Lettere dal Nord: non è un paese per vecchi

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Non è un paese per vecchi. E non parlo del film (del quale, tra l’altro, non ho mai capito il titolo..). Parlo della Norvegia.

15 maggio, e fuori dalla finestra la neve scende fitta fitta, coprendo case e prati. E sono almeno dieci giorni che va avanti così, con una temperatura massima di cinque gradi, quando va bene, e un paesaggio che neanche al mese di febbraio…

Solo che a febbraio te lo aspetti. Psicologicamente, sei preparato. A maggio, con sole e venti gradi almeno in Italia, Francia e Inghilterra, un po’ meno. Ovviamente il paragone mi viene di farlo con tutti i paesi dove ho qualche membro della famiglia (genitori e sorelle). E Londra, ogni tanto, ci consola un po’, con le sue interminabili piogge. Ma questa primavera non ci batte nessuno in fatto di clima depressivo..

L’unica sempre felice, meteorologicamente parlando, è Carlotta. Sarà che questa bambina è nata in Norvegia e un po’ norvegese nello spirito lo è da sempre. Sarà che un po’ ci mette anche del suo. Ieri all’asilo aveva il turno ‘fuori’. Sì, gli asili hanno da poco riaperto, causa coronavirus, e per tenere distanziati i bambini, che ora sono in gruppi di tre o cinque al massimo, fanno turni diversi nelle varie aree disponibili della struttura. Così capita che, qualche giorno, il gruppetto di Carlotta abbia il turno ‘fuori tutto il giorno’. Che, a maggio, in qualsiasi altro paese, Norvegia esclusa, è un gran lusso. In questo maggio norvegese, invece, è gradevole solo per gli orsi polari.. e per Carlotta, a quanto pare. Ieri, appunto, nonostante anche l’insegnante, norvegese, abbia invitato i bambini a ripararsi sotto una veranda che hanno in giardino, Carlotta è rimasta tutto il giorno a giocare nel cassone della sabbia. Si può solo immaginare lo stato in cui è tornata a casa, coperta di palta, con la sabbia bagnata in ogni dove. ‘Mi sono divertita molto, mamma’, mi ha detto appena entrata in casa, mentre lasciava tracce di palta ad ogni passo nell’ingresso. E, spogliatasi, di fronte alla mia faccia basita, ha concluso dicendo ‘adesso faccio una bella doccia’, felice come un passero.

Questione di spirito, quindi. E, come Carlotta, i norvegesi hanno molto da insegnare, in questo. Lo scorso fine settimana le mie vicine di casa hanno passato la giornata a  fresare le pietre per rivestire il vialetto di ingresso al giardino. Sotto la neve, ovviamente. Grigliata in giardino per la pausa pranzo e sorriso in volto perenne. Fantastiche.

Certo, la neve a maggio è pesante da sopportare psicologicamente, ma almeno si scioglie presto. Non come nelle giornate invernali..

La tipica mattina d’inverno  ha una simpatica sveglia alle 5, anche se per andare al lavoro ci vogliono dieci minuti e in ufficio devi entrare alle otto. Perché se  vuoi andarci in macchina (elettrica, ovviamente) e la hai parcheggiata in strada, la devi disseppellire dalla neve e devi abbattere il muro di neve che il gentile spazzaneve ha premurosamente creato tra la tua auto e la grigia striscia dell’asfalto stradale (grigio per il ghiaccio, non per il colore dell’asfalto). Ovvio che tre ore non servono solo a quello, certamente… Servono a vestire i bambini come se li preparaste per la gita sulla neve delle vacanze di Natale, con tanto di molteplici strati di lana, tuta da sci, scaldacollo, guanti, stivali e così via. Perché questo, per noi che viviamo in Norvegia, è l’abbigliamento di ogni santo giorno, d’inverno. D’estete, c’è la cerata, composta da pantaloni con tanto di elastico da infilare sotto agli stivali di gomma e bretelle, giacca cerata fuori ma con interno in pile, cappello, scaldacollo in pile, guanti cerati eccetera. Se è bel tempo c’è la tuta da gioco..che per farla breve è la stessa cosa senza cerata, in pratica. Insomma, i bambini in Norvegia sono sempre ‘tutati’, sempre fuori e ovviamente si divertono un mondo. I genitori, quando li vedono  tornare dall’asilo, un po’ meno. Perché devi sperare che ci sia neve o ghiaccio, così al massimo torna un po’ bagnato.. perché invece, se piove, anziché tuo figlio, dall’asilo ti torna un piccolo mostro fangoso, coperto di palta bagnata e appiccicosa. E dopo aver valutato una strategia per spogliarlo senza dover pulire tutto l’ingresso di casa ogni volta (in pratica: togli gli stivali e lo svesti in doccia), devi lavare tutto a mano per evitare di buttare i filtri della lavatrice, poi infili tutto in lavatrice (figlio escluso, quello resta in doccia) e preghi, se non hai un cambio di ogni santa tuta da gioco (ce ne sono di quattro-cinque tipi, a seconda delle stagioni), che ti si asciughi per il giorno successivo. E questo lo devi fare ogni santo giorno.

Sarà che nel profondo di me c’è una mamma italiana che urlerebbe appena Carlotta accenna a saltare in una pozzanghera (abbiamo fatto il patto che lo può fare solo se indossa una delle tute da esterno completa di stivali), ma le abitudini norvegesi fanno andare in analisi il più ardito spirito di mamma italiana. Poi ci si mette Carlotta.. che, stando ai patti, domenica è entrata direttamente nel mare (che effettivamente è come una pozzanghera, come mi ha prontamente spiegato, solo più grande), visto che aveva la tuta e gli stivali (faceva un massimo di due gradi, mica potevo farla uscire in costume da bagno per la gita domenicale…).

Insomma, serve tempo per tutto questo. E di tempo il sistema sociale norvegese te ne da, per carità… Ma servono anche energie.

Questo non è un paese per vecchi (i quali, infatti, vanno a svernare al sud come le rondini), vero. Ma è anche vero che questo paese ti insegna il valore delle cose, di quelle importanti.  Qui dovrai imparare a sbrigare mille lavoretti da solo, e imparerai ad apprezzare l’aiuto degli altri. Qui devi imparare a goderti quello che hai, in termini di meteo, ma di certo avrai il tempo di godertelo con la tua famiglia. Avrai le ore da dedicare ai tuoi figli, il tempo di giocare insieme, di fare gite e inventare nuove avventure da vivere insieme.

Hurra for Norge’, direi, visto che domenica è il giorno della costituzione norvegese.

A presto
Arianna