Cultura. Senza librerie: libri al rogo

Tempi duri per le librerie e i lettori. Chiudere è un po' bruciare

Chiudono (hanno chiuso!) i cinema; fuggono i negozi e spariscono le librerie. Resistono le farmacie, ma perché hanno biscotti e forse anche pane, dietetico s'intende. Chiudi chiudi che cosa resterà? Cenere.
Le librerie - si dice - sono l’ultimo baluardo di retroguardia di una cultura generale in fase di spappolamento. Nel frattempo essendo giunti alla fine dell'era in volgare siamo ridotti a sentire e scrivere in modo qualsiasi: senza lessico, né dizionario, né struttura linguistica; così a caso.

Non rimpiango certo carta, penna e calamaio e preferisco usare tutti gli strumenti elettronici offerti  da Satana (sto scrivendo da un cellulare tanto per dire), ma credo si possa ancora fare meglio; anzi bene.
Nel frattempo: mezzo migliaio di docenti universitari scrive [leggere qui] al ministro competente per denunciare - diciamolo pure – l’ignoranza di molti studenti in procinto di laurea. In verità, quelle che – talvolta - mi capitano tra le mani confermano l'imbarazzo dei docenti, ma non escludono la domanda: perché accettare quei testi valutati tanto orrendi?

Capisco che scrivere dieci righe sia più impegnativo che tagliare una busta di quattro salti in padella e far finta d’aver cucinato, ma una tesi di laurea potrebbe essere  rimandata a tempo indeterminato finché la forma non trovi adeguato rapporto con il contenuto (sempre che ve ne sia).

Scrivere è dunque difficile anche per coloro che - alla sera - devono infilare i pollici nel ghiaccio per lenire il rossore e il dolore di una giornata spesa a pigiare sulla tastiera virtuale. Son quelli che scrivono buongiorno e buonasera e finisce lì. Ma perché i professori non li tartassano in culla? Eppure ci son momenti (alle elementari e alle medie e anche in qualche lontana beata isola delle superiori) dove gli insegnanti si prodigano fino allo spasmo per ottenere buoni risultati.

Poi tutto si perde? Si scrive male perché si legge poco e quel poco è pure sciatto.
Così il circolo viziosissimo si sta chiudendo e, leggendo pochissimo, non si è dato modo alle librerie di proseguire nella meritoria opera di diffusione della cultura, di proselitismo, di buoni consigli. Cosi tante librerie chiudono stanche di tirare a fatica la fine del mese e di vedere sempre meno giovani superare la soglia della minima sapienza.

Leggere è vedere altrove; ascoltare gli altri, confrontarsi, imparare, scoprire, fantasticare, viaggiare… nel tempo e nello spazio. Per questo i libri sono un buon veicolo purtroppo poco usato e ancor meno considerato. Volentieri bruciato.
Non è questa una difesa del mezzo (libro, librerie, librai…) ma del contenuto. Dentro quelle pagine (anche in forma elettronica) ci sta sempre un poco della sapienza del mondo. Non conoscerla è un suicidio culturale.