Lettere dal Nord: La stessa barca

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Trondheim, 17 Febbraio 2019

‘Mare’, dice Carlotta.

Ogni mattina, prima di entrare all’asilo, si ferma a contemplare il fiordo con la neve illuminata dalla luce rosa dell’alba. ‘Mare’, mi dice ogni volta, mentre lo indica come a voler essere sicura che io capisca di cosa sta parlando, mentre i suoi grandi occhi stupiti sorridono.

Non è con gli stessi occhi che chi parte dalla Libia, in fuga da guerre e miserie, guarda il mare. Dopo tutte le difficoltà, dopo tutte le violenze… intere famiglie fanno uno sforzo economico enorme per permettere a uno di loro di andarsene, di trovare una alternativa e magari aiutare gli altri che non sono partiti… vengono stipati su bagnarole, rischiano di morire in mare, di essere riportati in Libia, rinchiusi in prigioni dove subiscono orrende torture e violenze, ai limiti della sopravvivenza. I più fortunati arrivano in una Europa che, dopo tutto quello che hanno passato, li lascia giorni in balia delle onde, mentre ‘tratta’ il loro paese di destinazione.

Che schifo. Io sono stufa.

Stufa di vedere questa Europa ipocrita, che celebra il giorno della memoria per le vittime dei campi di concentramento mentre allo stesso tempo finanzia i lager libici e greci, dove le persone sono trattate come rifiuti, in condizioni disumane, mentre le autorità non fanno nulla per impedire violenze sui più deboli, bambini inclusi.

Stufa di vedere i miei compatrioti abusare di parole come ‘immigrati’, ‘clandestini’.. delle quali non sanno evidentemente nemmeno il significato. Stufa di vedere l’odio crescere nell’ignoranza, con gli slogan populisti di chi conta sul popolino misero, meschino e cattivo. E ignorante. Profondamente ignorante.

Moriremo per quell’ignoranza. Tutti. Perché sapete chi è disperato e sta scappando, cercando di attraversare deserti e mari, braccato da criminali travestiti da autorità?

Sapete chi c’è su quelle barche? Ci siamo noi. Ci siete voi. Ci sono i vostri figli.

Ma è già successo in passato. Succederà ancora. E la prossima volta magari toccherà a voi.

E allora dovrete sperare che nel vostro passato ci sia stato qualcuno che ha lottato per difendere i diritti civili, che ha stabilito che scappare dalla miseria non è reato, che ha stabilito un modo per creare dei corridoi umanitari che permettano alle persone di spostarsi da un paese all’altro anche quando il loro paese di origine non concede loro i documenti per il viaggio, se il motivo per cui viaggiano è perché temono per la loro sicurezza o per la loro sopravvivenza.

Allora tutti i bambini potranno guardare il mare con occhi sereni, come una strada verso nuove possibilità.

Mi guardo attorno, in piscina, mentre Carlotta gioca nell’acqua.. la percentuale di immigrati rispetto alla popolazione norvegese è di oltre il 17% (in Italia attorno al 7%, praticamente meno della metà). Guardo queste persone, i bambini, le famiglie.. e penso a che vita diversa avrebbero potuto avere. Siamo davvero tutti sulla stessa barca. E dovremmo immaginarci davvero, fisicamente, su quella barca.. forse ci aiuterebbe a vedere le cose dal giusto punto di vista.

“Quegli accordi sono solamente un modo per l’Italia, per l’Europa, di non assumersi nessuna responsabilità circa un fenomeno che va oltre la volontà e la capacità politica dei governanti, qualcosa che ha a che vedere con il mondo e con gli uomini, con la loro evoluzione e la loro storia. Sono un atto di viltà e spregiudicatezza senza uguali…

… Cambieranno i governi… Ma il sangue degli uomini resterà sempre lo stesso, così come resterà sempre la stessa la voglia di libertà e di migliorare la propria condizione e quella dei propri figli. E allora, presto, la Storia, quella con la S maiuscola, tornerà a bussare alle nostre case. E lo farà con la sua solita forza.”

Pietro Bartolo, Le stelle di Lampedusa

A presto
Arianna