Lettere dal Nord. Cosa vuoi fare da grande?

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L´altro giorno, per gioco, ho chiesto a Carlotta cosa vuole fare da grande. Mi ha guardato con faccia stranita, come se le avessi chiesto la cosa piu´ stupida del mondo. Poi mi ha detto ´sono gia´ grande, mamma, vado all´asilo´. Cosi´ho dovuto spiegarle che intendevo sapere cosa avesse intenzione di fare come lavoro, nella vita, per occuparsi il tempo. E per tutta risposta mi sono sentita dire che lei e´gia´occupata. Non mi sono soffermata oltre sull’argomento, avendo capito che probabilmente il tema e´ a dir poco prematuro.
A volte, pero´, mi chiedo cosa potra´ frullare in quella testolina, cosa decidera´ per il suo futuro, che modelli potra´avere e quali scelte potra´prendere. Perche´ credo che molto dipenda da noi, da quello che amiamo o meno fare.. che a Carlotta piaccia da morire il colore rosa con una madre che il rosa lo ha sempre evitato come la peste, e´ evidentemente genetico (e quei geni non sono evidentemente i miei). Ma molto dípende anche dall´ambiente che ci circonda, che puo´avere influenze enormi.
Se ti crescono dicendoti che le donne non sono brave a fare una determinata attivita´, prima o poi, inizi a crederci anche tu. E questo e´ uno dei grandi temi che stanno affrontando le universita´ e le associazioni di categoria per rilanciare le materie scientifiche e le professioni correlate tra la popolazione femminile italiana, ad esempio. Allora a casa nostra adottiamo la strategia del ´tu puoi fare tutto´, incoraggiandola ad affrontare ogni sfida con sicurezza.. anche se prima o poi credo dovro´decidermi a farle capire che dei suoi limiti se ne deve rendere conto da sola. Me ne ricordo ogni volta che vado a prenderla all´asilo e la vedo alla base della parete di arrampicata che tenta invano di raggiungere i bambini dell´ultimo anno (di tre anni in piu´di lei) che ormai su quella parete camminano come scimmie. Oppure ogni volta che vede qualche ragazzino fare il salto della morte sul trampolino dietro a casa (ogni casa norvegese che si rispetti ne ha uno) e lei prende la rincorsa per fare una capriola e si sbuccia puntualmente la punta del naso sulla rete. Ma ho sempre paura di limitare i suoi sogni e le sue aspettative e mi trattengo.
Anche perche´, per fortuna, viviamo in un paese dove le donne possono davvero fare tutto, dalle discipline sportive (molte bambine scelgono come sport il calcio) alle professioni. E´ una donna il primo ministro norvegese, che in tempi di covid faceva, dopo il discorso alla nazione, un discorso apposito per i bambini della nazione. E´ donna la ragazza che guida il camion della spazzatura con il braccio automatico, una ragazza minuta piena di tatuaggi che, con il suo telecomando in mano, manovra alla perfezione quel mezzo gigante. Ci sono donne alla guida dei bus, nei cantieri per strada, negli uffici, nei negozi, e perfino sulle macchine tagliaerba che fanno la manutenzione nei parchi pubblici.

La scorsa settimana ho accompagnato Carlotta all´ asilo in pullman e, lungo la strada per arrivare alla fermata, siamo passate da un parchetto dove spesso ci fermiamo a giocare. Una ragazza bionda ci e´ passata di fianco, con il suo mezzo elettrico, intenta a tagliare l´erba del prato. Carlotta si e´ fermata un istante, la ha guardata e se ne e´ uscita con un ´wow!´, che ha strappato alla ragazza alla guida un sorriso (a pensarci bene ha avuto la stessa reazione al corso di danza, mentre, per andare in palestra, passavamo di fronte ai vogatori dove due splendide ragazze si stavano allenando… Se e´ genetica, mi sa che questi sono i geni del padre..).
Ad ogni modo, non mi stupirei se un domani Carlotta mi dicesse che vuole guidare una betoniera, o sollevare pesi, o correre con gli sci da strada. Spero solo che, per quel momento, abbia cambiato colore preferito, perche´ in tutina rosa sarebbe davvero un po´ troppo.. ma certo, questo e´ solo un limite nella mia apertura mentale, forse retaggio della mia educazione provinciale. Anche se i miei genitori mi hanno sempre detto che avrei potuto fare tutto quello che avrei voluto, che bastava il mio impegno, e non vi erano barriere nella scelta. Solo che poi, se fai l´ arbitro di calcio in Italia e sei donna, la gente ti apostrofa con commenti sessisti, se scegli di fare l´ ingegnere e vai in cantiere e´difficile farti ascoltare, se fai l´ autista di bus, per la gente guidi male perche´ sei di sesso femminile.. Non e´ facile ascoltare le proprie aspirazioni, in una societa´ che vive di pregiudizi, chiusa nella propria mentalita´ provinciale e retrograda.
E allora guardo Carlotta, che insiste ad aggrappare le sue manine su quegli attacchi a muro, e so che il pomeriggio tornera´ a casa con le dita rosse e dolenti, ma un giorno riuscira´ a salirci su quella parete, e io voglio essere la prima a poterle dire ´brava, amore, hai visto che se ti impegni tutto e´possibile, dipende solo da te´, e continuo a medicare quel naso sbucciato sapendo che, prima o poi, quel corpicino si alzera´ in aria mentre ruota, e allora voleremo anche con lo spirito. Intanto le allungo il monopattino colorato e il suo caschetto rosa, ogni volta che lo sconforto sta per farsi largo su quel musetto, e corriamo verso qualche nuova avventura, in un mondo dove il rosa puo´arrivare ovunque.
A presto
Arianna