I capitali di Como: 03_4 Città, Laghi e Culture

 

 città, laghi e culture. politiche culturali e politiche urbane a confronto in europa

Premessa

La gestione dei processi di formazione, riproduzione e rivitalizzazione delle città, dei loro spazi produttivi, sociali e politici costituisce oggi un nodo problematico centrale per la ricerca scientifico sociale e per la sua capacità di alimentare la riflessione strategica sul futuro dei centri urbani.

Violenti processi di inurbamento e di migrazione globale hanno ridefinito e ogni giorno modificano la scala quantitativa delle economie metropolitane e hanno trasformato i quadri di riferimento concettuali delle politiche infrastrutturali, sociali e culturali, sia all’interno dei singoli spazi insediativi sia nella relazione tra i loro centri e le periferie. La tradizionale fondazione marshalliana delle economie generate dalle agglomerazioni è stata sfidata, e per molti aspetti travolta, dalla complessità posta dal governo di città in cui i volumi e la concentrazione della popolazione ha raggiunto dimensioni che pongono problemi infrastrutturali (trasporti, sanità, abitazioni, gestione degli spazi comuni), di forniture (alimentari, acqua, vestiti ecc.), di servizi (scolari, civici, amministrativi), di impatto ecologico (smaltimento rifiuti e fognature) la cui soluzione travalica ogni tentativo di concettualizzazione mono-disciplinare.

Gli studi sistemici più recenti si muovono nella prospettiva di integrare discipline differenti su macro temi in prospettiva comparata, in particolare toccando questioni nodali quali l’integrazione sociale e la violenza, l’impatto ecologico, la salute. Altri contributi si sono focalizzati su argomenti più specifici che spaziano da prospettive di ottimizzazione vincolata come quelli introdotti dalla microfondazione delle agglomerazioni urbane a prospettive settoriali e di pianificazione infrastrutturale. Tra queste visioni più delimitate si è sviluppata una prospettiva connessa alla rilevanza delle politiche culturali e, in senso ampio, al tema del branding e dell’attrattività delle città e della loro capacità di attrazione di talenti. Tale prospettiva ha conosciuto negli ultimi lustri una significativa rilevanza per la sua capacità di configurare opzioni strategiche non solo per le grandi agglomerazioni urbane spontaneamente investite dai grandi flussi della globalizzazione, ma soprattutto per i centri di dimensioni minori o medie e in posizioni semiperiferica.

Per queste città la possibilità di definire e comunicare una scelta di posizionamento, articolandola e rafforzandola sul piano culturale, sociale, economico e dell’investimento infrastrutturale ha delineato la speranza di poter intervenire attivamente sul proprio futuro. Questo, per le piccole e medie città, ha implicato la formazione di progetti tesi a modificare le derive spontanee di spopolamento intellettuale (disoccupazione), specializzazione funzionale dipendente (città dormitorio), di delocalizzazione industriale (crisi dei distretti tradizionali e impoverimento della popolazione imprenditoriale), declino politico, sovente provocate dalla presenza prevalente e competitiva delle grandi agglomerazioni urbane.

Il ruolo crescente svolto dalle cosiddette industrie culturali sia sul piano occupazionale che sul piano reddituale complessivo ha poi offerto ulteriori elementi di sostegno a questa prospettiva.

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