Lettere dal Nord. Dormire Tranquilli

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Dormire Tranquilli

Mi viene da piangere.

Le immagini di questi paesi arroccati, mentre immagino le feste nelle piazze, le famiglie che si ritrovano, le voci dei bambini nelle stradine di paese.
Amatrice, Accumoli, Arquata.. 120 morti accertati fino ad ora, oltre 360 feriti. E si continua a scavare. 
L’Italia ha una mappa del rischio sismico aggiornata, non è nuova a terremoti e alle relative conseguenze, in termini di vite umane e di costi sociali. Eppure in tutti questi anni la prevenzione sismica non è ancora diventata una priorità.
Persino in questi ultimi anni di incentivi per le ristrutturazioni, dove siamo riusciti a introdurre le energie rinnovabili, obbligando le persone a pagare volumi e volumi di documenti necessari per gli incentivi (finchè c’erano, gli incentivi), nonostante quanto è successo all’Aquila, non siamo stati in grado di costruire un programma di prevenzione per il rischio sismico.
O non abbiamo voluto? Perché gli interessi, qui, non sono di lobby economiche ma solo dei singoli cittadini che rischiano la vita e che ci rimettono soldi (per opere private e pubbliche) ad ogni terremoto.
Eppure si potrebbero fare tante cose, alcune davvero semplici, per diminuire il rischio.
Innanzitutto istruire la popolazione: tutti hanno il diritto di sapere se stanno vivendo in una zona sismica e di conoscere il livello dell’intensità di un possibile terremoto. E tutti dovrebbero sapere se la casa nella quale vivono è in grado di resistere ad un sisma dell’intensità prevista nella zona nella quale l’edificio si trova. Una valutazione da parte di un tecnico competente può anche suggerire delle operazioni per l’adeguamento della struttura o per il miglioramento della stessa, nei confronti di un eventuale terremoto. E se non si ha la possibilità di attuare questi suggerimenti, si deve obbligatoriamente avere perlomeno una minima preparazione sulle procedure di emergenza in caso di terremoto e magari adottare qualche stratagemma. Ad esempio, un allarme collegato ad uno strumento di rilevazione delle vibrazioni, anche semplice, può svegliare gli occupanti durante un
sisma in piena notte, prima che gli stessi abbiano la possibilità di accorgersi da soli del terremoto.
E invece tocca assistere impotenti alla parata delle grandi parole, ai programmi delle soluzioni facili e delle false promesse. Come un temporale estivo, le discussioni che adesso infervorano i dibattiti scemeranno a breve, morendo nell’immobilismo di una Italia dove la politica non pensa ai suoi cittadini.
Servono pressioni economiche, perché si faccia qualcosa nel nostro paese? E allora facciamole.
Perché sono gli italiani che, con le tasse, pagano le piazze, le strade di paese, le chiese, gli ospedali, i ponti, le strade e gli stipendi dei politici che dovrebbero difendere il nostro interesse. Sono gli italiani che, ad ogni sisma, perdono le case, le strade, i paesi e persino la vita. Chiediamo al nostro Stato di fare informazione, di farla tramite la rete televisiva nazionale. Anche a questo dovrebbe servire.
Chiediamo un programma di adeguamento delle opere pubbliche, che garantisca il funzionamento degli ospedali e delle strade durante le calamità. Chiediamo delle leggi che ci aiutino a prevenire i problemi. Chiediamo, nella complessa difficoltà di questa nostra Italia, di essere trattati finalmente come una priorità.
Paghiamo, per avere questo, e vorremmo dormire tranquilli.