Lettere dal Nord: Natale a Trondheim

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Dovrei scrivere una lettera natalizia, lo so. Ma se guardo fuori dalla finestra vedo strade buie e la pioggia che cade da mesi. Sarebbe più facile, vi assicuro, se ci fosse solo qualche grado in meno e, anzichè questa pioggia, una neve soffice che copre ogni cosa come una bianca coperta. Le mille decorazioni luminose sugli alberi e alle finestre delle case sembrerebbero un inno alla gioia per questo inverno che tarda ad arrivare e non dei calzini umidi stesi ad asciugare. Insomma, non c’è il clima adatto per parlare di Natale. In più, ci siamo appena trasferiti. Con noi, non solo tutti i nostri vestiti e suppellettili, ma anche un numero consistente di mobili nuovi, per i quali avevo evidentemente sottovalutato il necessario impegno. 

Iniziamo con il dire che, mentre in altri paesi è solo l’Ikea che prevede un fin troppo ampio spazio per il ‘fai da te’, qui tutti i negozi di mobili adottano la stessa logica. Sembra che il successo dell’Ikea sia proprio legato a questo: al fatto che le persone partecipino alla ‘costruzione’ dei mobili (si intende il loro montaggio) e quindi si sentano più partecipi della ‘costruzione’ della nuova casa. Vi dirò, se trovo quel maledetto psicologo che ha fatto consulenza all’Ikea, lo strozzo. 

Ma qui, al nord, la gente ADORA il fai da te: dalla recinzione, al bagno nuovo, alla nuova divisione interna delle stanze.. con risultati che, a volte, parlano da soli sulla necessità di affidarsi ad un professionista. A volte, invece, devo ammettere che sono sorprendenti. Figurarsi comunque per il montaggio dei mobili! E’ già tanto che non provino a costruirseli da soli, direttamente dalle piante della foresta. Noi ci abbiamo provato ad evitare la fase ‘montaggio’: muniti di foglio excel avevamo già scelto il necessario settimane prima del trasloco. Arrivati all’IKEA, ci dicono che, non facendo loro servizio di magazzino, dobbiamo fare l’ordine un paio di giorni prima che vogliamo ricevere i mobili a casa. Torniamo dopo qualche tempo, fiduciosi sulla possibilità di avere un servizio ‘trasporto e montaggio’ degno dell’efficienza del nord Europa. Se ben ricordo, quella sera avevo anche prenotato in un ristorante, essendo in quei giorni un po’ nomadi tra un appartamento e l’altro e pensando che ci sarebbe servito poco tempo (grazie al mio fantastico foglio excel, che avevo preparato con cura in ogni dettaglio, da bravo ingegnere). 

Facciamo l’ordine. Tutto liscio, a parte che alcune variazioni di alcuni pezzi vengono fatte direttamente dai commessi e quindi, al mio bel numerino iniziale per un mobile della sala, ne corrispondono ora otto. ‘Ma sapranno quello che stanno facendo’, penso io. Lo stesso vale per un altro paio di mobili. Va bene. Ordine concluso. Arrivati al momento della data di consegna, mi propongono una scelta di date delle quali la piu’ vicina è dopo due mesi. Chiedo spiegazioni, ricordando quanto mi era stato detto settimane prima. Mi dicono che il periodo di Natale e’ cosi’: il calendario delle consegne può riempirsi improvvisamente. ‘Iniziamo bene’, penso. Chiedo per il montaggio. Si scopre che i tempi del montaggio sono uguali a quelli della consegna, alla faccia dei norvegesi che amano il fai-da-te.
Mentre Gabriele ripassa i nomi delle schiere angeliche, riesco a prenotare uno degli ultimi furgoni a noleggio per il mattino dopo. Finiamo all’alba delle 11, addio cena.

Il giorno dopo, quattro persone, un furgone e una macchina. Una mattina andata tra carica-scarica e c’è ancora tutto da fare. ‘Pazienza’, mi dico, ‘una cosa alla volta e si fa tutto’. Iniziamo quel giorno stesso, con l’aiuto di una amica (che propongo per la santificazione) che ci ha tenuto compagnia nei successivi fine settimana. Nel frattempo arrivavano le consegne dei mobili ordinati negli altri negozi (naturalmente anche questi tutti da montare) e l’appartamento si trasformava in un magazzino di scatole color cartone che alla fine non sapevamo nemmeno più cosa avrebbero dovuto contenere. Non mi sarei stupita di vedere un clown uscire da uno scatolone con una torta di compleanno, scusandosi di fronte alle nostre facce allibite e dirigersi verso l’uscita per cercare l’indirizzo corretto. Ma di clown non se ne sono visti. Solo una infinità di mensole e pezzi di mobilio da appaiare come un enorme puzzle tridimensionale. Alla fine riusciamo a fare un po’ di ordine, scoprendo che i mobili Ikea hanno parti mancanti e parti inutili, che non avevamo ordinato. Meno male che dovevano sapere quello che stavano facendo. Morale: un viaggio di andata, sei di ritorno per i resi e per comprare i pezzi mancanti. Ma andiamo avanti. 

Con i mobili di altra provenienza le cose sono andate un pochino meglio, a parte un negozio dove abbiamo comperato il divano che penso ormai abbia la mia foto all’ingresso con il simbolo di divieto di accesso. Diciamo che forse ero un po’ stanchina… ma la prima volta li ho chiamati perchè la posizione della chaise longue era sbagliata – per poi accorgermi che invece era giusta-, la seconda volta perche’ non avevano incluso nella consegna le viti per il montaggio – mentre Gabri le trovava nel cassettone del divano, attaccate ad un lungo e vistoso filo rosso – la terza volta perchè a mio avviso avevano sbagliato a fissare gli elementi metallici per il montaggio –e mentre spiegavo loro telefonicamente cosa avrebbero invece dovuto fare mi sono accorta di Gabriele che, scuotendo la testa, attaccava le varie parti senza problemi-. Direte: perchè, prima di chiamare, non hai chiesto a Gabriele? Bella domanda, ma non è così semplice. Ormai è risaputo che le situazioni di stress tipo traslochi e simili sono deleterie per la coppia. Così, visto che abbiamo anche due caratterini non proprio malleabili, abbiamo pensato di dividerci i compiti e di lavorare, ciascuno, in stanze diverse. Insomma: Gabriele compariva puntualmente appena mi sentiva fare l’ennesima telefonata, sistemando la situazione e facendomi cadere in uno stato di umiliazione notevole. 

La rivincita l’ho avuta all’ora di cena. Non avendo mai attaccato una lavatrice, ho lasciato a lui l’onere e l’onore. Anche perchè, visto che la aveva scelta lui dopo ore di analisi sulle prestazioni energetiche e acustiche, ho pensato che sarebbe stato carino lasciare a lui questo compito. Ma durante la cena, mentre lodavamo la silenziosità dell’apparecchio in funzione, al momento della centrifuga, ci siamo trovati in due seduti sopra l’apparecchio cercando di frenare i suoi rimbalzi con i quali stava andandosene in giro per il bagno. Insomma: nemmeno lui aveva mai installato una lavatrice ed avendo subito archiviato il manuale (è un po’ come montare la sorpresa dell’uovo kinder con le istruzioni, a usare il manuale non c’è gusto), da bravi ingegneri, non sapevamo dei blocchi al cestello. 

Ma le settimane sono passate, il montaggio infinito è finito pure lui e questa pioggia, fuori dalla finestra, prima o poi diventerà neve. Allora, al calduccio sul nostro divano, mentre fuori nevica, guardando l’albero illuminato, inizieremo finalmente a sentire un po’ anche questo Natale.

A presto

Arianna