Teatro Sociale. "Terra matta"

 

"Terra matta": uno spettacolo sulla Prima Guerra Mondiale

Un monologo di un attore, con sedia e musica, riservato a un piccolo pubblico: questo lo spettacolo intimo e toccante che vi aspetta giovedì 4 febbraio alle ore 20.30 (con replica ore 22.00) nel sottopalco del Teatro Sociale. Un luogo scelto appositamente, che fa da scenografia a TERRA MATTA, lo spettacolo con Stefano Panzeri, messo in scena dal Teatro del Buratto.


TERRAMATTA è un libro di memorie/autobiografia, pubblicato da Einaudi nel 2007, scritto in un italiano inventato da Vincenzo Rabito, un ex bracciante siciliano, semianalfabeta ma di grande capacità narrativa. Rabito, nato nel 1899 a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, ha attraversato il secolo scorso, con le sue guerre, le sue ideologie, le vittorie e le sconfitte, le trasformazioni economiche e sociali, sempre in lotta per la sopravvivenza. La sua è la storia di un'irriducibile individualità ma, allo stesso tempo, è la storia di tanti "ultimi" che raramente hanno preso la parola. Rabito scrive della sua sfortunata e disgraziata vita, ma sicuramente non è un vinto: non ha niente a che fare con i personaggi dei Malavoglia, schiacciati dal loro destino. Ha raccontato la tragedia, la fatica, la fame, le malattie ma anche un' insopprimibile vitalità motivata dal piacere di vivere. Ha pensato e agito come tanti altri italiani, che però, normalmente, non lasciano traccia di sé.

Non ha alcun preciso riferimento rispetto a un astratto "dover essere" ma per questo non si può in alcun modo definirlo un amorale. Sfamare la famiglia, e cioè esaudire un bisogno indiscutibilmente prioritario, è stato l'imperativo morale interiorizzato da bambino. Sapersi "arrangiare", pratica appresa da soldato, diventa una preziosa competenza per non soccombere.

L'esplicitazione della "fede politica" e, in qualche modo, la coerenza dei comportamenti con essa è un lusso che egli pensa di non potersi permettere.

L'istruzione è assunta come il valore più alto: è "la scuola", non dunque una generica "fortuna" o il denaro accumulato, l'unica certezza su cui Rabito ritiene possibile fondare l'aspirazione alla mobilità sociale dei figli e della famiglia nel suo complesso. Fare di tutto perché i figli vadano scuola e possibilmente arrivino fino all'università è il "progetto morale", condiviso da tanta parte delle famiglie italiane del dopoguerra (con particolare enfasi in quelle meridionali), che orienta tutte le sue scelte. La laurea in ingegneria del figlio maggiore è il goal della sua vita.

 

Lo spettacolo

"Terra Matta", affascina chiunque abbia la pazienza di resistere allo shock del lessico e della grammatica strana, all'inizio quasi incomprensibile; coinvolge il lettore come un diario personale e al contempo come un grande documentario, restituendo la sensazione di vivere il "dietro le quinte " di avvenimenti che segnano con la loro importanza la nostra storia, ma che proprio per la loro grandezza, spesso vediamo come lontani, isolati in un tempo che non è più, che non ci appartiene. Vincenzo non solo ti cattura con la bellezza della sua storia, ma arriva a sfidarti con le sue parole e la sua "presenza", con una lingua a volte, almeno per un lombardo-veneto come me, che diventa gramelot, e con racconti straordinariamente avvincenti in cui si ride e ci si commuove; Vincenzo ti regala immagini vive e già teatrali sulla carta e ti mostra, con franca saggezza popolare , l'essenza dell'italiano, il suo rapporto con lo Stato e con il bene comune, quel misto di eroismo e menefreghismo che ci contraddistingue spesso ancora come popolo.
Narrare in prima persona la vita di Vincenzo e le sue avventure (un personaggio a metà tra un Don Chisciotte e uno Zanni) mi sembra interessante, oltre che come approfondimento didattico e come occasione per celebrare la ricorrenza dello scoppio del primo conflitto mondiale, anche perché i primi anni della vita di Vincenzo sono quelli più freschi, più esuberanti e perché dipingono una realtà che per certi versi non è lontana dalla nostra di oggi: penso alla silenziosa incombenza di un conflitto bellico internazionale, alla crisi, alla necessità sempre più impellente di trovare nuovi mezzi di sostentamento.

 

Info

Biglietti a 15€ + prev. Presso la biglietteria del teatro oppure www.teatrosocialecomo.it

Martedì e giovedì ore 10.00 – 14.00. Mercoledì e venerdì ore 16.00 – 20.00. Sabato ore 10.00 – 13.00 / 14.00 – 18.00

Tel. +39. 031.270170 – Fax +39. 031.271472

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La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.