Lettere dal Nord: Gonfiabili

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gonfiabili

Anche per quest’anno le nostre ferie norvegesi estive sono finite. Agosto in Norvegia è il Settembre italiano: riprendono le scuole, si rianimano gli uffici e la città si popola di studenti. Di questa estate ci rimarranno i ricordi, le mille foto e i nuovi volti della nostra vacanza.

Come Geteye. Viene dal Sudan e dice di avere vent’anni. Dice, perche’ in realtà credo sia appena un ragazzino. Vende mille oggetti per il mare su una delle spiagge della Sardegna.. avanti e indietro tutto il giorno, aspettando che qualcuno lo fermi per comperare qualcosa.

Chiacchierare con questo ragazzo ci ha dato l’opportunità di vedere un po’ più da vicino una delle tante realtà italiane che ci passano sotto gli occhi tutti i giorni e che molte volte ignoriamo. Sapere da dove vengono questi piccoli venditori, dove comperano la merce, come sono organizzati, dove dormono, come si spostano.. Alcuni formano delle piccole comunità e a fine giornata dividono il ricavato, altri, come Yacine, passano l’inverno nel loro paese (il Senegal, in questo caso) a confezionare oggetti che poi vendono nei mesi estivi sulle spiagge italiane. Il ricavato viene diviso tra
gli abitanti del suo paesino, ciascuno dei quali ha un ruolo in questa piccola “impresa”.

Ma torniamo a Geteye. Non mi sono mai resa conto della miriade di diversi gonfiabili che ci sono a disposizione sul mercato. È impressionante. Geteye passava ogni giorno con qualche nuovo articolo che riusciva sempre ad attirare la nostra attenzione. Dai tradizionali materassini con i “buchi” per le bibite, al famigerato coccodrillo – chi non ne ha avuto
uno nella vita? -, passando poi per i nuovi “design”.. salvagenti a forma di macchinina, con tanto di volante, salvagenti con elefanti, giraffe e cigni reali. Quest’ultimo e’ stato il grande amore estivo di Carlotta, tanto che mentre lo sgonfiavamo lo abbracciava disperata..

Ma, del resto, in Sardegna, come su tutte le spiagge italiane, di vedere un po’ di gonfiabili ce lo si può anche aspettare. E, perché no, anche al lago.. Un po’ più  strano è trovarli in Norvegia, quando, al nostro rientro, siamo stati accolti da 33 gradi e le spiagge del fiordo gremite che.. neanche a Rimini ad agosto durante una invasione di Cinesi (mi perdonino i Cinesi per il cliché).

Non parliamo dei laghetti sulle colline della città di Trondheim. Da lontano pensavo di vedere barchette e ninfee.. poi, avvicinandoci con la macchina, ho iniziato a distinguere i profili delle persone. Non erano ninfee. Una miriade di persone popolava ogni centimetro di superficie libera dell’acqua, tipo lezione di acquagym al villaggio vacanze a Ferragosto.

Sbigottita, ho un primo brivido.
Concentro la mia attenzione su quelle che sembravano barchette in mezzo al lago. Strizzo gli occhi, cercando di aguzzare la vista, mentre il brivido gelato mi sale su per il collo. Un unicorno. È un unicorno. Una testa enorme di cavallo bianco con un corno colorato, attaccata ad un materassino gigante tondo sul quale diverse persone se ne stanno sdraiate a prendere il sole. Più in là, una specie di navicella spaziale. E poi mi sembra di vederli, tutto ad un tratto, tutti insieme. Nemo, una testa di squalo, ciambelle con tanto di granella disegnata in mille colori, un aereo, un fenicottero rosa, una fetta di anguria, un cactus, un ananas, un’orca, una fetta di pizza e poi lui, il mostro: una montagna gonfiabile con un lato per l’arrampicata e uno di scivoli. Devono aver passato la notte intera a gonfiarlo.

Tutto attorno, gente impazzita continua a fluire da strade e sentieri, sembra una scena da “l’alba dei
morti viventi”. Hanno più gonfiabili pro capite che braccia.

Guardo Gabriele, inorridita. Questa non è Norvegia. Cerchiamo rifugio nella foresta, inseguiti dall’odore dei barbecue delle “engangsgrill” (griglie usa e getta) e da quello delle creme solari.
Aspettando che tornino i 20 gradi dell’estate norvegese…

A presto

Arianna