dai relatori, ma che ha dato l’avvio a una serie di “sermoncini” (parole sue) del conduttore che, invece di “moderare”, tendeva a convincere il pubblico sulla bontà dell’opera e sul senso di responsabilità dell’Amministrazione. Ovviamente il pubblico, quello non convinto della bontà dell’opera, ma che – magari – simpatizzava con l’Amministrazione s’è trovato spiazzato.

E qui sta il punto.

Come bene ha illustrato il dirigente del Comune Architetto Giuseppe Cosenza: l’iter dall’ideazione alla realizzazione, pur trattandosi di un cosiddetto “dono”, si deve mantenere entro le regole fissate dalle leggi. Nessuna obiezione: né da parte degli Amici di Como (rappresentati dal presidente Silvio Santambrogio), né del pubblico.

Tuttavia, la storia del Monumento di Libeskind inizia ufficialmente un anno fa ed è stata mantenuta riservata, ma sarebbe meglio dire segreta, lasciando solo trapelare qualche notizia prontamente ripresa dei media locali.

Ciò ha provocato qualche ansia nelle associazioni che da anni si occupano della salvaguardia del territorio comense e nei cittadini più attenti all’abuso che se ne è fatto in questi decenni.

Buona parte del pubblico presente – comunque – non era in disaccordo sulla realizzazione del Monumento eppure è sembrato un sopruso il modo con il quale l’Amministrazione ha condotto l’operazione. Che poi gratuita non è del tutto e che richiede al totale un milione e centomila euro, Iva compresa.

La cifra (con un mezzo milione circa di sponsorizzazioni che serviranno a pagare i lavori) non è stata il centro del dibattito o delle osservazioni, ma semmai lo è stata la collocazione (sul tondello della diga foranea, ampliato), sui tempi di realizzazione (finito tutto il 30 aprile 2015?), sull’impatto visivo e sull’uso dell’immagine complessiva delle bellezze del Lario…

L’errore dell’Amministrazione è stato di non aver mostrato le carte all’inizio della procedura ed ora di pretendere il consenso generale. Assumendosi – involontariamente – anche responsabilità non sue perché, come non era difficile prevedere, son comparsi come fantasmi fastidiosi i soliti temi: paratie, Ticosa, degrado, urbanizzazione selvaggia, giardini da schifo eccetera…

Inoltre: ma che dibattito è fare in modo che le parti si equivalgano già dall’inizio per ottenere una sorta di parità virtuale o addirittura virtuosa? (si chiedeva di prenotare gli interventi esprimendo il gradimento dell’opera; cosa mai vista!)

Ora, invece di essere solo “bonari” e “responsabili” ci si sarebbe aspettati una presentazione dal piglio duro ovvero un discorso chiaro sugli indirizzi dell’operazione che non stanno per niente nell’ambito dell’Architettura o dell’Arte o della Scultura, ma semplicemente in quello del marketing: quanto costa, quanto rende.

Come ha ben precisato un giovanetto di nobili lombi che con linguaggio spericolato ha detto: “Questo monumento è una figata”, ma speriamo – per dirla sempre allo stesso modo – che alla fine, l’operazione nel suo complesso,  non sia una puttanata.

Libeskind. Entrare nel merito

La Provincia di Como: video della serata

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