Lettere dal Nord: dinosauri e glitter

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Trondheim, 14 novembre 2019

‘Il mondo che vogliamo’ e’ il titolo di un libro, scritto di recente da Carola Rackete. Non lo ho ancora letto (ma lo ho comperato), ma ultimamente mi e’ capitato di pensarci diverse volte, al ‘mondo che vorrei’.

Mi capita ogni volta che porto Carlotta in piscina e vedo quel cartello che spiega quale e’ l’abbigliamento ammesso.. e tra i vari disegni c’e’ quello ‘strano’ costume, il burkini.. che poi non e’ tanto diverso da quello che si mette Carlotta per andare al corso di nuoto, visto che ha da sempre problemi di eczema. Mi capita ogni volta che leggo di cosa succede nel mondo e di quello che noi non facciamo per evitarlo, ogni volta che al supermercato devo scegliere se acquistare carne della grande produzione o quel pollo di fattoria che costa tre volte tanto (e quindi lo mangi tre volte meno), ogni volta che mi verrebbe da buttare il contenitore di plastica nell’indifferenziata perche’ a casa nostra si usa cospargere lo yoghurt (e anche il budino di riso) con milioni di cereali che si appiccicano al vasetto tanto che, prima di rivedere il bianco della plastica, devi impiegarci ore per togliere i residui…

Ma di recente ci ho pensato in particolare in una occasione, nella quale, nel solito confronto con il mondo, mi sono sentita, ancora una volta, profondamente stupida.

Tutto e’ iniziato con un caffe’.. anzi, con le luci del garage.. anzi, con la nuova casa della vicina..

Andiamo per ordine.

Sabato pomeriggio.. rientriamo a casa e, visto che d’inverno la luce da queste parti non dura proprio tantissimo (alle 16 era buio, per intenderci), noto che le luci del garage dei vicini sono accese. Quei vicini sono nuovi, nella zona, hanno appena costruito casa e hanno ancora diversi lavori da fare. Pero’ quella luce, che fino a poco tempo prima non esisteva nelle nostre vite, ora si insinua tra le pieghe delle tapparelle della sala e la sera da un po’ fastidio.

Sbircio fuori dalla finestra e vedo che la mamma di quel bimbo che ho visto un paio di volte in giardino, e’ impegnata in alcuni lavori di bricolage davanti a casa, cosi’ decido di uscire a chiedere se e’ possibile lasciare spenta la luce del garage di sera e durante la notte. La ragazza, che abbiamo gia’ incontrato un paio di volte prima, mi saluta sorridendo. Ovviamente la luce non e’ possibile spegnerla, perche’ dovrebbe essere automatica, ma non funziona, e quindi bisogna aspettare che vengano a sistemarla. Pero’ e’ felice che io sia uscita a dirglielo, cosi’ ha l’occasione per invitarci per un caffe’ alle 11 il giorno dopo. Acconsento, anche se avevamo gia’ qualche programma, ma mi sembra scortese rifiutare.

L’indomani bussiamo alla loro porta: io, Gabri e Carlotta completa di tuta da sci, visto che le abbiamo promesso che, dopo il caffe’, la avremmo portata a giocare sui trampolini elastici. Ci apre la ragazza del giorno prima e sentiamo il bimbo che sta giocando al piano di sopra. Togliamo le scarpe, i ventisette strati di vestiti a Carlotta, e saliamo nella zona giorno.

L’ambiente e’ essenziale, ma molto luminoso e ordinato. Il bimbo sta giocando con una serie infinita di dinosauri di plastica dura che estrae da un cassettone di un mobile in salotto. Avra’ quattro anni. Su di un piccolo terrazzo una culla ci fa pensare che un altro bimbo stia facendo un pisolino. Chiariamo: i bimbi qui dormono fuori, Carlotta compresa fino a pochi mesi fa. Ora semplicemente ha deciso che il pomeriggio non vuole piu’ dormire, non e’ una questione legata alle temperature..

La padrona di casa nota il mio interesse e precisa che hanno anche un bimbo di quattro mesi.

In cucina un’altra ragazza armeggia con il percolatore del caffe’, e si avvicina presentandosi non appena ci vede. Sara’ la sorella, penso. Noi quattro adulti ci sediamo a mangiare la torta che ho portato e a fare due chiacchiere. Loro sono una ingegnere e l’altra architetto.. si parla della casa e del lavoro, dei bambini, dell’Italia.. La mia ‘lucidissima’ mente inizia a farsi qualche domanda quando il bimbo, che nel frattempo sta giocando con i dinosauri e una interessatissima Carlotta che gli scombina tutti gli schemi, chiama ‘mamma’ anche l’altra ragazza. Poi, parlando, la nebbia si dirada e inizio a capire anche io. Ci raccontano dove hanno vissuto prima in citta’, del progetto della casa, dei lavori da fare.. Ci alziamo da tavola alla richiesta di Carlotta di tenere fede alla nostra promessa di portarla sui trampolini e ci lasciamo con la promessa di organizzare un pranzo o una merenda insieme.

Mentre scendiamo le scale, la padrona di casa mi dice ‘la vita e’ strana, siamo due donne e abbiamo avuto solo figli maschi’. Cosi’ le dico che la capisco perfettamente, io odio le cose rosa e zuccherose, e Carlotta vuole tutto rosa e glitter. La vita e’ cosi’, ti mette sempre un po’ alla prova. Lei mi sorride. E in quel momento mi rendo conto di quanto sono felici quelle ragazze, con i loro bimbi e la loro vita.

E so che puo’ sembrare tutto complicato, ma a volte non lo e’. Sono una famiglia felice. E se penso al mondo che vorrei, lo vorrei cosi’, dove una figlia puo’ scegliere di vivere con un’altra donna, e insieme possano avere una famiglia ed essere semplicemente felici, come felice ho visto quel bimbo, tutto preso dai suoi dinosauri e dai suoi robot.

‘Non avevo capito’, ho detto a Gabri, rompendo il silenzio mentre camminavamo verso i trampolini. E mio marito mi ha guardato, come si guarda un bambino, e mi ha sorriso, mentre nella mia piccola mente di provincia cadeva anche quell’ultimo, inutile, muro, fatto di dinosauri e di glitter.

A presto
Arianna