Letture. Al Salone del Libro di Torino: tanta curiosità, ma acquisti?

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La domanda è: perché le case degli italiani (non tutte) non hanno libri e perché le Fiere o Saloni dei libri son piene di gente?

Perché si vede tanto (apparente) interesse per la lettura mentre chiudono a una a una le librerie cosiddette indipendenti e faticosamente sopravvivono le “catene”? Ma i dati sono drammatici e non si sa che dire all’osservazione “che in Italia si vendano più mutande che libri”: sarà una questione d’igiene non mentale…?

Ormai il libro è un mattoncino della grande costruzione spettacolare di una cultura soprattutto televisiva: basta ascoltare l’Autore, sentir dalla viva voce genesi, tormenti creativi e trama e il libro è letto. O quasi. Non serve neanche comperarlo.

Al Salone del Libro di Torino, giunto alla 32esima edizione, persino lo spazio “firmacopie”, messo all’uscita di ogni presentazione, fa parte dello spettacolo. Un libro firmato e dedicato è sempre un bel regalo e neanche costoso…

Ma il simbolo vero di ogni festa del libro che si rispetti è il telefonino dal quale non staccano gli occhi autori, editori, opinionisti, presentatori e lettori. Tutti – ormai – guardano i libri attraverso il monitorino che è occhio informatissimo e veloce di tutto quel che si vorrebbe sapere.

Comunque, la festa continua sia a Torino che altrove (e anche a Como con LarioBook e poi Parolario a breve e la Fiera del Libro alla fine di agosto…) ed a Torino è un piacere vedere schiere di bimbetti giustamente analfabeti, ma non ignoranti, anzi curiosissimi, sparpagliarsi ordinatissimi negli stand colorati pieni di “libri oggetto” da cui un giorno magari dipenderà il loro essere uomini e donne consapevoli e informati come oggi sono bimbe e bimbi vivaci, curiosi, attenti, allegri e ancora non troppo conformisti.

[Questa nota è stata scritta al Salone, su un sedile di libri di carta, usando un telefonino…]