Lettere dal Nord: ERBE

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La mia vicina e’ una dolcissima vecchina norvegese. Vive da sola e adora quando passiamo a salutarla con Carlotta. A volte aspetta che torniamo a casa, ‘appostata’ dietro la siepe del suo giardino, per fingere di essere li’ per caso quando arriviamo e invitarci a visitare il suo orto delle erbe aromatiche.
E’ cosi’ che ha cercato di ucciderci…
Un pomeriggio siamo tornati a casa, abbiamo parcheggiato la macchina e lei e’ sbucata da dietro la siepe. Sappiamo che vive sola, quindi, quando ci ha invitato a vedere il suo orto di erbe, abbiamo pensato che sarebbe stato carino dedicarle un po’ del nostro tempo. E poi, Carlotta e’ cosi’ curiosa che gia’ razzolava nel suo giardino senza che lei avesse finito di parlare.
L’orto delle erbe e’ un piccolo rettangolo di terra, arrampicato sula collinetta dietro alla sua casetta bianca, all’ombra degli alberi che confinano con il bosco di Lade. Ho sempre avuto una passione per le erbe e gli orti. Principalmente perche’ con me tutto quello che e’ verde muore. Sono riuscita a far morire dalle piante grasse alle orchidee. Quindi,ovviamente, il fatto che ad altri esseri umani questa attivita’ riesca mi affascina. E un po’ anche perche’ io sono cresciuta nell’orto del mio nonno. Da piccola mi portava con lui al campo e passavamo interi pomeriggi tra l’insalata e i pomodori da legare, le albicocche da cogliere e le piante dei cornetti che bisognava sistemare ogni volta che arrivava il vento. Il mio nonno era bravissimo con le piante. Io no. Infatti a me non le faceva nemmeno toccare, il mio compito era di salvare insetti e lucertole dalla vecchia vasca dell’acqua piovana.. sara’ per quello che con gli animali ho avuto piu’ fortuna.
Comunque, l’idea dell’orto dietro casa e’ qualcosa che smuove in me ricordi felici, quindi la possibilita’ di raccogliere alcune erbe, dietro invito della mia gentile vicina, mi piaceva. Un’erba sconosciuta dal vago profumo di limone. Me ne porge un mazzolino e mi dice che in Norvegia si usa per le uova strapazzate. Prendo nota nella mia mente. L’insalata non e’ ancora pronta, dice. Pero’ ha tanto origano, e mi porge un ciuffo abbondante di una pianticella con piccole foglioline. Fantastico, penso, origano fresco, un lusso! Mi dice di farlo seccare, prima di consumarlo e, una volta arrivata a casa, accendo il forno a bassa temperatura e mi metto a separare le foglioline dagli steli. Che strano, pero’, non ha l’odore dell’origano. Sara’ perche’ e’ fresco, magari una volta essicato cambia. Metto l’altra erba, quella per le uova strapazzate, in un vasetto con l’acqua. E chiamo mia madre.
Le racconto dell’orto, della gentile vicina e delle piante avute in dono. E lei, senza neanche averle viste (la mia mamma e’ risaputo in famiglia che ha.. diciamo poteri occulti.. i profani direbbero che quando vuole ‘mena un po’ sfiga’), mi dice di fare attenzione a mangiare erbe che non conosciamo, che possono essere pericolose. Pulce nell’orecchio. La saluto e prendo il mio libro sulle erbe, cercando nell’indice la pianta dell’origano.
Eccola qui. E non assomiglia per niente a quella della vicina. Magari ce ne sono di diversi tipi. Intanto l’essicazione in forno e’ finita e io rigiro le foglioline secche in mano, sfogliando il mio libro e scrutando qualche foto sulle pagine che scorrono. E la vedo. Una pianta simile a quella della mia vicina. Solo che il libro dice che e’ velenosa. Penso che e’ meglio se non lo dico a mia madre, apro la pattumiera e cestino tutto, compresa l’erba per le uova strapazzate. Gabriele mi guarda, fa una faccia interrogative ma ha la saggia prontezza di non fare domande.
Una cosa si salva da questo incontro di oggi: il rabarbaro. Tornando a casa, la vicina mi fa vedere una curiosa pianta bassa con le foglie tozze e lunghe che cresce nel nostro giardino. E’ rabarbaro, mi dice, e chiede se puo’ prenderne qualche foglia per farne una zuppa. Cosi’ prendo anche io qualche foglia, tolgo la parte interna, la faccio a pezzetti e la cuocio con lo zucchero, per farne marmellata. E’ buonissima, mi ricorda le caramelle al rabarbaro che mangiavo a casa dei nonni. E il giorno dopo, quando la incontro di nuovo al nostro ritorno a casa, svio il discorso sulla marmellata di rabarbaro, offrendogliene un po’, ed evitando il rischio che mi offra qualche nuova erba velenosa.
Ad un certo punto, mentre parliamo, penso anche che dovrei forse avvertirla sulla potenziale pericolosita’ di quella pianta che lei pensa sia origano. Ma mi rendo subito conto che, se e’ sopravvissuta, forse le erbe lei non le mangia e che comunque se la sa cavare alla grande, essendo arrivata alla sua veneranda eta’. Cosi’ sorrido, pensando che, in questioni di cultura diversa, a volte e’ meglio fare un sorriso, ringraziare e non fare domande ma guardarsi bene dal credere a quello che gli altri ci dicono.

A presto
Arianna