Innovazione. Intervista ad Annarita Polacchini

    154

     

    giornata dell’innovazione: invenzione ed efficienza

    L’innovazione è ora e qui. La Giornata dell’Innovazione apre ampi spazi di discussione, dall’invenzione, alla spinta creativa, al “bello” di creare qualcosa di nuovo che aiuti le persone a vivere in un mondo più “efficiente”.
    Annarita Polacchini, consigliere di Camera di Commercio e presidente di ComoNExT, racconta la sua idea di innovazione nel tempo presente.

    Cos’è l’innovazione?
    È pensare diversamente da come si è fatto fino a oggi, a livello di processi, di prodotto. È il modo in cui un’azienda reagisce al mercato. Molto stesso si continuano a perpetrare “usi e costumi” e si perde la ragione del perché si è agito in quel modo. Ogni tanto bisogna ripensare al perché, al come si agisce. A questo punto entra in azione l’innovazione. Non vuol dire azzerare quello che è stato fatto fino a quel momento, perché vorrebbe dire perdersi tutto il savoir faire, ma pensare che da lì in avanti quel processo può essere fatto in modo diverso da quanto avvenuto fino a quel momento.

    L’innovazione è una necessità? Da dove arrivare questa spinta?
    Arriva molto spesso dalle parti più disparate. Magari da un cliente che ti fa agire in un certo modo; oppure puoi essere tu stesso che ti rendi conto invece che potresti fare quello che stai facendo da tempo in modo più economico, efficace, efficiente, con l’ausilio di qualche strumento. Altre volte è il mercato che ti spinge a cambiare, indicandoti che domani il tuo prodotto potrebbe essere obsoleto. Quindi direi non c’è un motu unico dal quale proviene l’esigenza dell’innovazione. 

    Che ruolo hanno i ragazzi e la loro fantasia, protagonisti della Giornata dell’Innovazione, nella spinta innovativa?
    I ragazzi, a differenza di noi, credono che tutto sia possibile. Perseguono quindi quello che per loro è un’idea di innovazione forse anche vaga, un piccolo seme. Hanno la convinzione di una possibile realtà innovativa che in molti casi va ben al di là di quello che farebbero gli adulti che si fanno invece condizionare dal mondo che conoscono e si fanno domanda sull’utilità di alcuni strumenti.

    Qual è il rapporto tra l’artista e lo scienziato? L’immaginazione che non è ancora innovazione serve?
    Credo che serva tanto innanzitutto alle persone per crescere. Poi serve anche all’ambiente in generale per fare proiezioni verso il futuro possibile, un futuro sul quale lavorare. Abbiamo cominciato a investire proprio su questo connubio tra arte e innovazione. Non perché uno è scienziato o ingegnere significa che non possa farsi contaminare dall’arte, da una visione diversa. Così anche viceversa. Ci sono molti artisti che usano la tecnologia per fare arte. Questi mondi si contaminano. Un tempo uno diventava un’evoluzione dell’altro, adesso le cose sono molto diverse.

    I ragazzi per la Giornata dell’Innovazione hanno lavorato sul tema del benessere sociale. Qual è il significato?
    Noi puntiamo in assoluto al benessere delle persone, al fatto che le persone devono lavorare, devono vivere nella maniera più decorosa possibile. Quindi anche il fatto di avvicinare i ragazzi a temi come il benessere della persona, il benessere ambientale, la responsabilità sociale, è un sistema per dire che anche l’innovazione tecnologica e gli strumenti mirano, in versione ultima, al benessere delle persone.