Lettere dal Nord: “Sapore di sale”

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Trondheim, 27 aprile 2019

Magari fosse la canzone del grande Gino (Paoli).

Il “sapore di sale”, in Norvegia, può ‘sbucare’ nel bel mezzo di un gelato alla crema, in una caramella o in una barretta di cioccolato. Ma andiamo con ordine..

Il primo incontro è stato al supermercato. Finisco di mettere nel carrello le cose sulla mia lista e mi avvio alle casse. E anche qui, come in tutti i supermercati, prima delle case c’è quella zona ‘last minute’. In pratica, tutti i prodotti che, secondo chi organizza gli scaffali, puoi esserti dimenticato nella lunga strada tra le corsie strabordanti di pacchetti luccicanti pressati uno accanto all’altro, te li trovi belli comodi prima dell’uscita. Ok, diciamo che questa e’ la mia interpretazione un po’ naive del tentativo delle varie catene di far spendere agli utenti inutile soldi per un rasoio usa e getta che tanto non gli serve, delle caramelle al cactus, delle barrette proteiche delle quali ignoravano l’esistenza fino a due minuti prima o il pacchetto scontato di mirtilli dal Perù dei quali e’ visibile il solo lato superiore (l’inferiore, lo scoprite a casa, è tutto ammuffito).

Io sono caduta sulle caramelle. Purtroppo ai tempi non c’era ancora Carlotta che, nella sua esperta saggezza di quasi due anni di vita, mi controlla tutto quello che metto nel carrello. Se ne sta seduta nel seggiolino in testate al carrello e prende, con le sue manine cicciotte, tutto quello che intendo comperare, lo scruta attentamente e decide se può rientrare o meno nella nostra spesa del giorno. Quella volta che mi ha bocciato i broccoli (e non c’e’ stato verso di poterli comperare), ho pensato che fosse stata indottrinata dal padre. Poi, al reparto pasta, ho capito che agiva di sua sponte. Ad ogni modo, magari lei me le avrebbe bocciate, quelle caramelle…

Liquirizia. Adoro la liquirizia, poi mi alza anche la pressione ed è un toccasana, per me che la ho sempre strisciante a terra. Ma erano rivoltanti. La liquirizia era salata. Dapprima, ho pensato che ci fosse qualcosa di avariato nel pacchetto. Poi ho letto attentamente: liquirizia salata. Immangiabili.

La seconda volta è andata peggio. Ero al lavoro, circondata dai colleghi. Tutti norvegesi. Era la festa del 150esimo dell’amministrazione pubblica e avevano fatto portare del gelato che avremmo mangiato dopo aver ascoltato il discorso del direttore generale. La faccio breve: arriva il momento del dessert. Fantastico, penso. Sul gelato tutti mettono una specie di noccioline. ‘Ari, fai lo stesso, forza’, mi dico, ‘si usa così’. Allora, diciamo che non sono stata male come la volta che ho cercato di capire come facessero i norvegesi a stare bene dopo essersi bevuti della birra dopo il vino (credo ci siano delle differenze genetiche nel fegato, sono proprio arrivata a questa conclusione), ma le noccioline salate sul gelato alla vaniglia riescono comunque a darmi il voltastomaco in un qualsiasi momento della giornata.

La terza volta è stato masochismo. Ho comperato il cioccolato salato consapevolmente, lo ammetto. Diciamo che era una specie di esperimento scientifico per capire fino a dove riuscivano a spingersi. Mi sono messa a casa, me lo sono aperto e ne ho preso un morso. Direi che l’esperienza e’ stata assolutamente da non ripetere.

Dopo questa mia ricerca, però ad una conclusione sono arrivata. La mia conclusione è riassumibile in una domanda: ma perché?

Credo non troverò mai la risposta: quando mi sono azzardata a chiedere mi e’ stato detto ‘perché no?’. Di questo passo serviremo i gusti limone e cioccolato sui coni d’estate, la pizza con la panna acida e il riso con l’ananas. Ah, lo fanno già? Che mondo…

A presto
Arianna