Lettere dal Nord. Cos’è Muskus

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 MOSKUS

Terje ha sessant’anni. Mezzo norvegese, mezzo tedesco. Dice che quando va a visitare i parenti in Germania sono talmente gentili e socievoli che quando torna in Norvegia deve andare in montagna per trovare lo stesso ‘clima’ di affetto.
Noi diciamo lo stesso dell’Italia, ho pensato, e mai ci sogneremmo di attribuire questa caratteristica di socievolezza ai tedeschi. Del resto, tutto e’ relativo, dipende ‘da quanto a nord’ provieni.
E anche sul concetto di ‘montagna’, la versione italiana e norvegese hanno le loro belle differenze.
Galdhøpiggen, 2469 metri, la montagna norvegese piu’ alta. Il Monte Bianco passa i 4000 metri. Ma per Terje i 2286 di Snøhetta, nella zona di Dovrefjell, dove vive, sono vera montagna.
Sara’ per il vento gelido che anche in estate ti obbliga a mettere guanti e cappello. Sara’ per la magia della neve perenne, che resta in alcune zone e permette ai buoi muschiati di rinfrescarsi quando la temperatura estiva diventa insopportabilmente calda (20-25 gradi).

E proprio dei buoi muschiati (moskus) volevo parlarvi. Ma andiamo con ordine.
Sto cercando un posto non lontano da Trondheim per organizzare una gita di un fine settimana con i miei genitori. Ho sentito parlare di questi animali leggendari, i buoi muschiati, e mi piacerebbe vederli. La zona del parco naturale di Dovrefjell non e’ lontana da dove vivo, cosi’ inizio a fare qualche telefonata, cercando una guida che ci possa accompagnare.

Al terzo che mi risponde che organizzano le visite guidate solo nella stagione estiva e che mi suggerisce di contattare Terje (che fino ad allore credevo fosse una sorta di agenzia), chiedo che cosa e’ questo ‘Terje’. Viene fuori che si tratta di un signore, di una sessantina di anni, che da piu’ di trenta organizza visite per vedere i buoi muschiati durante tutto l’anno. Probabilmente e’ un folle, ma non ho alternative.

Chiamo questo personaggio, che sembra simpatico. Ci accordiamo per una visita guidata la domenica mattina.

Cosi’ il sabato si parte, con il ‘brivido della ricarica’, come dice mio padre, visto che e’ il primo viaggio con la macchina elettrica e io devo aver controllato venti volte la posizione delle colonnine di ricarica veloce lungo il percorso, prima di partire, incrementando l’ansia dei miei passeggeri abituati al trasporto tradizionale a gasolio.. Ci fermiamo a vedere il punto di osservazione panoramico di nøhetta e facciamo una passeggiata tra i muschi e i licheni che punteggiano questo strano paesaggio del nord. Nel tardo pomeriggio arriviamo a Dombås, cittadina che vorrebbe sapere un po’ di periferia americana, ma sa solo di punto di passaggio, con le sue tre strade che si incrociano e fanno da punto di partenza per le varie escursioni della zona. Curiosita’ del posto: un muro in memoria dei caduti nella seconda guerra mondiale (Dombås era zona di fervente resistenza), molto ben fatto con tanto  di reportage fotografico e nomi. Uno ad uno, in effetti.. per farvi capire, se in Italia avessimo fatto lo  stesso per tutti i nostri caduti, avremmo talmente tanti muri per la memoria che sembrerebbe una  vecchia Berlino. Pero’.. impariamo un po’ dai Norvegesi, o dagli Australiani (andate a Pine Creek a farvi una idea).. un po’ di lustro se lo meriterebbero anche ‘i nostri’.

Ma torniamo ai buoi muschiati.

A Dombås arriviamo senza problemi, i punti di ricarica sono perfetti e ci siamo proprio goduti il viaggio. Terje si presenta il mattino dopo in canottiera mimetica (io avevo tra strati sotto la giacca). E’ un tipo energico e chiacchierone e nelle quattro ore successive, sul suo fuoristrada sgangherato e camminando sul terreno molleggiante dei muschi che ricoprono ogni cosa, alla ricerca di queste ‘grosse pecore’, ci da tantissime informazioni. Terje ha studiato biologia, anche se ha fatto l’insegnante di inglese per anni. Ci spiega che i buoi muschiati abitavano queste terre con i mammut, ma mentre questi ultimi si sono estinti durante l’era glaciale, i buoi muschiati sono sopravvissuti, per essere successivamente sterminati dall’uomo. Cosi’ ad un certo punto si e’ deciso di reinserirli, importando qualche decina di animali da Canada e Groenlandia. Attualmente la popolazione e’ di circa 300 esemplari e, tenendo conto che in una mezza giornata siamo riusciti a vederne una decina,  direi che siamo stati molto fortunati. Possono pesare fino a 500 kg e sono animali che vivono in branco, soprattutto per difendersi dal freddo invernale.

Assomigliano, a livello biologico, gran parte a delle pecore, un poco alle capre e pochissimo alle mucche. Ma giusto se volete catalogarli in qualche gruppo conosciuto, perche’ in realta’ questi animali sono unici nel loro genere. Non sudano, quindi nelle ‘calde’ estati norvegesi potrete trovarli sdraiati sulle coltri di nevi rimaste a imbiancare i pendii del parco, mentre cercano di raffreddare la loro temperatura corporea. Hanno un mantello di lana molto calda e molto leggera, coperto da un secondo strato di crine fitto che cade come un cappotto tutto attorno a questo grosso e pesante gigante. Possono correre ad una velocita’ di 60 km/h, quindi nel periodo delle lotte per la riproduzione (in autunno) gli scontri tra i maschi che si contendono le femmine potranno sembrare un frontale fra auto. Sono erbivori. E sono pacifici, a parte qualche maschio che, nonostante i pessimi risultati, insiste nel lanciarsi contro il treno che corre verso Oslo, come fosse un rivale in amore. A parte questi episodi, dice Terje, per il resto sono animali intelligenti.