Lettere dal Nord: supereroi

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Trondheim, 30 marzo 2019

Per qualche giorno è girato un video, su internet, nel quale un papà norvegese travestito da Elsa (eroina del cartone animato Frozen) ballava con suo figlio di 4 anni che indossava lo stesso costume: un lungo abito azzurro con ampia gonna e corpetto.
Il genitore ha spiegato che ritiene importante superare i pregiudizi e gli ostacoli apparenti legati al genere e quando suo figlio gli ha espresso la volontà di travestirsi da quel supereroe, lui non ha avuto problemi a comperargli il costume, anzi, ne ha preso uno anche per se.
Al di là del fatto che si possa o meno essere d’accordo sul mettere un video su internet con il proprio figlio, il papà norvegese autore del video è assolutamente da lodare. Nell’intervista che gli è stata fatta a seguito delle reazioni generate dal video stesso, ha detto che Elsa è la prima eroina indipendente, la prima che celebra davvero l’universo femminile, perché non ha bisogno di nessun principe che la salvi.. Elsa si salva da sola. È il primo supereroe femminile che finalmente vediamo sullo schermo dei piccini. E lui dice che, giustamente, proprio per questo Elsa va celebrata. Per suo figlio, Elsa è un supereroe e, allo stesso modo in cui vuole travestirsi da Batman o Superman, vuole travestirsi anche da Elsa.

Lo stesso è successo alla mia collega: il suo bimbo voleva un vestito da femmina, per giocare con la sorellina. E lei glie lo ha comperato. Semplice.
Quante cose ci insegnano questi bimbi.. in questo mondo di pregiudizi e inutili paure. Ci ho pensato ieri sera, tornati dalla lezione di nuoto di Carlotta in piscina.

Carlotta purtroppo soffre di eczema atopico. È una specie di rush cutaneo che viene e va a seconda delle temperature, di quello che mangia e a seconda di quello che fa. È fastidioso, perché prude, e nelle forme più gravi può produrre lacerazioni sulla pelle. Per fortuna il suo è un caso ormai ‘lieve’ e si limita ad avere dei puntini qua e là che se ne vanno usando opportune creme. Ma con la piscina l’eczema non va proprio d’accordo. Carlotta adora nuotare, tuffarsi lanciandosi in aria e rotolandosi giù per gli scivoli. È proprio felice e non le negheremmo mai queste esperienze. Così, da quando ha due settimane di vita, ogni volta che entra in piscina (almeno una volta alla settimana), la cospargiamo di una apposita crema grassa, talmente grassa che non va via dalle mani, dopo che glie la hai spalmata, nemmeno a lavarla con il sapone. Devi ustionarti con l’acqua bollente per farla sciogliere e levartela dalla pelle. Con il passare del tempo le attività che fa in piscina sono diventate sempre più elaborate e ora siamo arrivati a fare lunghi percorsi su tappeti galleggianti, o a strisciare in cunicoli finendo per tuffarci da piccolo trampolini. Ma tutto quel contatto di gambe, pancia e piedi sui tappetini riesce a intaccare persino quello spesso strato protettivo di crema burrosa, lasciando, ad ogni uscita dalla piscina, vistose macchie di eczema che bruciano e prudono per tutto il resto della settimana. Insomma, un disastro.

Così abbiamo deciso che avremmo dovuto comperare un costume che le coprisse gambe, piedi e busto, onde evitare il contatto diretto con le superfici. E così abbiamo fatto: costume intero, pantaloni lunghi e calzari. Li puoi comperare dei colori più vivaci e allegri del mondo, ma la faccia di Gabri, del suo papà, quando la ha vista uscire dallo spogliatoio, la ho impressa nella mente. Diceva, senza parole, ‘povera bimba’. Qualcuno ci ha osservato, curioso, mentre andavamo alla vasca dei bimbi piccoli, come su una passerella che metteva in mostra la nostra bimba, vestita in modo diverso dagli altri, dato che la piscina dei piccolo è dalla parte opposta degli spogliatoi. Forse sembravamo strani perché io e Gabri avevamo un costume ‘tradizionale europeo’ mentre lei era tutta coperta. In realtà, devo dire, non molti la hanno notata: in piscina ci sono anche bambini che hanno diversità fisiche e hanno imbragature speciali che li aiutano a nuotare o ci sono persone musulmane che usano costumi che coprono tutto il corpo (ma sono donne adulte, non bimbe).. e in genere comunque i Norvegesi non hanno quella brutta e fastidiosa abitudine di guardare con compassione chi è diverso. Le diversità sono parte integrante della cultura e della quotidianità e nessuno in genere ci fa caso.

Comunque… Carlotta, in tutto questo?

Quando le ho fatto vedere il suo nuovo costume (sarebbe meglio dire ‘travestimento’), negli spogliatoi, ha esclamato un ‘wooooooow’ con quella sua vocina acuta e felice. Non vedeva l’ora di metterselo. La osservavo mentre girava per lo spogliatoio, allungando i piedini per ammirare le sue nuove ‘calzette’, controllando che fosse tutto al suo posto. È corsa fuori dal suo papà, per farsi vedere. Ha spento quella faccia triste con il suo «papà, papà» e battendo con le manine sulla pancia dove, dal suo nuovo costume, svettava una vistosa barchetta, come a volersi far ammirare. Era felicissima. Ha saltato più del solito per tuffarsi, era scatenata nel percorso sui galleggianti, è pure stata l’unica bimba che si è tuffata di testa dentro al cerchio galleggiante.
Era il suo costume da supereroe. Carlotta, che non ha ancora due anni, ci ha mostrato come una diversità, come una situazione sfavorevole, possa diventare il tuo punto di forza. Dipende da te. Sei tu che fai la differenza.

I bimbi sono i nostri supereroi.

A presto
Arianna