La Cultura a Como. Un dibattito necessario

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Fare cultura a Como: una cosa difficile?
Continua il dibattito tra le associazioni della città
Dopo l’incontro promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Como (dicembre 2019) nell’ambito
degli “Stati generali della Cultura” è intervenuto Darko Pandakovic, presidente di Chiave di Volta.
Ora interviene Alessandra Bonfanti, della Società Archeologica Comense.

Cultura: La Società Archeologica Comense

Cultura è una parola che ha un contenuto così poliedrico e un contorno così sfumato che, metterci ancora adesso a cercarne una definizione mi sembra letterario e soggettivo.
Potremmo cercare definizioni nel passato; per tutte le cose fondanti, non esistono definizioni: esistono solo esempi.
E’ necessario trovare un piano comune? Difficile rispondere.
La nostra Società Archeologica Comense viene citata come esempio positivo di costante presenza, attività incisiva, contributo alla rappresentazione della storia della nostra città; perché e come mai è accaduto tutto questo?Guardiamo dall’inizio; i fondatori erano persone con una comune base culturale, una volontà di pubblicare e conservare i resti del passato (un importante passato), persone che facevano altri lavori e che lasciavano il cuore all’archeologia, ma soprattutto persone dotate di UNA GRANDE PASSIONE….

Termine antico, doppio (sofferenza e calore), ma pieno di forza, di desiderio di infondere agli altri quelle stesse sensazioni e volontà di creare ulteriori legami e le basi per un continuo procedere.Per molti decenni i soci scavavano nei luoghi dei ritrovamenti, ed era grande emozione e felicità: toccare con mano le cose che emergono dalla terra e riconoscerle o scoprirle come nuove e inaspettate, è stato un lungo momento magico.

Poi tutto questo è finito, ma la SAC ha continuato ad essere la stessa, ad adeguarsi al tempo, a raccontare.
E’ vero, dobbiamo essere autonomi, ma non soli; perché non condividere le parti che abbiamo in comune? Non siamo molto bravi in questo, non lo siamo mai stati.
Qui dovrebbe intervenire la mano pubblica: creare gli spazi dove tutte le strade si incontrino; oggi più facile che mai, vista la disponibilità di mezzi meravigliosi. Da soli possiamo trovare le idee e poi condividerle.
Invece dibattiamo di sicurezza, di adeguamenti, di burocrazia, una forma spesso sterile di esercizio di un potere.

Abbiamo chiesto, per cominciare, una struttura informatizzata facilmente disponibile dove siano elencate ogni giorno le attività culturali in atto in città.
Abbiamo chiesto link che consentano di conoscere le formazioni culturali in campo, la loro sintetica storia, il loro programma annuale. Non è molto e si po' fare in fretta. E non ha bisogno di complicati riti di approvazione o collaudo.
Se già questo accadesse, certamente ne conseguirebbero collaborazioni e integrazioni, una sostanza completa e visibile, non una serie di ruscelli che non riescono a formare un grande delta, ma solo sempre piccole vie d’acqua, verso il mare del tempo, il grande fagocitatore..
Se siamo d’accordo, chiediamolo ancora, chiediamolo INSIEME con voce chiara e potente, non in un deserto.
E soprattutto chiediamo al Comune di Como di riportare nella disponibilità di tutti i beni culturali (leggi edifici e strutture) oggi temporaneamente non utilizzabili.

Alessandra Bonfanti

IL DIBATTITO