Lettere dal nord. La morte e le tasse

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Arianna Minoretti e i suoi racconti dalla Norvegia

Nuovo appuntamento con “Lettere dal nord”, il blog di Arianna Minoretti in cui ci racconta la vita e le caratteristiche della Norvegia, paese in cui lei vive e lavora. 

La morte e le tasse

‘Impossibile essere sicuri di altro se non la morte e le tasse’.

La famosa frase non e’ di Benjamin Franklin, come molti pensano, ma di Christopher Bullock. Stupiti? Bene, c’e’ qualcosa che vi stupira’ di piu’.

Esistono paesi dove la morte e le tasse, di questi tempi, sono legate da un filo molto sottile. In questi paesi potrete sentire racconti su persone che si tolgono la vita dopo aver ricevuto cartelle esattoriali, magari anche sbagliate. Esistono paesi dove l’errore dell’ufficio pubblico che sbaglia nella compilazione di un documento tanto delicato e cruciale per la vita delle persone non viene perseguito in alcun modo, dove il pubblico ufficio che, a seguito di processo, viene ritenuto nel torto non solo non ha alcuna responsabilita’ per quanto ha asserito, ma nemmeno e’ tenuto a rimborsare le spese legali di chi ha dovuto difendersi da una accusa ingiusta. Perche’ in questo paese l’onere della difesa e della prova di innocenza sta all’accusato. E anche se ha ragione non verra’ risarcito. Naturalmente, questo non vale se fate il medico, l’ingegnere o una qualsiasi altra professione: se sbagliate, dovete assumervene le responsabilita’ (per questo esistono le assicurazioni professionali).

Ora, direte voi, deve essere un paese dove lo Stato e’ sicuro delle sue affermazioni, per poter rischiare cosi’ la vita dei suoi cittadini. Eppure le statistiche dimostrano che e’ piu’ elevata la percentuale di vittoria dei contribuenti rispetto ai contenziosi vinti dall’Ente pubblico (‘linkiesta’, 20 marzo 2012). E chissa’ quanti non hanno potuto pagarsi un commercialista o un legale per difendersi dalle accuse… Pensare che, in altri Stati, il commercialista nemmeno serve: e’ lo Stato stesso che calcola le vostre tasse.

Allora quantomeno questo Stato deve essere un gran bravo ‘padre di famiglia’, che dimostra cosa e’ giusto e cosa e’ sbagliato e dà l’esempio. Ma , sapete, in questo Stato succede spesso che i politici, sua diretta espressione, scivolino in scandali di corruzione, associazione mafiosa, o scandali dalle inimmaginabili sfaccettature che spesso ledono il bene pubblico, senza che questo metta a repentaglio le loro cariche e soprattutto i loro stipendi e benefici. Succede che pubblici impiegati timbrino il cartellino e non vadano al lavoro, o si auto-assegnino premi economici in tempi di crisi senza motivo alcuno, o prendano stipendi dorati senza alcun controllo sul prodotto del loro operato e spesso senza alcuna responsabilita’.

In questo paese, poi, se si viene ‘colti sul fatto’, si puo’ stare tranquilli, tanto questa grande azienda e’ l’unica al mondo che preferirebbe collassare piuttosto che fare come fanno tutti gli altri che semplicemente licenziano il colpevole o anche ridimensionano l’organico perche’ l’azienda sopravviva. Forse qualche recente avvenimento ha decretato un cambio di tendenza? Speriamo.

Comunque, perche’ questo grosso grasso Paese sopravviva, servono tanti piccoli omini che lavorino per foraggiare questa grande ruota arrugginita che perde benzina come un serbatoio bucato.

Insomma, raccontato cosi’, sembra un gran pasticcio. E in effetti lo è. Bisognerebbe dunque rifiutarsi di pagare le tasse?

Non e’ questa la soluzione. Le rivoluzioni iniziano dalle piccole cose. Iniziano dai singoli, dal cambio di mentalita’. Il pubblico e’ anche mio e visto che e’ di tutti me ne preoccupo piu’ di quello che e’ solo mio. Sono contento di pagare le tasse. E pretendo che i soldi pubblici vengano spesi bene, che tutti i conti e le spese (dall’aiuola al ponte, stipendi compresi) siano visibili a tutti e che chi sbaglia paghi. E pretendo che lo Stato, il mio Stato, sia un bravo ‘padre di famiglia’ e si accorga che sono in difficolta’, prima del mio collasso.

Utopico? No. Se riconoscete il vostro Stato nel racconto sopra, mettete il naso fuori. Perche’ gli Stati che funzionano ci sono. Certo, tutto e’ perfettibile, ma siamo comunque lontani anni luce..

Allora smettiamo di raccontarci che non si puo’ fare nulla. E, soprattutto, smettiamo di stare immobili e accettare che tutta questa non sia solo una brutta storia.

A presto

Arianna

 

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