Auguri. Carlo Ferrario compie 85anni

 

Carlo Ferrario compie 85anni

Carlo Ferrario, Carlo per tutti, domenica 3 aprile compie 85anni. Una bella tappa in una lunga vita che gli auguriamo ancora ricca di sorprese. Per noi ovviamente.

Perché Carlo – io lo conosco e frequento da una cinquantina d’anni – è talmente poliedrico che ancora oggi riesce a stupire e ad essere presente nel “mondo intellettuale” con la sua arguzia, l’acutezza polemica, la critica intelligente, l’amicizia e l’affetto. Per molti. Compresa la “sua” città di Como che ha sempre guardato con attenzione e libertà di giudizio.

Certo: come tutti gli intellettuali (vecchia scuola) Carlo non è immune da manie su cui ha detto e scritto moltissimo.

Tanto per citarne alcune: l’insofferenza per il gioco del calcio (ma soprattutto verso coloro che ne fanno una religione del lunedì); l’intolleranza nei confronti degli scrittori popolari (considerati sciatti, superficiali); l’odio mai celato per i cantautori, i canzonettari, il pop, il rock, il jazz (ritenuti eresie strazianti per il suo orecchio selettivo) e per finire col maledetto “giro di do”…

Di contro, gli amori artistici e intellettuali di Carlo li conosciamo bene attraverso i tanti tantissimi scritti (ora diffusi anche via FaceBook), le partiture musicali, i poemi, poemetti e le poesie. In un’epoca lontana si è anche dilettato con pennarelli e matite. Le sue lezioni sulla musica restano un punto fermo nella cultura della città.

Tantissimo Carlo ci ha proposto (mai insegnato! perché troppo libero per avere un metodo, una didattica) e in questo molti lo hanno seguito, apprezzato, stimato e – con spirito di immutata amicizia – in tanti gli facciamo gli auguri.

[La produzione di Carlo Ferrario, edita da NodoLibri è disponibile anche in formato digitale, gratuitamente.]

JSC15 ha ricevuto da amici di Carlo Ferrario alcuni ritratti che di seguito pubblichiamo.


Due amici “storici” inviano un biglietto:

Enrico Cavadini e Francesca Cattaneo Cavadini

Da oltre 60 anni ci conosciamo, ci frequentiamo, parliamo e discutiamo di libri, di teatro, di religione, di politica ... e poi? ... e poi resta l'amicizia. [Enrico e Francesca]


Un omonimo (talvolta ci scherziamo) recupera un “fatto storico”: la prima presentazione di un libro NodoLibri. Autore Carlo Ferrario

Paolo Ferrario. Mi ricordo di Carlo

A Carlo Ferrario, che il 3 aprile 2016 compie 85 anni, si addice il concetto di “intellettuale organico”: musicista, musicologo, romanziere, raccontatore, poeta, umorista, politico locale, dirigente provinciale e regionale …

Io, qui, lo ricordo alla presentazione del suo libro Alfabeto comasco, il 13 giugno 1990:

E da quel libro estraggo un suo “sguardo” che è in totale sintonia emotiva con il mio “idem sentire”:

“Al ritorno da ogni viaggio che mi abbia portato in luoghi meravigliosi e felici, sento il bisogno di fare una capatina sulle nostre rive: una specie di affettuosa ricognizione per controllare se il lago di Como regga ancora il confronto con gli scenari famosi e i grandi panorami.

Col Corno d’Oro, l’isola di Patmos o Venezia negli occhi, neanche l’amore per le patrie sponde potrebbe indurmi a stravedere, ma il verdetto è ogni volta positivamente positivo … sono lieto che i nost sit siano qui a portata di vista” (p. 61)

Auguri di memoria e sguardo, caro Carlo! [Paolo Ferrario, del 1948]


Magistrato, scrittore, conferenziere. Giuseppe Battarino descrive Carlo Ferrario e l’unico mezzo di locomozione direttamente guidato dal soggetto (Carlo non ha la patente).

Giuseppe Battarino. L’elegante ciclista

È l’elegante ciclista che percorre il centro della città senza dare nemmeno l’impressione di pedalare e che senza pedalare plana in piazza Martinelli.

Così ho sempre visto Carlo Ferrario, a prescindere dalla sua scrittura.

Questa città ha i suoi punti di illuminazione, di apertura.
Ahinoi solo possibile.

Dunque, di cosa abbiamo bisogno nei rapporti individuali e collettivamente: di grandi specialisti, di “uomini meccanici”, di difensori di recinti? oppure – per evitare di declinare in un rapido autunno – di nuovi umanisti, di “uomini universali”?

Travolti da una onnipresente ricerca del presente potremmo rivolgerci a uno degli aforismi di Carlo per rallentare e pensare – ho creduto di intercettare qualche suo sguardo che lo dimostrava – che “là dove basta un gatto la nostra evolutissima società impiega una tigre; là dove occorrerebbe un uomo concede al massimo un esperto…”.

Un paio d’anni fa, alla richiesta di partecipare a un’opera collettiva su Como ho corrisposto con uno scritto nel quale citavo Carlo Ferrario.

Parlare di una – possibile – “città non più murata” mi aveva fatto pensare a lui, scrivendo: “abito a Como da poco più di trent’anni. Non sono comasco. E non perché in questi anni mi sia preso delle pause, risiedendo altrove, per periodi più o meno lunghi e lavorando altrove. Ma perché quel termine – comasco – per come è stato sinora inteso, credo rappresenti una zavorra per lo slancio possibile di questa città. La scelta è essere comaschi murati oppure un’altra cosa. Scriveva – era il 1989 – Carlo Ferrario nel suo straordinario Alfabeto comasco, che “la nostra è forse l’unica città al mondo i cui abitanti non sanno correttamente pronunciare il patrio nome”, notando, senza poter essere smentito, che “si dovrebbe infatti dire Còmo, con le due vocali apertissime”, come del resto si fa parlando in dialetto; e invece “se si esprimono in lingua, tutti i comaschi […] sembrano annodarsi le labbra ad imbuto per farne uscire un Como con entrambe le ‘o’ perfino più strette dei tutt’altro che aperti borsellini”.

La chiusura esagerata delle ‘o’ come metafora della chiusura della città.
L’eleganza di Carlo come antidoto, la sua scrittura come porta spalancata nelle mura.
Occorre l’umanesimo di un elegante ciclista. [Giuseppe Battarino]


Lorenzo Morandotti, giornalista culturale, scrittore, aforista pure lui tratteggia la poliedricità di Carlo.

Lorenzo Morandotti. Carlo il poliedrico

Non sarebbe possibile un ritratto a tutto tondo, occorrerebbe un caleidoscopio nel caso di Carlo. Tra le tante facce di questo prisma comacino erede di Plinio, Giovio e Dossi, ma anche di Flaubert e di Samuel Butler e Jonathan Swift, ho affetto per l’aforista, il musicologo, l’appassionato di letteratura. L’artista, il poeta, il romanziere. E poi l’eclettico conversatore, testimone di un’epoca cancellata dall’involuzione della specie, in cui l’idea del “salotto” è intrinsecamente legata alla convivialità colta, all’arguta riflessione che bandisce la malizia e il pettegolezzo di bassa lega e preferisce la calma della profondità, i tempi lunghi dell’attesa, per poi guizzare inaspettato e fare un balzo in avanti. L’unico comasco vivente a far parte della Garzantina della musica, me l’avevano presentato. Collezionista di dischi, orgogliosamente appartato ricercatore di belle lettere, funzionario pubblico di specchiata virtù (e si era negli anni di tangentopoli in cui figure del genere erano mosche bianche rarissime). Ma naturalmente c’era e c’è tanto di più. Ricordo la sua vibrante capacità di sintesi in un incontro di presentazione a proposito di un libro di Carla Porta Musa edito da NodoLibri, si era nel cortile accanto alla basilica di San Fedele, che una volta era pregevole luogo di cultura. Come passa il tempo, ma nel caso di Carlo la frase suona inutile e retorica in modo particolare: ci sono persone che irradiano luce, e permettono di focalizzare la verità del mondo, con il loro lavoro, con il loro sguardo, con la capacità mimetica e maieutica della loro parola. Non possiamo che dirgli grazie con un abbraccio corale. [Lorenzo Morandotti]


Il Carlo enciclopedico è ciò che tutti gli amici ricordano. Nulla gli sfugge tutto si ricorda. Ovviamente sempre con arguzia. Giorgio Cavalleri, scrittore e storico, riprende ancora Alfabeto comasco un piccolo libro che ha segnato uno stile.

Giorgio Cavalleri. Un'arguzia. Illimitata 

Un aspetto che mi ha sempre colpito di Carlo Ferrario è quello della sua grande enciclopedica cultura che è andata di pari passo anche alla sua modestia e al suo carattere schivo e poco incline a mettersi in mostra. 

Ciò che me lo reso simpatico sono state la sua arguzia e la "vis polemica" che hanno caratterizzato molti suoi interventi.
Al di là di quell'Alfabeto comasco che ha divertito un po' tutta Como nell'ormai lontano 1989, i suoi 3068 aforismi e pensieri sono stati e sono per me fonte inesauribile di divertimento.
Ne rammento uno, redatto in pieno regime berlusconiano: 

Breve compendio di storia italiana

Giugno 1946: viene proclamata la Repubblica Italiana.

Marzo 1994: a seguito della recente variazione dello statuto aziendale, la Repubblica Italiana viene annessa alla Fininvest.

Anno X, mese Y, giorno Z: la salma di  Benito Mussolini viene solennemente traslata in Santa Croce tra due ali ininterrotte di popolo festante. 

Ma è stato nel volumetto Le regole del gioco con il quale nel 1991 ha intervistato Antonio Spallino, un sindaco di cui la città ha sentito a lungo la mancanza, che, almeno a mio parere, si è superato. 

“[…] Sembra che i cattolici non riescano a delimitare i confini tra la Civitas Dei e la Civitas diaboli, e se a volte li si vede preoccupati solo di fortificare i pilastri del Tempio e di preservare la fede con leggi e decreti, a volte li si sente fare discorsi del tipo: ‘Poiché nostro Signore è morto per noi sulla croce, è considerato che la Russia ha invaso l'Afghanistan, è chiaro che l'azienda del gas spetta a mio cognato’ […]”. 

Spero che il Padre Eterno possa conservare a lungo questa arguzia e questa ironia all'amico Carlo a cui va, anche da parte di mia moglie Elisabetta che con lui condivide lo stesso cognome, un augurio affettuoso. [Giorgio Cavalleri]


 

 

 

 

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.