I capitali di Como: 03_6 La bella addormentata

 

 un bacio per risvegliare la bella addormentata

Secondo le statistiche disponibili, Como è una città benestante. Il reddito pro-capite rimane superiore a quello medio italiano, i livelli di povertà e delinquenza relativamente contenuti, la disoccupazione sotto le due cifre. Apparentemente, tutto sembra mantenere un certo equilibrio.

Possiamo, dunque, sentirci soddisfatti? Per rispondere a questa domanda occorre interrogarsi sui fattori che contribuiscono a creare questa situazione, che sarebbe ingeneroso definire troppo negativamente. Se ne possono citare diversi. In primo luogo, Como, come tante città italiane, gode di un grande patrimonio di ricchezza accumulata dalle ultime tre generazioni. Per questo il ristagno degli ultimi anni non è immediatamente percepito. Il cuscinetto della ricchezza è in grado di attutire l’urto. 

Un secondo fattore è la sua posizione geografica. Collocandosi sulla direttrice Milano–Lugano, all’interno di una grande regione che, nonostante tutto, è pur sempre uno dei quattro motori d’Europa, Como gode di una sorta di “rendita” di posizione. La vicinanza con il capoluogo lombardo, in particolare, facilita la connessione con quei circuiti globali che Milano continua a garantire. Mentre le prossimità con la Svizzera ha - almeno fino ad oggi - permesso di disporre di un’importante valvola di sfogo, soprattutto occupazionale. Difficile pensare il benessere attuale di Como a prescindere della Svizzera (per questo, la questione dei frontalieri meriterebbe di essere considerata con più attenzione, soprattutto nel momento in cui nella vicina confederazione si assiste al crescere di una pericolosa ipersensibilità).

Il terzo fattore è la forte quota di popolazione anziana e, di conseguenza, di pensionati. Anche se per il futuro le cose sono destinate a cambiare - dato il progressivo carico di cura associato con l’invecchiamento - fino ad oggi questa popolazione ha costituito uno stabilizzatore economico, consentendo di disporre di redditi dotati di una certa stabilità anticiclica. Negli ultimi due decenni anni, nel comasco le pensioni hanno contributo a garantire un tenore di vita medio-alto.

Il problema è che tutti e tre questi fattori, nel momento in cui garantiscono la stabilità dell’economia comasca, allo stesso tempo allontanano l’urgenza di prepararsi per il futuro.

Continua a leggere...