Calcio. Una guerriglia urbana

 

Il Derby Como-Varese è finito in guerriglia urbana. Ancora una volta

Si fatica a capire: perché le partite di calcio finiscono (sempre) in guerre tra bande rivali? Sembrano (sembriamo) tutti d’accordo: questo non è sport! Ma è solo uno slogan.

Un branco (anzi due) di violenti idioti, di brutali scalmanati, di incomprensibili esseri subumani mettono a ferro e fuoco e sassi mezza città di Como. Per una partita di calcio? Tra questi deficienti non ci sono (solo) giovinastri, delinquenti incalliti, baraccati, ladri e puttane; non c’è solo la cosiddetta feccia umana che si prende una vacanza domenicale dal proprio tran tran per azzerare la tifoseria (ma che razza di parola è?) avversaria. C’è un mondo trasversale, ci son persone solitamente “normali” che s’avventano contro il “nemico” o – in mancanza di questo perché separato da corridoi metallici – con le forze dell’ordine schierate in assetto antiguerriglia.

Ma è sport?

Tuttavia a noi interessa non tanto la causa (se ne stanno occupando comune, magistratura, polizie ecc) bensì l’effetto: la città blindata è un’offesa ai cittadini in generale, ai residenti in particolare, agli sportivi appassionati, ma soprattutto è un oltraggio ai turisti. Girare in zona giardini-stadio - insomma sul lungolago - una domenica di derby è qualcosa che va ben oltre il fastidio.

L’immagine “estetica” è rovinata da transenne, blocchi di cemento e cancellate mobili (ma chi paga tutta ‘sta messinscena periodica?) e s’accompagna al malessere generale che prende chiunque al veder brutalizzata una zona di forte richiamo e interesse. Bastava guardare le facce dei gruppi e gruppetti di visitatori costretti a giri folli per raggiungere dal Tempio Voltiano la zona di Villa Olmo. Una città blindata dove passare qualche ora piacevolmente…

Fino a quando si dovrà sopportare tutto ciò?

 

 

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.