Libeskind: Come si guarda e cosa si dice

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Darko Pandakovic — Dibattito intorno al monumento donato da Libeskind: lettera del presidente di Chiave di Volta…

 

Nella lettera aperta, Darko Pandakovic, Presidente dell’Associazione, ribadisce e rinnova l’impegno di CHIAVE DI VOLTA per le ragioni dello sviluppo armonico della città e del territorio.

Il dibattito sollevato in città sul “monumento Libeskind”, estremizzato da facili e superficiali schematizzazioni “pro o contro” oppure, ancora peggio,  “pro o contro le novità” ha atrofizzato valutazioni razionali ma soprattutto ha evitato il punto centrale, la chiave di volta, sulla percezione artistica e la sensibilità alla bellezza.

La lettera:

Nel corso del 2013 CHIAVE DI VOLTA ha organizzato una serie di incontri presso la Pinacoteca di Palazzo Volpi sul tema “Come si guarda, che cosa si dice di un’opera d’arte” . Quel titolo esprimeva l’impegno a riflettere criticamente su come viene oggi presentata un’opera d’arte e in che senso viene considerata tale. Ai nostri incontri hanno dato un contributo esperti di diverse discipline, incrociando punti di vista e opinioni.

Ritengo che quel nostro lavoro e l’impegno costante che dedichiamo all’approfondimento di questo cruciale tema, in tempi di grande disorientamento e confusione, sia opportuno e in un certo senso “profetico”.

Il dibattito sollevato in città sul “monumento Libeskind”, estremizzato da facili e superficiali schematizzazioni “pro o contro” oppure, ancora peggio, “pro o contro le novità” con l’immancabile riferimento alla “contrastata Torre Eiffel” di Parigi del 1889 (!!), ha atrofizzato valutazioni razionali ma soprattutto ha evitato il punto centrale, la chiave di volta, sulla percezione artistica e la sensibilità alla bellezza.

Sono stato cofirmatario il 14 settembre, a titolo personale e non come presidente di CHIAVE DI VOLTA (per non implicare l’Associazione in un dibattito che poteva avere risvolti politici), di una lettera aperta che chiedeva all’Amministrazione di ubicare il monumento in altra sede per non coinvolgere tutte le visuali del primo bacino del lago.

Il paesaggio del primo bacino è costituito dalla sequenza di ville, giardini, profili di montagne (villa Gallia, villa Olmo, Grumello, villa Geno, profilo della città storica, monte di Brunate, torre del Baradello, …) che si affacciano sulla grande “piazza” del lago. Questa “piazza” d’acqua, costituita – da sempre – da soli elementi funzionali (diga e molo di S. Agostino, pontili, approdi per la navigazione privata) è intensamente animata dal movimento di barche e battelli.

E’ evidente che il centro di questo spazio costituisce un punto focale di ineguagliabile importanza ed è pure evidente che qualsiasi episodio inserito in questo punto focale acquisisca una incomparabile rilevanza.

Qualsiasi forma posta sulla rotonda della diga, al centro di tutte le visuali che si incrociano nel primo bacino del lago, diventerebbe “espressiva” perché è il luogo stesso che le conferisce intensità. In parole più semplici: è un giochino facile mettere proprio lì qualcosa che si noti….

L’opera si presenta come un “parassita” del luogo eccezionale e da esso trae forza.

Analoga rilevanza acquisirebbe un qualsiasi oggetto posto al centro di piazza del Campo a Siena o davanti a piazza S. Marco a Venezia o nel centro del canale della Giudecca.

Ad un artista o ad un architetto, se è davvero bravo, chiediamo che sintetizzi e risolva uno spazio difficile, che lo renda da insignificante, espressivo… Ecco perché abbiamo detto “fatelo ma non lì”, e la provocazione ha funzionato perché nessuna voce ha spiegato il senso vero di quell’opera, in un luogo che già di per sé è bello.

A difesa dell’intervento è stato detto che “l’architetto è famoso” . Cosa si dice dell’opera d’arte? … che l’autore è famoso!?

E’ stato altresì detto che il monumento in onore di Volta riprendeva le iniziali del suo nome. Cosa si dice dell’opera d’arte? … in omaggio a un personaggio si rendono ben visibili le sue iniziali!?

E’ stato detto ancora che si trattava di un omaggio alla luce, ma su questo si sospendeva ogni valutazione perché in quella data non erano stati pubblicati disegni o bozzetti.

Siamo stati perplessi di fronte a questo modo di disporre degli spazi e del patrimonio culturale pubblico: come se sia più importante impossessarsi di un manufatto, cui si attribuisce valore magico, che non interessare e coinvolgere la cittadinanza sulle forme che l’evoluzione della città potrà assumere: unico passaggio valido perché la città migliori nel sentimento di appartenenza e di identità dei suoi abitanti.

Colpo di scena! Mentre martedì mattina [23 settembre 2014, Ndr] i giornali pubblicano il bozzetto ambientato dell’opera e a Como si svolge la presentazione ufficiale della stessa, si diffonde in rete l’immagine di un grattacielo proposto da Libeskind per la Gazprom di San Pietroburgo nel 2006 con le identiche precise forme del monumento di Como. Si ha subito l’impressione che Libeskind stia regalando a Como il modellino, usato, del suo grattacielo: il modello in scala ridotta del Palazzo a San Pietroburgo, mai realizzato per incompatibilità ambientale in una città Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Nulla a che vedere con le pubblicizzate meditazioni sul ruolo innovativo di Alessandro Volta, sulla Luce e sul Lago di Como.

Durante la presentazione campeggia la scritta: “The Life Electric che si ispira alla tensione elettrica tra due poli di una batteria, il grande dono di Volta all’umanità“ firmato Daniel Libeskind. Erano due poli di batteria anche per il grattacielo di Gazprom?

Delle due una sola può essere quella vera: o Libeskind ha raccontato un’altra storia a Putin nel 2006 oppure ha improvvisato un nuovo racconto per i comaschi nel 2014.

E le iniziali di Volta valevano anche a San Pietroburgo? Stiamo dunque imparando come si guarda e cosa si dice di un’”opera d’arte”.
Essa è tale perché l’autore è famoso (o solo soggetto di grande pubblicità?) che a posteriori racconta qualsiasi cosa per giustificare una forma, come i fatti hanno dimostrato, casuale e arbitraria, riciclata senza riferimenti al luogo in cui viene installata.

Ma, ironia a parte, noi ci domandiamo ancora come si guarda e cosa si dice di un’opera d’arte.

Gli amministratori, i giornali, alcuni sedicenti artisti, hanno dimostrato che non entrano nel merito di alcuna valutazione ma si soffermano allo schematico dualismo pro o contro l’innovazione, facendoci credere che la novità è comunque un merito (novità, in ogni caso e se mai, per la città di provincia!).

Abbiamo anche imparato che chi vuole infrangere le interpretazioni banali e rozze del problema viene pubblicamente aggredito e offeso.

Eppure noi vorremmo approfondire i criteri con cui liberamente si cerca di comprendere un’opera d’arte, vorremmo che qualcuno fosse in grado di far capire a tutti perché una forma è considerata espressiva del presente, in un dialogo che entri nel merito figurativo, dei criteri creativi e della percezione, fondati sulla conoscenza delle “teorie e forme della figurazione”, sull’impatto sociale delle forme, sulle reazioni psicologiche, e oggi dobbiamo aggiungere neurocerebrali di ogni forma sulla vita, sul subconscio, sull’umore dei cittadini, nel rispetto soprattutto dei più giovani per i quali tutte le forme sono significative e perciò educative.

CHIAVE DI VOLTA è impegnata su questo fronte: capire le forme del patrimonio artistico passato e della contemporaneità, sentirsi responsabili della conservazione delle testimonianze storiche e delle trasformazioni del presente, saper essere felici per ogni espressione bella che può accompagnare la nostra vita.

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