ComoNext. La plastica del futuro di Directa Plus

 

intervista a giulio cesareo: come creare prodotti a base di grafene

Giulio Cesareo, fondatore e amministratore delegato di Directa Plus, l’azienda che ha portato a ComoNExT una tecnologia tutta nuova per la creazione di prodotti a base di grafene, un foglio di atomi di carbonio definito “la plastica del futuro”, spiega cosa significhi innovare in una realtà giovane e racconta le sfide dell’innovazione nel nostro tempo.

Quando possiamo parlare di innovazione?
L'innovazione esiste solo quando arriva nelle mani del consumatore finale. Credo che in questo momento il futuro stia entrando nelle nostre case dalla porta di servizio, con un profilo talmente basso che spesso e volentieri non ce ne accorgiamo. La nostra vita con l’innovazione sta cambiando. L’innovazione va quindi monitorata, compresa e guidata in modo corretto.

L’innovazione entra nelle nostre vite in punta di piedi. Non è quindi una rivoluzione?
L’innovazione è sempre una rivoluzione ma non ce ne accorgiamo più. Arriva con la batteria di un cellulare, con la gomma di una bicicletta. La gomma, ad esempio, della bicicletta del vincitore del Giro d’Italia che è un prodotto assolutamente innovativo con particelle di grafene che abbattono la resistenza al rotolamento o le magliette che stiamo producendo in collaborazione con Colmar, con un circuito termico che abbassa la temperatura del corpo di uno o due gradi. Prodotto nostri, innovativi. Noi puntiamo a lavorare a un’innovazione che dà una grande sensazione di vantaggio e che può arrivare rapidamente al consumatore finale.

Directa Plus lavora con un materiale che non esisteva. Questa è stata per voi una fortuna?
Una grande fortuna ma anche una terribile fatica. Siamo partiti con un materiale nuovo, un prodotto nuovo, un'applicazione nuova e un mercato nuovo da scoprire. E tutti siamo estremamente restii al cambiamento. Abbiamo agito in maniera strategica fin dall'inizio. Quando è nata la mia società, negli Stati Uniti, l'idea era di fare un impianto che producesse nanoparticelle di carbonio, che allora nessuno chiamava grafene, che fosse sostenibile, semplice, scalabile e che, invece di andare come tutte le aziende tech nei mercati futuri, quelli "sexy", andasse e validasse il proprio modello di business nei mercati esistenti.

Il mondo "normale" come accoglie queste novità?
Il mondo dello sport è un grande veicolo per portare l’innovazione al consumatore finale. Questo avviene ad esempio nel caso delle gomme della bici del Giro d’Italia o delle magliette che il consumatore accoglie di buon grado nel momento in cui si sente bene indossandole. C'è un gruppo dei cosiddetti “early adopters”, quelli che sono affascinati dalla tecnologia. Tra loro e la massa dei consumatori c’è un baratro. Le società innovative vere devono riuscire a saldare questo baratro ed è estremamente difficile. La nostra strategia è fare quello che è possibile con quello che vogliono i clienti, aiutando il consumatore a usare la tecnologia nella ricerca di una sensazione di benessere.