Lettere dal Nord: “Un po’ di ossigeno”

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Trondheim, 23 agosto 2019

Non so voi ma io alcuni fine settimana mi alzo dal letto e penso che, almeno quel giorno, vorrei non leggere le notizie. Non e’ per voltare la faccia… nessuno pretende di vivere senza avere la consapevolezza di questo mondo, ma a volte mi sembra di non avere gli anticorpi per reggere tutto quello che succede. Perché tra le violenze sui bambini, la cattiveria delle persone nei confronti dei più deboli, lo scempio che stiamo facendo a questo pianeta, gli egoismi che prevalgono su tutto… a me manca il fiato. Davvero. A volte devo smettere di leggere perché mi sembra di non riuscire più a respirare. E’ troppo, troppo per pensare non solo di vivere felicemente, il che lo riserviamo agli stupidi (come diceva qualcuno), ma anche solo per pensare di sopravvivere senza sentirsi coinvolti in quello che la tua razza e’ capace di fare.

Mi vengono in mente alcuni senzatetto che ho incontrato in passato a Milano (quando frequentavo una piccola associazione di aiuto alla Stazione Centrale). Parlando con loro, mi rendevo conto che erano persone normalissime, che avevano avuto una vita ordinaria (non tutti, certo) e, a seguito di eventi traumatici, non erano riusciti a reggere lo shock e se ne erano andati. Ricordo una signora che, dopo mille sere insieme, mi aveva confidato di aver perso una figlia e di essersene andata da casa dopo quella perdita. Poi pero’ a casa non era piu’ riuscita a tornarci, per la vergogna di aver lasciato sola l’altra figlia. E cosi’ aveva iniziato a vivere per strada e a bere per non pensare. E le cose non erano certo andate meglio.

Alcune persone non hanno gli anticorpi per la vita, in questo mondo, e molte volte penso di non averli nemmeno io, di fronte alle sofferenze degli altri.

Nell’ultimo mio viaggio di lavoro a Oslo, arrivata in stazione centrale, nel sottopasso della metropolitana, ho visto una ragazzina accovacciata sul pavimento del corridoio, che dormiva. Sembrava un angelo, con quel viso pulito e quei capelli biondi. Non si crede a quanti ragazzi fanno uso di stupefacenti, in Norvegia, una terra dove il benessere dovrebbe aiutare i giovani ad andare incontro alla vita e non a distruggerla. Eppure anche qui, nonostante il sistema sociale, nonostante la situazione economica, queste vite si perdono per strada.

Io non so come si fa ad evitarlo. Me lo chiedo ogni giorno, guardando Carlotta che cresce. Come si fa a dare ai nostri figli gli anticorpi per questa vita. So di correre un rischio molto elevato. Perche’ ogni volta che spiego a Carlotta l’importanza dell’empatia verso il prossimo so che la sto esponendo ad una futura sofferenza. Perche’ le insegno a riconoscere se qualcuno e’ in difficolta’ e le sto dicendo che e’ qualcosa della quale, come essere umano, lei si deve occupare. Forse come madre vivrei meglio con una figlia superficiale ed egoista, che pensa al suo solo interesse e benessere. Ma credo che, se tutti i genitori facessero cosi’, questo mondo finirebbe domani. Spero che Carlotta, un giorno, lo capisca. E spero che sappia che il suo contributo, pur piccolo che sia, rendera’ il mondo un posto migliore per tutti. Questo e’ lo stesso impegno che i suoi genitori hanno preso. Questo dovrebbe essere l’impegno di ogni essere umano su questo pianeta.

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La mia amica Maria Azucarena, messicana di nascita, spagnola nel passaporto, con marito danese e che vive in Norvegia (insomma, una che di realta’ ne ha viste parecchie..), ha detto ai suoi figli che in casa si sarebbero fatte delle scelte per limitare il loro impatto sul surriscaldamento globale. Questo avrebbe comportato delle restrizioni nella vita quotidiana, delle modifiche alle loro giornate, da quello che sarebbe stato servito in tavola alle modalita’ di trasporto, di scelta di vestiario ecc. Conoscendo la mia amica, posso dire con certezza che questa scelta deve essere stata a dir poco impattante sulla vita famigliare, soprattutto dei due ragazzi, appena adolescenti. La figlia le ha risposto che quelle scelte non li avrebbero salvati, perche’ finche’ tutti gli altri loro compagni di scuola e amici avrebbero continuato a vivere fregandosene dell’impatto che la loro vita poteva avere sull’ambiente, il mondo era comunque destinato a morire e loro sarebbero stati comunque condannati. Quindi le ha detto che, da un lato, si era chiesta perche’ loro dovessero rinunciare a tutte le loro comodita’ e alle loro abitudini se comunque erano destinati a estinguersi con il resto della razza umana. Poi pero’ ha pensato che, se tutte le persone che potevano fare qualcosa avessero fatto questo pensiero, nessuno alla fine avrebbe fatto nulla e non ci sarebbe stata nemmeno piu’ la speranza di poter far sopravvivere questo mondo. Cosi’ le ha detto che capiva la sua decisione, e la approvava, e la avrebbe portata avanti, perche’ quella speranza di cambiare le cose era un po’ di ossigeno che la avrebbe aiutata a superare le prove di ogni giorno. Adoro quella ragazzina.

Pensiamoci quando dobbiamo scegliere cosa mangiare, quando dobbiamo scegliere cosa comperare, quando ci troviamo nella situazione di poter aiutare qualcuno, anche rinunciando noi a qualcosa, quando dobbiamo pagare le tasse, quando dobbiamo fare qualcosa per la comunita’, quando ci viene richiesto di mettere da parte noi stessi per il bene degli altri. Un po’ di ossigeno. Magari non cambiera’ il mondo ma cambiera’ di certo la speranza di poterlo cambiare.