Lettere dal Nord: Questione di clima

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DA TRONDHEIM AD AMSTERDAM, POI MILANO FINO A NAPOLI: PENSAVO FOSSE SOLO QUESTIONE DI CLIMA

Sono stata a Napoli lo scorso fine settimana. Naturalmente il viaggio da Trondheim non è diretto, quindi puoi scegliere tra lo scalo ad Amsterdam e Roma o Amsterdam e Milano, e poi proseguire in treno. Ho valutato l’alternativa piu’ ‘soft’, passando dai -14 gradi di Trondheim, ai 6 di Amsterdam, ai 3 di Milano, ai 18 di Napoli. Tanto per ambientarmi. Ma pensavo, sbagliando, fosse solo una questione di clima…

Domenica mattina. Frecciarossa in ritardo. Dopo 40 minuti, mi trovano un posto sul treno successivo. In poco più di quattro ore sono alla stazione centrale di Napoli.

Gli ingegneri lavorano con i coefficienti di sicurezza e le probabilità, quindi cercano di essere pronti a tutto, in ogni occasione. Vestiti ‘a cipolla’, come insegna la mamma, batteria di scorta per caricare il telefono, cambio d’abito in borsa, occhiali da sole… Perche’, che lì puoi trovare il sole, te lo aspetti, anzi un po’ lo speri, visto che in Norvegia non è proprio il periodo più felice dell’anno in termini di luce.

Sul treno trovo la giornalista che verrà con me. Una volta in stazione, scendiamo dal treno e ci avviamo  verso la fermata dei taxi per aspettare la macchina che verrà a prenderci. Uscendo dalla stazione non possiamo fare a meno di notare il folto gruppetto di persone che fanno coro a qualcuno che, dietro di loro, ha intonato ‘Malafemmena’ al pianoforte a muro, con tanto di seggiolino incatenato, addossato alla parete dell’edificio prima dell’uscita sulla piazza.

Proseguiamo oltre. L’impatto con i 18 gradi, quando arrivi quasi dall’opposto, è meraviglioso: ti sembra di rinascere, con il sole che ti scalda il viso e quella temperatura che ti permette di fare a meno di qualsiasi giubbino. E fin qui, sono pronta: occhiali, via la giacca e mi godo il tepore mentre aspettiamo.

Ma Roberta mi dice che è meglio spostarci e ci andiamo a mettere alle spalle di una colonna ‘così’, mi spiega, ‘non dobbiamo controllare chi si avvicina alle nostre spalle’. Penso subito che dovrò’ ringraziarla , perchè senza di lei chissà cosa sarei riuscita a farmi rubare. L’idea di andare a Napoli mi ha sempre spaventato un po’, con tutto quello che raccontano sui furti. Eppure non ci sono mai stata.

In pochi minuti siamo ‘travolte’ dalla città, con le voci delle persone che urlano in strada, i motorini che sfrecciano guidati da autisti senza casco, le macchine che superano indistintamente a destra e sinistra..

Ad un tratto le intere due file di taxi si mettono a suonare i clacson contemporaneamente. Io resto allibita. Ma Roberta mi spiega che è per via della partita di calcio, ‘gioca il Napoli, è normale, avrà segnato..’, mi dice. E infatti il Napoli sta vincendo, ci racconta l’autista della macchina che è venuta a prenderci, entusiasta.

Lascio Napoli quattro ore dopo. Non ho visto nulla, a parte una gran confusione e una splendida giornata di sole.

Due giorni dopo sono di nuovo in Norvegia, sotto la neve che cade e copre tutto come una coperta silente. Il mio aereo è in perfetto orario, in strada il bus se ne sta tranquillo nella sua corsia preferenziale e le altre macchine ligie in coda. Niente schiamazzi, qui, niente confusione. L’autista del bus scuote la testa per la signora inglese che è appena scesa ed ha attraversato con il rosso. ‘Per nulla norvegese’, dice lui, mentre io gli sorrido annuendo mentre arrivo alla mia fermata.

Nella mia mente penso a cosa direbbe questo autista se vedesse Napoli, con il suo caos colorato e vivace.

E penso che devo tornare a visitarla, Napoli. Mentre questo pensiero mi scalda il cuore, premo il pulsante per l’attraversamento pedonale e aspetto il verde.

A presto

Arianna