Lettere dal Nord. I congiuntivi.

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 CONGIUNTIVI

I congiuntivi. Quante persone li sbagliano?

Immaginatevi ora di esservi trasferiti in un altro paese, dove la lingua con la quale comunicate inizialmente è l’inglese, mentre imparate la lingua locale (il norvegese, nel mio caso)…
Le prime ad andarsene sono le altre lingue che non usate quasi più. Francese e spagnolo. Ho provato a scrivere messaggi ad un amico spagnolo e alla fine mi ha quasi implorato di continuare la conversazione in inglese. ‘’Però la lingua scritta è più difficile, quella parlata dopo un po’ si ricorda, è come andare in bicicletta’’… Sicuri? Siamo andati una settimana in Francia a vedere la zona dalla quale proviene Pierre (mio cognato) e credo che la sua famiglia non abbia mai riso così tanto.
Ho un pochino esagerato, d’accordo, ma la verità è che per imparare una lingua ci vuole tempo e dedizione ed è un peccato vedere svanire i propri sforzi mentre la vostra conoscenza nel tempo si perde come foglie trasportate dal vento. Conoscere molte lingue apre le porte del mondo e fornisce opportunità precluse ad un mono-linguista. Ad esempio, hai il piacere di gustare la lettura in lingua madre, senza perdere quel senso originale al quale non sempre la traduzione rende giustizia. Puoi ordinare al ristorante senza rischiare di scambiare ravioli con lumache.. nel caso specifico, eravamo in Francia e sono certa che, se mia madre non si ricorda, se ne ricorda mio padre al quale è toccato mangiarsi cinque (essendo in cinque in famiglia) piatti di lumache, sotto lo sguardo disgustato delle tre figlie piccole. Puoi fermarti per strada a chiedere indicazioni alla gente del posto, o
semplicemente a fare due chiacchiere. Ricordo ancora un’estate in Spagna, in un paesino sperduto al nord (Elciego), alla ricerca delle architetture di Frank Gehry (questo sarà il vostro problema nel caso abbiate la malsana idea di mettervi con un appassionato di architettura). Arriviamo in questo paesino di casette in pietra dei colori delle terre e, dal lato della strada opposto alla chiesa comunale, vediamo le forme indefinibili dell’opera che l’architetto ha pensato per questa località famosa per la
produzione di vino. Faccio presente che ho usato il termine ‘indefinibile’ di proposito, per non urtare gli animi sensibili ad alcune creazioni architettoniche moderne. Fatto sta che, proprio su quella strada polverosa, sotto il sole, su una seggiolina sgangherata, stava seduta una signora.
In risposta al nostro saluto, la signora ci ha chiesto, naturalmente in spagnolo, se secondo noi la strana costruzione al di là della strada era terminata, perchè a lei sembrava che ci fosse un po’ di ‘ferraglia fuori posto’. Conoscere le lingue, in quella occasione, mi ha salvato dal proseguire la mia vacanza alla ricerca di architetture strambe e assolutamente prive di funzionalità. E mi sono potuta godere il mare. Direi che è stato un gran vantaggio.
Il problema è che per le lingue va fatta pratica, quindi dovete per forza ‘procurarvi’ un gruppo internazionale di amici paziente e ben fornito, in modo da non perdere le vostre utilissime conoscenze. Questo, nel mio caso, vale anche per la lingua inglese. Perchè, mentre imparate una nuova lingua, le nuove parole vanno ad occupare le zone di memoria del vostro cervello che prima
erano occupate dalla lingua ‘quotidiana’. Che nel mio caso è l’inglese. Cosi’ iniziano i vuoti di memoria, i mix di lingue nella stessa frase, gli errori, le emicranie e le afasie temporanee. Dicono che e’ questione di tempo, poi tutto va al suo posto: l’inglese si riprende i suoi spazi nello schedario cerebrale e il norvegese si crea il suo nuovo angolino. Speriamo. Ma non la vedo facile: il norvegese parlato e’ una pletoria di dialetti dei quali gli abitanti vanno fieri, essendo indice della provenienza territoriale. L’unica consolazione e’ che, anche se non parlate un norvegese impeccabile, vi capiranno comunque.. e tenete conto che a volte faticano a capirsi anche tra loro.
Dulcis in fundo: la vostra madrelingua. Abbandonata, spizzicata, rispolverata per la cena di Natale o, se siete fortunati, la sera a casa dopo una giornata al lavoro. Ricordo che, i primi mesi, la mia testa era talmente carica di stimoli esterni, tra riunioni in norvegese (ma solo dopo il primo mese… tempo necessario, secondo i norvegesi, per imparare la loro lingua) e giornate con arcobaleni di dialetti del nord o addirittura con i vicini svedesi o danesi (che qui parlano la loro lingua madre, tanto si capiscono, tra loro..)… che la sera non capivo neanche quello che Gabriele mi diceva in italiano. A dire la verità, lui sostiene che non lo capisco neanche ora, ma credo sia un comune problema di genere e non di idiomi, come sanno perfettamente tutte le coppie. La soluzione per gestire questa Babilonia? Abbiate pazienza. E ritagliatevi dei momenti di puro silenzio nelle vostre giornate, prima che il vostro povero cervello vada in tilt. E, magari, leggete, nella vostra lingua madre, o.. provate a scrivere qualche lettera agli amici. Chissà che non ne azzecchiate qualcuno, di congiuntivo.