Lettere dal Nord: Low Cost e Qualità

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Oggigiorno tutti vogliono tutto. E vogliono poter scegliere, cambiare, avere di più.

La globalizzazione per molte persone e’ stata questo: la possibilità di avere una vasta scelta di prodotti a prezzi contenuti. Tecnologia, alimentari, moda.. La forte iniziale apertura ai mercati asiatici ha portato a questa possibilità. Di più per tutti e a poco prezzo.

In pochi si sono chiesti come fosse possibile avere un prodotto che il giorno prima acquistavano per il doppio del costo, alla meta’. La verità è che, se va bene, si paga in qualità. Le cose si rompono più facilmente, si scolorano al primo lavaggio, si consumano dopo poco… Ma può andare peggio. Le sostanze utilizzate per la fabbricazione possono essere nocive, il prodotto non rispettare le normative per la sicurezza (pensiamo ad esempio ai giochi dei bambini), il cibo essere mal conservato o contenere sostanze tossiche. Oppure, a farne le spese, possono essere gli altri.

Acquistare un prodotto ‘made in China’ con una etichetta che non riporta nessuna dicitura sul rispetto della tutela minorile può voler dire, in molti casi, aiutare il mercato che sfrutta il lavoro dei bambini (e come la Cina, di paesi ce ne sono altri..). E poi magari il capo ha parti in pelliccia vera, cosi’, oltre allo sfruttamento di qualche bambino stiamo anche provocando una immensa sofferenza a qualche povero animale allevato in condizioni pietose e ucciso in modi ancora peggiori.

Ma diciamoci la verità: scegliere quando fate un acquisto non è mai stato così difficile. Io passo le ore a leggere etichette, controllare provenienze, verificare che il cibo sia locale o arrivi da paesi conosciuti e ritenuti ‘sicuri’. Certo, le sorprese possono esserci sempre: le mele coltivate in Francia sono piene di pesticidi, il pesce che proviene da alcune zone può essere addirittura pericoloso e ogni tanto sentiamo di qualche coltivazione al sud Italia dove, nel terreno, sono state rilevate sostanze letali… L’unica salvezza, forse, è guardarsi attorno e scegliere prodotti locali e coltivazioni controllate. Soprattutto per la carne, se ne fate uso, la possibilità di scegliere un capo allevato in condizioni umane e macellato in loco, evitandogli lunghi e tremendi trasporti, può fare la differenza per una scelta etica. Leggete le etichette. E’ tutto scritto: nato a .., macellato a.., provenienza, confezionamento. Basta leggere.

Certo, questo modo di ragionare ci costerà un po’ di più. E forse ci porterà a rinunciare a qualcosa.
Ma pensiamoci davvero: la maggior parte di noi si alimenta in modo sbagliato e in modo eccessivo, abbiamo armadi e scarpiere piene di capi dei quali ci siamo dimenticati da tempo.. Il consumismo ha trovato spesso prede facili: comperiamo cose che in realtà non servono o che abbiamo già e sciupiamo cibo quando nel mondo ci sono persone che muoiono di fame.
La qualità e l’etica hanno un giusto prezzo, che non può essere dimezzato garantendo gli stessi principi: qualcuno sicuramente ne farà le spese. Purtroppo l’idea della produzione ‘low cost’ come segno di elevata competitività è stato l’elemento trainante dell’economia attuale. E sembra lo stia diventando anche per ambiti che, fino ad ora, non erano classificabili come meri ‘prodotti’.

Il Ministero dello sviluppo economico italiano pubblicizza nelle sue brochure rivolte all’estero gli investimenti in Italia, usando come elemento trainante il fatto che gli ingegneri italiani sono bravi e costano poco. C’e’ da chiedersi a chi pensasse il Ministero quando ha scritto quella pessima frase: se agli investitori, ai quali ‘regalerebbe’ i giovani del suo paese pur di avere nuovi investimenti in italia, o ai giovani ingegneri, che si vedono relegati ad un ruolo di merce di scambio, spogliati del loro valore culturale e anche, oserei dire, umano.

Forse qualcuno dovrebbe dire al Ministero italiano che, negli altri paesi, lo Stato si batte perche’ ai propri giovani vengano garantiti stipendi minimi, e questo non solo quando hanno terminato gli studi, ma anche ovviamente quando fanno praticantato (o stage, o chiamatelo come vi pare). Perche’ questo e’ l’unico vero modo per costruire un Paese che meriti di portare questo nome. Rispetto e regole chiare. E non ci si svende per garantire agli investitori un buon affare o, peggio ancora, per garantire a generazioni di avere manovalanza gratuita da sfruttare.
E’ una vergogna. Ma sapete cosa vi dico? Gli investitori non sono certo stupidi e sanno che non e’ certo il costo degli ingegneri a frenare la crescita italiana. Sono le scelte e le dimostrazioni di scarsa serieta’, di mancanza di etica, di regole nebulose e di una legge che non e’ uguale per nessuno e troppe volte si misura con il portafoglio o le amicizie (che, in genere, seguono il primo).

Queste cose devono cambiare.
Per far ripartire davvero l’economia. Ma, soprattutto, per dare davvero all’Italia una possibilita’ e ridare agli italiani un barlume di quell’ orgoglio, sepolto da tempo, di sentirsi membri di un grande Paese.

A presto, Arianna