Libri. Milano Torino: Andata e Ritorno

 

Non era una sfida tra Milano e Torino, che resta la Capitale del Libro con il Salone del trentennale

Ci voleva una bella scossa ed è arrivata (involontariamente) dai fini strateghi milanesi di AIE e FieraMilano. Così il Salone del Libro di Torino ha ritrovato se stesso, dopo trent'anni di onorato servizio, al libro e alla lettura e anche alla cultura. La crisi – ricordiamolo - non era arrivata per mancanza d’idee, né di pubblico bensì per la difficoltà di districarsi nel melmoso stagno dell'editoria italiana sempre e troppo legata alla politica culturale, incerta e mai abbastanza sostenuta dallo Stato.

Lo scontro era dunque di potere e puntava alla distanza e alla diversità tra Torino e Milano: una strategia anacronistica e davvero una scemenza che ha messo in difficoltà gli ideatori della scissione.
Libro, lettura, lettori, sono in crisi. L'editoria è in difficoltà. Allargare gli orizzonti senza farsi concorrenza sarebbe stato auspicabile e invece la creazione di un doppione a Milano (Tempo di Libri, in aprile, neanche 60mila visitatori, pochissime le vendite) ha confuso il pubblico e dirottato malamente gli investitori. Successo zero.

Torino e il Piemonte hanno reagito ricreando il bel clima delle origini con feste e gioia e ingressi a numeri impensabili e vedere code per seguire uno scrittore è una bella esperienza.
La formula è cambiata di poco perché oramai è accertato che esiste il libro, ma vive anche lo scrittore che talvolta è persino più noto e ascoltato del libro stesso. È ciò che lo spettatore-lettore vuole. Al Salone e alle Fiere è così da tempo e le centinaia di presentazioni e l'affollamento degli spazi d’incontro dimostrano che non vi è altro modo per far conoscere e promuovere la lettura.

C'è una sorta di ritorno all'antico quando salotti, stalle e osterie erano i luoghi del racconto orale. Ora tocca ai saloni e alle fiere. Così vivono la situazione gli adulti gran lettori, insegnanti strapensionate, autori in erba e anche incanutiti, editor, manager editoriali super incravattati e persino i piccoli ospiti bambini delle scuole intruppati, ma non intrappolati. Allegri e disciplinati e sempre tanto curiosi. Divertitissimi. Domandano solo se richiesti di un parere: corretti e ben educati. Uno – appunto - chiede al celebre autore che mai manca una comparsata in tv: “Lei perché scrive?” Un lampo passa di traverso alla star della penna e lo si coglie finalmente in imbarazzo. Già, perché?