Memoria. Giornata per non dimenticare - La Memoria indifferente

La Memoria indifferente

Perché ricordare? Perché rivangare – anno dopo anno – un dolore? Perché continuare a scavare nella sanguinante piaga che rimane sempre aperta? Ciascuno, alla sollecitazioni della memoria, dà una risposta differente e il tempo non riesce sempre a cancellare il segno che il male lascia; mentre la collettività – a poco a poco – la memoria la perde. Non vuole più ricordare.

Non voler ricordare è anche un modo per non vedere la contemporaneità; per staccare ieri da oggi e non impegnarsi, non credere nel progresso, nel miglioramento; è un modo per separare i sentimenti personali dalla superficialità con cui il gruppo (collettività, cittadini, istituzioni) tratta i fatti che lo hanno coinvolto direttamente.

Il dolore collettivo allora si dissolve. La memoria si smarrisce.

Il dolore personale si esprime in vari modi: nel coinvolgimento degli altri, nel distacco dalla quotidianità, nel silenzio. Si alimenta nel ricordo della vita vissuta assieme alle vittime, ai morti, ai sopravvissuti e si accende continuamente al confronto con altre tragedie, sia vicine che lontane.

 La collettività non manifesta – né potrebbe farlo – un vero dolore. Nel rito cadenzato, annuale, delle cerimonie celebrate alla o per la memoria agiscono solamente e molto spesso elementi di convenienza politica o sociale. Una lapide – di solito – è la tomba ufficiale del dolore sincero ed è il prezzo pagato dalla burocrazia e dalla politica alla sincerità di un dolore che richiama sentimenti diventati oramai lontani. Le lapidi non sono memoria di un dolore, ma sigillo di un ricordo dimenticato.

 

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.