Turismo: Como, Lario o Brianza?

 

 

NON VA MALE, MA POTREBBE ANDARE MEGLIO. CAMESASCA PROPONE DI UNIRE LE FORZE PER MIGLIORARE IL TURISMO IN VISTA DI EXPO

Andrea Camesasca, imprenditore alberghiero e ristoratore (da generazioni) e delegato dalla Giunta della Camera di Commercio di Como per il settore turistico, legge i dati pubblicati dall'Ufficio studi (su indicazione anche della Provincia di Como) e offre un percorso non convenzionale per un progetto turistico innovativo. La crisi non è forte, ma le strategie devono essere chiare e condivise da tutti.

La situazione del settore Accoglienza e Turismo non è negativa, ma problematica. I dati [vedi] dicono che il sistema non è malato; anzi ha molte possibilità. Qual'è la sua valutazione?
I dati, come tutti i bilanci, servono e stimolano valutazioni, senza dati non arriveremmo a nessuna previsione. E' molto importante perchè abbiamo sempre usato i dati per determinare delle azioni precise. E' questo il nostro modus operandi, il mio in particolare. I dati non sono negativi, ma neanche positivi. Una rassicurazione ci è fornita dalla grande quantità di piogge, soprattutto nel trimestre estivo che genera il 50 percento dell'occupazione totale. Questa è una limitazione. Vuol anche dire che ci sono altri tre trimestri che possono crescere.

Come può migliorare l'offerta?
Per prima cosa destagionalizzare. magari grazie a Expo; in secondo luogo capire che bisogna offrire di più al turista, soprattutto un'offerta non solamente incentrata sul lago.

Ma il Lario è l'attrazione universalmente riconosciuta.
Certo il lago è sempre stato il nostro biglietto da visita e non deve cambiare, però il lago di Como, un posto unico al mondo, non è solo il lago: ci sono le colline, le montagne, la cultura, il lavoro. La visione del nostro territorio deve essere molto più generale con il fine appunto di destagionalizzare e di riempire quelle aree che hanno ancora grandissimi margini di crescita.

Dunque allargare l'offerta geografica?
Nell'analisi per Expo ho fatto inserire due aree: la pianura Est e la pianura Ovest. La prima, che comprende l'area dell'Olgiatese, ci ha presentato dati importantissimi. Genera un'occupazione del 10 percento e rappresenta una risorsa grazie alla vicinanza con Expo; la seconda area è quella dell'artigianato erbese che è nei pressi di Monza Brianza con le grandi ville, zone già turistiche nel Settecento e Ottocento.

Non limitarsi a Como e al Lago?
Certo. E' possibile ampliare il territorio cercando di aumentare la permanenza media del turista, che attualmente si afferma attorno a 2,6 giorni contro i 3,2 nazionali. L'azione che propongo è di offrire di più al turista.

Qualche esempio?
Se vado a Sharm el Sheikh ho una scelta tra almeno sette escursioni possibili e che mi stimolano ad aumentare la permanenza. A Como invece non siamo abituati: perché ci preoccupiamo solamente di vendere la camera, non occupandoci della destinazione e dell'esperienza turistica.

È cambiato l'oggetto della vendita?
Non si vende più uno spazio turistico, ma una ragione per muoversi, il cosiddetto "turismo esperienziale". Più esperienze offro al mio turista, più possibilità ho di trattenerlo sul territorio.

Bisogna offrire il massimo in pochissimo tempo?
La fruizione dei luoghi e la mobilità compongono oggi il 50 percento del turismo. Si veda il caso di Ryanair, che ha permesso lo sviluppo della zona di Bergamo, non propriamente tipica zona turistica, ma vicina all'aeroporto di Orio al Serio. E' cresciuta nei numeri perché trasporti vuol dire turismo. Quindi sicuramente l'Alto Lago sotto questo aspetto non è avvantaggiato, al contrario dell'area brianzola.

Come ovviare alle distanze e alle difficoltà di trasporto?
Serve una nuova cultura, una nuova rete, un sistema di promozione e di accoglienza. Quest'area Briantea è attualmente al 5 percento; vedo enormi margini di crescita.

Como, Lario e altri laghi?
Ci sono anche i laghi minori (per portata d'acqua), ma comunque meravigliosi, come il Segrino, Pusiano, Alserio e Montorfano. Non bisogna vedere la nascita e lo sviluppo di queste nuove aree come un fattore competitivo, ma come nuove opportunità per il nostro territorio. Anche le Prealpi che circondano il Lario sono un punto di forza. Perché se non ci fossero il lago di Como non sarebbe quello che è.

Lavorare insieme ed evitare inutili competizioni.
La destinazione di oggi è l'Europa nel suo complesso. E' impensabile frammentare il territorio in micro destinazioni. Perciò il nostro programma per Expo è di presentare un intero sistema turistico, il più possibile unito ed eterogeneo, che possa offrire molto di più che il mero, seppur bellissimo, Lario.

I costi: il nostro territorio è considerato una meta di villeggiatura non economica; con eccellenze in ambito ricettivo. Per Expo: bisogna ridimensionare il sistema oppure adeguarsi ad un turismo di massa?
Il nostro brand è fortemente riferito al segmento luxury. I 5 stelle presentano un grado di occupazione del 80 percento nel terzo trimestre, ma se guardiamo l'offerta totale dei posti letto si può notare l'alto grado di differenziazione, tra campeggi, B&B e case vacanze, in cui è possibile offrire un soggiorno a qualsiasi prezzo.

Per abbassare lo standard?
No. Ma è necessario essere coerenti sulle singole offerte, perché è l'andamento globale dell'economia che lo impone.

Allora aumentare i servizi?
Certo. Penso all'inserimento del biglietto per visitare l'Esposizione nell'acquisto della camera. Penso ad attività più riferita ad un tour operator. Uno strappo alla regola (neanche troppo strappo) ci permetterebbe di far capire quanto è importante Expo per la valorizzazione del nostro territorio. Lario, Como, Paesi e Brianza insieme.